Barilla – Guarda tu stesso

0

Vi racconto una esperienza carinissima che ho avuto la fortuna di fare ai primi del mese di Luglio.
Sono stata invitata da Barilla a vedere con i miei occhi come veniva svolto il ciclo produttivo dei sughi pronti.
Partita con le mie solite mene da casalinga “cuoci-tutto-con-le-tue-manine”, già a metà percorso ho avuto modo di ricredermi su qualità, materie prime, processi produttivi, controlli ed igiene.
Mai avrei pensato di vedere tanta cura, tanti controlli e tanta attenzione per un singolo prodotto.
Da quel giorno, ovviamente, ho incrementato in maniera esponenziale il consumo dei sughi Barilla, e vi confesso che mi son pentita di non averlo fatto prima ;)

Qui potete vedere dei video della giornata, meravigliosa, che Barilla ci ha dato modo di vivere. (NdR, sì, quella sono io, N kg fa, con meno capelli e molto più peso. Al mio fianco, la blogger mini, è la mia nemesi, Chiara <3 )

A volte ritornano

6

Ma tipo che se ricominciassi a scrivere e riversare un fiume di pensieri qui, cosa ne pensate?

Awareness

4

Oggi è la giornata mondiale dell’autismo. Si sensibilizzano le persone sul problema.
Mi domando a parte i post sui blog, le fontanelle colorate, e il pietismo letto qua e là, cosa venga fatto di concreto a favore della ricerca, delle strutture che accolgono le persone affette da questa malattia ancora inspiegabile e a favore delle famiglie.
Mi fa tanto piacere che BISOGNA SPIEGARE alle persone di trattare questi bambini come normali, che hanno sentimenti, che vivono le stesse emozioni spesso amplificate, ma fatemi capire, se non ve lo dicevano gli sputavate in faccia perchè erano diversi?
Potrò sbagliarmi, non sono onniscente, ma non vedo raccolte fondi, sms a pagamento, non ho visto nulla. Se non, come sempre, tante belle sterili parole.
My two cents.

No pain no gain

4

Mi avevano detto che con il passare del tempo sarebbe pesato di meno.
Col cazzo.
Oggi poi era come un macigno sul cuore, insopportabile, vederlo che si girava a sorridermi mentre andava via.
Un bambino che stava in un mondo suo per la gran parte del tempo, ora è il mio miglior aiuto in cucina, il mio dispensatore di coccole se mi metto sul divano con il viso corrucciato, l’uomo volante che ti si tuffa in mezzo al lettone alle tre di notte.
Non ero abituata a tanto coinvolgimento, a tanta condivisione. E farla finire, per essere lì entro le 18 che poi lui si prepara per la cena con i compagni, mi pesa sempre di più.
Lo vorrei per qualche giorno, portarlo in giro, fargli vedere posti e cose che ora vedrebbe sicuramente con un ottica diversa. Ma non posso, una notte a settimana, divisa tra me ed il padre, vuole dire 24 ore ogni 15 giorni.
Ma mi bastano, per vedere la quantità di progressi che il suo percorso sta portando, le piccole cose che agli occhi di un genitore di bambino speciale sono come il 10+ preso a scuola dei nostri tempi. Mi basta sapere che il percorso che sta facendo è quello giusto, che lo fa con piacere, sorridendo anche quando ci salutiamo perchè sa che tanto poi dopo un po’ di giorni torno.
Ma non basta per non scoppiare a piangere appena entro in macchina, per restare una giornata col magone perchè guardo nello specchio negli 80km del ritorno e non vedo più il suo sorriso ed i suoi occhi che cercano i miei.
Soffro, soffro e soffro. Sempre di più. E se davvero tutto questo porterà ad una vita migliore per tutti, beh, figlio mio, si salvi chi può che arriviamo, insieme e sempre.

Good luck Sofia

0

Chi in questi giorni non ha sentito parlare della storia della piccola Sofia? Delle cure non permesse con le cellule staminali, dei rigurgiti d’odio dei media, della disperazione dei genitori che vedevano i primi piccoli miglioramenti… Sono tornata indietro nel tempo. Mi è tornata chiara in mente la faccia del primario di Neuropsichiatria Infantile, che a dicembre del 2011 mi disse: “Suo figlio è troppo vecchio, inutile curarlo, l’asl non si farà carico di alcuna terapia” (Alex non aveva ancora compiuto otto anni) E dopo nove mesi mio figlio le terapie ha cominciato a farle, residente in un istituto privato specializzato nella cura del suo disturbo, a carico mio e del padre, seguito e curato 24 ore al giorno. E migliora. In barba ai pronostici.
E ho pensato a quei genitori. E a cosa avrei fatto io.
Ora vi potrei raccontare delle notti insonni, prima di capire che cosa davvero potessi fare di utile per la vita di mio figlio, a cercare articoli, testimonianze.
E mi sono imbattuta in una marea di ciarlatani. Dall’otorino che predica diete senza glutine, chelazioni e terapie invasive a base di metalli e altri prodotti. Ho letto, con la disperazione del genitore che vuole garantire un livello accettabile di vita al figlio, e questo succedeva in quello che io chiamo “periodo nero”, quello in cui Alexander stava peggio.
Eppure, eppure, no. Son riuscita a restare lucida a sufficienza da voler trovare altro.
La terapia farmacologica si è rivelata necessaria, ma non quella off label e senza esami proposta dal primo istituto da dove siam scappati a gambe levate col bambino sotto braccio, ma dopo esami, day hospital e valutazioni approfondite. Una terapia con effetti collaterali quasi inesistenti, a parte un aumento di peso ormai completamente rientrato.
Si, è vero. I genitori di Sofia vedono la loro bambina morire. Non so quanto doloroso possa essere, ma non fatico ad immaginarlo.
Io vorrei solo vedere il mio tornare in vita, ed essere autonomo. Mi hanno detto, dove risiede ora, che non si sbilanciano mai, ma son certi che con un metodo ancora da definire (verbale, scritto, augmentativo, via dispositivi elettronici) comunicherà. Perchè le potenzialità sono tante. E questo mi da la forza di tirare avanti, di passare ogni sera davanti alla sua camera da letto e non aprire la porta per vedere il lettino vuoto e la tv spenta, per vederlo una sera ogni due settimane, per non poterlo viziare, coccolare, abbracciare.
Sacrifici. Fatti dopo tante tante valutazioni, pensieri, alternative vagliate. Non lo avrebbero nemmeno preso in considerazione di curarlo nemmeno con terapie comportamentali, dandolo per spacciato a nemmeno otto anni.
Ma le staminali? Io gli avrei fatto fare una cura senza alcuna validità medica? In centri dichiarati dai Nas non idonei e rischiosi a livello sanitario? Una cura in cui su 5 bambini trattati non vi era alcun miglioramento. Vi lascio dei link che mi ha passato un amico saggio e del settore. Poi ognuno tragga le sue conclusioni.

http://medbunker.blogspot.it/2013/03/cure-con-staminali-litalia-dei-pifferai.html

http://faldone.files.wordpress.com/2012/08/ordinanza_agenzia-farmaco-stamina.pdf

http://www.corriere.it/salute/13_marzo_15/metodo-stamina-scienziati_878ad87e-8d57-11e2-b59a-581964267a93.shtml

https://www.facebook.com/notes/pro-test-italia/il-metodo-vannoni-e-le-staminali-mesenchimali-cosa-dice-il-metodo-scientifico/306034186190734

Io posso solo dire ai genitori di Sofia che gli sono vicina, che tutti noi che soffriamo per i figli abbiamo qualcosa in comune, ma è importante che non perdano la lucidità, per il bene della loro figlia. E auguro alla piccola un avvenire roseo. Go Sofia. :*

Nine on nine

2

Amore,  auguri… Nove anni passati e una vita felice da vivere. Ce la farai,  con le tue sole forze,  anche se mamma è lontana fisicamente ma ti è sempre più vicina,  con la dura scelta che sta portando tutti ad un percorso in discesa.  Auguri Alexander,  all my life. Un giorno rideremo di tutto quello che abbiamo passato,  te lo giuro.

Life

5

Ci son cose che ti lasciano senza fiato seppur le aspettavi da mesi.

Altre che capitano e ti lasciano lì intontita e incredula.

E devi pensare, pensare, pensare. Perchè ormai soffrire non ha senso, la vita prende le curve delle strade che decidi di percorrere. Si arriva, si parte, a volte si torna. A volte no.

Due persone che conosco sono in fin di vita. E penso a chi gli è vicino, a come sta, perchè lo so benissimo come si sta. Me lo ricordo sin troppo bene.

Guardo i miei gatti, li vedo giocare, saltare, venire a cercare una carezza, e mi domando perchè non possa essere così per tutti. Poter avere un po’ di leggerezza, una carezza, un attimo di gioco. Perchè è maledettamente bello. Invece noi umani siamo avvolti da sensi di colpa che nemmeno dovremmo avere, perchè siamo senzienti, in fondo sappiamo che la strada è quella giusta. Fa male. Ma è quella giusta. Alla fine non lo sai cosa troverai, ma chi di noi può saperlo? Mi ci è voluto un po’, ho dovuto guardarmi dentro, parlarmi, capire perchè stavo male, poi alla fine ci sono arrivata.

Non importa quanta fatica mi costerà quella salita, e tutte le altre che vorrò fare. Sono stanca di stare ferma. Sembra impossibile ma ho ancora più voglia di star bene e far star bene le persone a cui tengo di quanta ne abbia mai avuta. Quindi… io inizio un nuovo capitolo. La fine non la scriverò io, sarà solo in parte mia. Si scriverà da sola. Vado avanti. Ci riprovo a vivere. E’ bello.

Zoo

3

Oggi parlo di chi, figli a parte, mi da tanto amore da averne in abbondanza.

Eric

Arrivato a ottobre dello scorso anno e appoggiatosi alla rete del nostro giardino per tre giorni, ormai è il nostro rompiscatole preferito, oltre che il gioco preferito dai miei gatti :D

 

 

 

 

 

 

 

 

 

WITCH

12 Anni compiuti il 25 Febbraio, con me da quando aveva sei mesi, salvata dalla soppressione, ormai il mio alter ego, è diventata uguale alla sua padrona, una stracciamaroni :D

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SALEM

E’ arrivato da Gattolandia ad agosto del 2011, un gatto di cui veramente hai di che stupirti ogni giorno, riesce a dare un amore che a volte pare infinito. E’ il “maschio Alfa” della colonia di casa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LILITH

Questa piccola peste è nata ad Agosto dello scorso anno presso la colonia del castello del mio Paesello. Un giorno, parcheggiando l’auto lì in zona, sentii un flebile miagolio venire dall’auto accanto. Era lei nel cofano, ora è la figlia adottiva di Salem ed è al riparo dalle auto :)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

VLAD

Anche Vlad arriva da Gattolandia, inizialmente era un micio spaventatissimo e arrabbiatissimo col mondo. Ora, dopo un paio di mesi, è un cosino adorabile, sempre con questa linguina di fuori, che ti riempie di coccole e fusa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MORGANA

Ultima arrivata, solo da sette giorni, anche lei merito delle ragazze di Gattolandia. Salvata alla soppressione perchè la padrona era morta e nessuno ne voleva sapere, vista la veneranda età (!!) di quindici anni, è ora l’ultima adorata vecchietta della colonia. Più che una micia è una cozza, sempre in braccio. Io la adoro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ragazzi, io vi do un consiglio spassionato. Non comprate cani o gatti, ce ne sono centinaia che vi aspettano nei gattili o nei canili, e solo chi ne ha uno può testimoniarvi la loro riconoscenza per aver donato loro una famiglia. Se avete bisogno di contatti, mandatemi una mail, ho un sacco di amiche che fanno parte di associazioni, e troverete il peloso che cercate a costo zero facendo oltretutto un enorme atto d’amore :*

22/2

4

E come tutti gli anni puntuale, mi sveglio il 22 Febbraio col vuoto dentro.

Non che gli altri giorni non ci sia, è che oggi è sempre un po’ più forte. Stamattina ho allungato la strada, per tornare a casa dopo aver portato i bambini a scuola, ho scalato la marcia, ho sentito urlare il motore, e ho urlato anch’io, perchè l’unica persona a cui non ho potuto chiedere scusa come avrei voluto, è stata proprio quella a cui non lo potrò mai fare più.

Chiedere scusa non serve a niente però, sai. Ti mette in pace con te stesso, ma non serve a niente. Finchè ti perdoni da solo, soprattutto perchè la maggior parte delle volte quelle che tu percepisci come colpe da espiare son solo il tuo personale modo di sopravvivere. Io non ho niente da farmi perdonare. Da nessuno. Perchè il perdono lo chiedi quando fai del male, e io per ora ne subisco solo.

Aspetto il momento in cui ti ritroverò, da qualche parte, lo sai che non credo in nulla se non nelle nostre anime, e potremo finalmente parlare. Che son nove anni che ti parlo, e parlo da sola come facevo gli ultimi mesi in cui mi guardavi con occhi accusatori. Io non ho colpe. Se non di voler troppo bene, di provare sentimenti troppo forti, e questa non è una colpa. Però non aver fretta di chiarire, io di qua ho ancora molto da fare. Solo continua ad ascoltarmi, che non lo hai più fatto. E io continuerò a parlarti, a piangere, a soffrire. Perchè è da quando sei mancato tu che ho capito cosa voler dire essere soli in mezzo a tutta la gente. Soli. Senza possibilità alcuna.

Ti voglio bene papà.

Febbraio

1

C’è il tempo che passa, e deve passare. Attese che preludono cose belle, altre devastanti. Pensieri scuri, ricorrenti, misti a sorrisi.

Ogni tanto si deve fare i conti con gli altri, e realizzare a quanto poco siano valsi i nostri sforzi, se le cose vanno come vanno.

Perchè la vita ce la creiamo noi, ma non è possibile ipotecare il futuro. Le cose non sono mai come sembrano, a volte c’è il modo di dirselo, altre no.

Per mille motivi, chi non ti vuol sentire, chi se ne va, talvolta per sempre. E ti rimane quel senso di incompiuto, che pervade, e che fai una fatica immane a mandarlo via, tanto poi ritorna.

Una persona a cui voglio molto bene mi ha detto che devo imparare a perdonare me stessa, non perchè sia difficile, ma perchè ho il perdono di chi mi ha ascoltato, e non ho fatto nulla a chi non ho potuto chiedere scusa.

Ma è febbraio. Febbraio. Lo odio Febbraio. E’ un mese duale, ogni tanto cambia, dura di più. Un mese fatto di perdite, un mese fatto di nascite, un mese.

Sì, forse dovrei cominciare a viverlo solo come un mese. Forse ho già cominciato. Comunque ho intenzione di farlo. Lo devo fare per chi mi vuole bene, e, stavolta, soprattutto per me.

8

12

Ciao Alex, come sempre ti scrivo qui, pensando che un giorno forse tu leggerai e ti farai un’idea più precisa di quanto è cocciuta tua mamma.

Abbiamo passato un periodo difficile. Ricoveri, terapie, pianti. Ma oggi abbiamo tutti di nuovo il sorriso: tu, io, tua sorella, tuo padre.

Sei come un bambino nuovo, stai apprezzando la gioia di vivere sereno, e se proprio dovessi fermare il tempo in un istante lo farei ora, dalla paura che ho che questo stato di grazia finisca.

Tu non sei mai stato IL problema, Alexander, il vero tarlo della tua vita sono sempre state le persone che ti sono gravitate attorno. E mai come oggi mi sento intitolata a dirlo.

Ti chiederai cosa ti ho regalato, oggi, vero? L’ennesima battaglia, l’ennesimo scontro, l’ennesimo urlo di protesta che tua madre fa al posto tuo, e continuerà a fare sinchè tu non sarai pronto a comunicare con gli altri. Finirà il periodo in cui ti vessano o ti sottovalutano, perchè tu ce la stai facendo a venirne fuori, hai voglia di dire, e con tutto quello che stiamo facendo insieme sono certa che presto arriveremo ad ottimi risultati.

Finchè quel momento non sarà arrivato, però, io ti regalo un sacco di voce, un amplificatore tutto tuo. Che te lo meriti, e ne hai il sacrosanto diritto. Nessuno deve farti del male, nessuno deve ostacolare gli sforzi che stai facendo. Altrimenti dovrà fare i conti con la furia di una madre che continua a lottare con tutte le sue forze. E vince.

Auguri amore mio, hai otto anni oggi. E il bello deve ancora venire.

Mamma

Sembra ieri

7

Erano quattro anni fa, quando a quest’ora entravo in sala parto.

Sei nata alle 6.45, dopo che quella screanzata di tua madre si è addormentata russando, esattamente come tuo padre sullo sgabellino fornito dalle ostetriche. Io che sognavo litri e litri di epidurale, ebbra di quella che avevo già in vena, non vedevo l’ora di tenerti tra le braccia.

E da quel momento sei stata il mio tesoro. Perchè non lo so come hai fatto a crescere così bella e brava, ma soprattutto buona, con quello a cui la vita ti ha messo davanti sin dal tuo primo giorno. Hai dato gioia a me, e continui a darne sempre di più. Curi tuo fratello e lo segui con un amore incredibile. E quando sorridi illumini tutta la casa, mi fai passare i cattivi pensieri e mi contagi col tuo buonumore. Perchè, anche se ti chiamo scherzosamente principessa, a te donerei il mondo se potessi, perchè sei la figlia che tutti vorrebbero avere, e sei l’unica a darmi la forza per sistemare sempre tutto.

Ti auguro di avere la mia stessa fortuna, Chiara, di avere una figlia come te. Auguri tesoro mio.

Le rane dalla bocca larga.

8

Scuola, ore 12.30.

“Scusa, sei tu la mamma di Alexander?”

“Si, certo, perchè?”

“Ma lui al mercoledì esce sempre alle 12?”

“Si, dobbiamo andare a Pavia a fare terapia riabilitativa e comunque non fa i pomeriggi…”

“Ah, allora fa terapia…”

Ve la faccio breve. Mercoledì 26 ottobre alle 18.10, durante una riunione dei genitori a scuola, il figlio di questa ragazza è stato massacrato di botte, hanno dovuto chiamare l’ambulanza e dargli dei punti. Lui con trauma cranico e shock non ricorda nulla, nessuno ha visto niente, ma le illazioni di un gruppo di merde che identificherò hanno detto che era colpa di mio figlio.

Il capro espiatorio, l’unico che non si può difendere. Perchè eravamo fuori dall’orario scolastico, la direzione dice di non poter fare nulla… ma io si, e domani non la passano impuniti. Che dare la colpa a un’altra persona dei propri misfatti è già da merde, fare illazioni sulle sue terapie individuali è da stronzi, e non si devono nemmeno permettere. Dire che sono furente è poco. Questa è la scuola pubblica, questi sono i genitori delle generazioni future.

Standard

3

Una delle cose che più mi infastidisce al mondo è la standardizzazione, la catalogazione, il fare di tutta l’erba un fascio.

Ci sono parametri oggettivamente incontrovertibili, quelli ad esempio dei valori ematici, troppo alto, troppo basso, se è un livello delle piastrine lo posso capire. Per tutto ciò che riguarda la psiche però forse andrebbe fatto un passo indietro, lasciata la matematica applicata, le formule, i test a risposta multipla, e guardato l’individuo con una maggiore profondità e voglia di capire.

A tre anni e qualche mese, Alexander era sotto OGNI aspetto catalogato come bambino autistico. Pensate a quello che ho potuto provare io, la stessa ragazzina idiota che guardava con compassione Rain Man, a sentirmi dare un verdetto finale così. Poi con gli anni, beh, è successo di tutto, e lui, a un tratto, non lo era più.

Cos’ha? Non lo so, non lo sanno, non è dato saperlo. Questo perchè ci sono delle scale di valutazione, dei test, non esistono metodi oggettivi REALI per sapere nulla.

Ma veniamo ad altro. Avete figli? Se ne avete, ve lo dico dal profondo del cuore, vi auguro stiano bene. Si, perchè altrimenti comincerà per voi un calvario che, se non avrete la forza di buttar fuori tutta la merda che avrete dentro, non lo passerete indenni. Io ho avuto la fortuna incredibile di essere una persona con la faccia peggio del posteriore, e di aver messo tutto qui, in piazza, su queste pagine, per esorcizzare, per confrontarmi, per parlare e per tirar fuori il fiele. Altrimenti mi sarei dovuta fidare, sedendomi, dei professionisti.

“Alexander è refrattario ai cambiamenti, ha bisogno di routine, deve sempre avere un percorso quotidiano da fare” e a me subito viene spontaneo “ma che due coglioni, tutti i giorni le stesse cose…”. Perchè? Perchè per la maggior parte degli autistici questo è lo standard. Ma la maggior parte non vuole dire TUTTI. Lui ad esempio si annoia con una facilità estrema, ed essendo di natura curioso come un gatto, vuole vedere cose, girare posti, provare esperienze diverse. Ma ciò, per la vecchia NPI, non andava bene, quindi ti prendi carico dei rischi e lo fai di tua spontanea volontà. E il bambino sta bene.

“Ho sentito a un convegno che per parlare agli autistici non bisogna guardarli negli occhi” e io penso “si, di solito anch’io gli fisso il piloro quando gli parlo”. E hai partecipato a un convegno per immagazzinare una tale stronzata? Ma soprattutto hanno fatto fare un convegno a uno che dice tali cazzate? Gli autistici hanno un contatto oculare pressochè inesistente, sfuggente. Alexander ti fissa, ti cerca, si esprime molto bene con la mimica facciale, immagino gli faccia piacere la maestra gli parli guardando la sua compagna di classe…

“Questo metodo è il MIGLIORE per facilitare la comunicazione, vedrete che…” e poi a casa lui prende le icone della comunicazione augmentativa, mi fissa negli occhi, e con lo sguardo carico di odio le rompe in mille pezzi. Magari perchè vorrebbe parlare anzichè indicare un disegnino che pure io fatico a capire? Forse perchè ha bisogno d’altro e nemmeno lui sa dirmi come? O più semplicemente perchè non gli piace, non lo capisce, cazzo, ma un po’ di versatilità nei metodi no?

Questa è la pecca di chi segue i malati neuropsichiatrici. Sono pochissimi davvero, non potete immaginare, i terapeuti, i medici, gli assistenti, gli educatori che siano volti a capire l’individuo piuttosto che applicare i metodi imparati a memoria nella carriera scolastica. Io da mio figlio imparo ogni giorno. Mi mangio il fegato a litigarci, non potete capire quanto, perchè miseria non è semplice trovare un linguaggio comune per poter dialogare, e non ci sono vocabolari di Alexandrese-Italiano, li stiamo creando noi, ora dopo ora.

Quello di cui non smetterò mai di ringraziare il mio piccolo disastro di ometto è di avermi insegnato ad ascoltare, a valutare, a riflettere, ad osservare. Non ero così “profonda” prima che arrivasse lui, in questi anni sono molto cambiata. Mi ha insegnato a non arrendermi alle apparenze, a cercare i motivi, i punti di incontro di due rette apparentemente destinate a non incontrarsi mai. A mettermi in gioco, a costruire un metodo dissacrante e funzionale, a non arrendermi a una definizione, a uno standard, a un bollo del cazzo appiccicato da chi non aveva voglia di far fatica e ha fatto prima a dirci “seguite i punti da uno a dieci e mettetevi l’anima in pace”. Si, perchè la fatica è quella che mi ammazza. Avessi una giornata di 80 ore di cose ne farei molte di più, fossi Wonder Woman anche. In ogni caso non mi fermo. E ora sto andando avanti, senza falsa modestia, anche molto bene. E la cosa più bella è che ora andiamo avanti insieme.

Giù le mani da(l cuore di) mio figlio

10

Pensavo che dopo lo scorso anno non si potesse peggiorare, pensavo che dopo le parole dette e verbalizzate dal nostro avvocato durante l’ultimo incontro con quella che purtroppo è ancora la nostra attuale Direttrice Scolastica, almeno qualche promessa venisse mantenuta “Faremo di tutto perchè E. ci sia ancora il prossimo anno per Alex, daremo il nostro meglio per…”

Per?

Settimana 1 (12/16 Settembre)

Siamo ancora in attesa di sapere se la Dott.ssa E., sostegno dello scorso anno, è stata riconfermata in graduatoria come richiesto dalla scuola.

Ci sono state assegnate venti ore di ASSISTENZA ALLA PERSONA da parte del Comune. Per chi non lo sapesse un assistente alla persona è un collaboratore ausiliario, NON UN INSEGNANTE che si occupa di (cito normativa CCNL) “ausilio materiale agli alunni portatori di handicap nell’accesso dalle aree esterne alle strutture scolastiche e nell’uscita da esse. In relazione alle esigenze emergenti nel sistema formativo, con riguardo anche ali’integrazione di alunni portatori di handicap e alla prevenzione della dispersione scolastica, partecipa a specifiche iniziative di formazione e di aggiornamento. Vanno comunque garantite, anche attraverso particolari forme di organizzazione del lavoro e l’impiego di funzioni aggiuntive o l’erogazione di specifici. compensi, le attività di ausilio materiale agli alunni portatori di handicap per esigenze di particolare disagio e per le attività di cura alla persona ed ausilio materiale ai bambini e alle bambine della scuola materna nell’uso dei servizi igienici e nella cura dell’igiene personale”. Nel nostro caso è stata riassegnata B., come lo scorso anno, ex educatrice della scuola materna, che per alcuni mesi si è documentata e confrontata con la precedente insegnante di sostegno E., bravissima psicologa, per come interagire al meglio con mio figlio facendolo riuscire a raggiungere determinati traguardi.

Sino al mercoledì 14 nessun sostegno. Giovedì 15 e venerdì 16 si presenta M., ragazza solare e volenterosa, già pratica di disabilità, con cui, in soli due giorni, Alexander instaura un bellissimo rapporto e comincia a concederle la sua fiducia. Venerdì ci salutiamo con “Spero davvero di essere assegnata a lui, lavoriamo davvero bene insieme, vado ora a Pavia a consultare le graduatorie”. Ovviamente è stata destinata altrove e non l’ho più vista. Caso mai mi leggesse, la ringrazio per quegli unici due giorni di calma.

 

Settimana 2 (19 Settembre – oggi)

Lunedì. Vedo l’assistente alla persona all’ingresso a scuola “Oggi arriva la nuova insegnante di sostegno, speriamo bene, incrociamo le dita”. Alexander come ogni mattina le prende la mano sorridendo e se ne va felice.

Alle 12.30 vado a prenderlo. Si presenta I. Tralascio le mie considerazioni personali, le ho già fatte altrove. Vado al dunque. I non ha mai lavorato con disabili e non ce la fa a stare con bambini come lui. Richiede la compresenza dell’assistente alla persona, non sa da che parte cominciare. Starà con lui sino al 28 ottobre, poi non si sa. Una mamma di fianco a me vede mio figlio uscire dalla scuola e mi dice, ironica “Che faccia ha? Gli è morto il gatto o l’hanno condannato a morte?” Escono gli altri bambini e.. oh, toh… il suo sostegno dello scorso anno… ma come, non era in graduatoria per il sostegno? Eh, già, peccato ora faccia SUPPLENZA A UNA PRIMA CHE HA LA MAESTRA IN MATERNITA’ (ricordate le parole della DS? Faremo l’impossibile per mantenere lei in caso di nomina…). Alexander la vede con la coda dell’occhio, mi tira verso di lei e io gli sussurro “Amore, ora E. ha un’altra classe… non puoi andare da lei…” Alexander sale in macchina e scoppia a piangere. A dirotto. Per minuti interminabili.

I giorni passano. L’assistente alla persona è sempre più disperata. “Non ho più parole, non posso parlare…” “Eh, B…. oggi parlerò io” le dico. E una maestra a fianco “Signora, lo faccia in fretta, stanno rovinando sia gli alunni che hanno difficoltà che tutte le classi a loro collegate”. Vi dico solo che fatico a capire quando questa nuova insegnante mi parla. Immagino mio figlio che ha problemi di linguaggio e comunicazione… “Barbara, oggi è stato uno strazio” mi dice l’assistente alla persona “lasciarlo andare in classe con lei. Piangeva a dirotto e mi si attaccava ai vestiti, è persino scappato fuori con lo zaino”

E mentre me lo dice, vedo uscire anche la prima con il suo sostegno che fa supplenza, che incrocia il mio sguardo con uno triste che non ho parole per descrivere.

Ora. Io non posso lavorare. I miei orari utili sono dalle 9.15 alle 12.15 e dalle 23 alle 2 di notte. Quindi lavoro da casa, prendo una miseria tolti iva e tasse, e non arrivo nemmeno a fine mese. Quello che ho lo spendo tutto in spesa, bollette e terapie riabilitative per mio figlio. Forse se mia madre mi aiuta, riuscirò a far fare qualcosa anche a Chiara, che vorrebbe andare a ginnastica con le compagne, ma ancora non lo so. Una cosa è certa. Ho messo la casa in vendita, se necessario la ipotecherò anche, ma io da questa cosa ci devo uscire, perchè, cara Direttrice Scolastica, in un anno di turnover di decine di insegnanti, sei riuscita a dirmi che sono un cattivo genitore perchè non ho messo mio figlio in una scuola speciale, avendo seguito le direttive di uno psicologo sicuramente inferiore a te in preparazione, e soprattutto a farlo diventare insicuro, arrabbiato col mondo e triste. Perchè viene trattato come un paria, relegato in una classe individuale, perchè è comodo dire che “gli serve quello”. No, va integrato. Alexander adora stare in mezzo alla gente, lo sai che per farlo divertire andiamo insieme a far la spesa, o cuciniamo, o creiamo gioiellini per amici e per beneficienza? Alexander sa essere uno stronzo di prima categoria, ma lo fa in una sola situazione: quando viene trattato male, demotivato, ridicolizzato, sminuito, lasciato in un angolo.

Non li abbiamo i soldi per il ricorso al Tar, non li abbiamo. Ma troverò chi mi aiuta, ho dei buoni amici, sono in contatto con associazioni, io questa non te la faccio passare liscia.

A mio figlio basterebbe qualche ora con una maestra competente, e invece voi avete tolto a lui e a noi la fiducia in un organo statale con ottime possibilità di funzionamento come la scuola pubblica. E non venirmi a dire dei tagli. La maestra è lì. Solo assegnata altrove. Altro che continuità didattica. La tua ennesima promessa da marinaia. Ecco, marinaia, ora son quasi certa che, adesso, ti farò affondare io.

Se mio figlio fosse un’auto

9

Eccolo. Lo pensavo ieri notte, mentre si stringeva a me forte forte nel lettino per addormentarsi. Alexander è una splendida fuoriserie, nera, lucente, irresistibile, veloce, performante, che non posso targare.

No, niente da fare, la motorizzazione non me la omologa. E’ che.. diamine, c’è qualcosa che non va nel suo impianto elettrico. Perchè sulla carta andarci in giro sarebbe fantastico, praticamente un sogno. Lui è perfetto, non ci sono obiezioni, e non è un parere soggettivo o di parte il mio. Purtroppo capita che funzioni solo l’accensione del motore. Poi inserisci l’indicatore di direzione e suona il clacson. Accendi la radio e si ingrana la prima. Metti la retromarcia e suona l’antifurto. E nessuno sa come possa succedere! E’ stato tre anni in un’officina rinomatissima, ma invece di uscire riparato, era ancora più malconcio, pieno di bozzi ed impolverato, persino mi avevano proposto di mettergli il gasolio al posto della benzina, cioè, vi rendete conto?

Allora me lo sono portato in garage, l’ho lucidato, amorevole, tutti i giorni, tutto il giorno, ed ogni tanto, imparando quali bizzarrie comandava la sua centralina elettronica HHT, riuscivo anche a fare il giro dell’isolato. Però poi le cose sono ricominciate a peggiorare, e nelle officine non c’era mai posto, o non erano abbastanza preparate. L’ultima poi, me lo teneva lì su un ponte, da solo, sollevato, con le ruote a penzoloni. A volte si scaricava talmente la batteria che non si accendeva nemmeno più e poi al ritiro erano tutti problemi miei ritrainarlo in box. E ci deve per forza andare tutti i giorni, fa parte delle procedure per la targatura…

Adesso ha cominciato a frequentare un nuovo posto dove fanno principalmente revisioni e mettono il bollino blu. Pare che insomma, quando la centralina viene tarata lì, per qualche minuto possa andare in giro tranquilla come se fosse un’auto che funziona, perciò magari boh, tra qualche anno, quando avranno trovato l’origine del guasto e l’avranno risolta, magari lo posso targare ed usare normalmente.

Si, perchè ora è un pericolo. Per chi lo guida e per chi è a bordo, e per sè stesso. Non sai mai a quale azioni corrisponderanno i comandi. Se le portiere si apriranno in corsa, se invece di frenare accelererai.

Avessi ancora io l’officina, lo porterei nel reparto elettrauto, aprirei il cofano, attaccherei l’hht alla presa vicino al vano fusibili e farei un test approfondito per capire cosa non va. E magari ordinerei una nuova centralina. La cambierei in un paio d’ore di manodopera. E finalmente la mia splendida auto potrebbe andare veloce nel vento di una strada panoramica lungo la costa azzurra.

Però il mio bimbo non è una macchina. Il mio bambino è una creatura diversa ed incontrollabile. Ma la cosa che mi fa più male è un’altra. Che di tutte le “officine preposte alla riparazione” non ci sia uno straccio di “meccanico” che sappia trattare il suo problema e risolverlo, o per lo meno mitigarlo. Ma sinora siano stati tutti degli sfasciacarrozze travestiti da tecnici certificati. E noi, invece, vogliamo viaggiare.

Selezioni durissime

5

Secondo giorno di scuola.

Il Comune ha deciso che gli ultimi 500m di strada senza uscita che terminano all’ingresso della scuola DEVONO essere chiusi, i genitori devono portare i figli a piedi, qualsiasi siano le condizioni meteorologiche. Ha anche tolto lo scuolabus, eh, mica cotiche, per incentivare l’uso del Pedibus, una splendida iniziativa del nostro solerte Sindaco. Certo. In un paese dove per il 90% del tratto urbano non ci sono marciapiedi è proprio l’alternativa intelligente.

Stamane per arrivare a scuola (io abito a circa 2km di distanza) ho trovato un traffico che manco fossimo a Milano ma ho evitato il blocco in quanto titolare di contrassegno disabili, ed ero esentata dalla disposizione. Buon per me, che per Alex sconvolgere le abitudini è sempre un caos.

Non sapevo però del nuovo divieto. Quello che le macchine non possono entrare nella strada ma… i genitori non possono più entrare NELLA SCUOLA!

A parte la mia condizione, non vi dico i genitori dei bambini di sei anni, al SECONDO giorno di scuola che vagavano spaesati nell’androne perchè, poverini, non ricordavano dove fossero le loro classi! Ma la ciliegina sulla torta, è stato il nuovo bidello. Da me scambiato per un manovale all’ultimo anno di lavoro, prossimo alla pensione. Altezza circa m 1.55 (quindi un venti cm in buoni più basso della sottoscritta) che faceva da buttafuori all’ingresso. Non ha fatto passare nessuno.

Io, purtroppo, dovevo per forza entrare ed accompagnare mio figlio, perchè devo consegnarlo all’insegnante di sostegno.

“Dove crede di andare, non può entrare”

“Mio figlio è disabile, devo accompagnarlo e lasciarlo alla maestra di sostegno”

“Si, disabile quello…”

Ah. Ahahahah.

Respira, inspira, espira.

Non ho avuto tempo di dire nulla. Se non di temere la sua lapidazione. Una madre lo sposta di peso, l’altra gli urla di vergognarsi, due mi spingono dentro, le altre lo massacrano di insulti. E’ stato, vi giuro, bellissimo.

Ma dove seleziona la nostra amata direttrice scolastica il suo personale nuovo? Nelle merendine o nelle sorpresine della SanCarlo li trova? La bidella storica mi ha chiesto scusa tre volte, questo ZOTICO nemmeno un accenno.

Poi mi dicono di non sputare nel piatto dove mangio e denigrare la scuola pubblica, ma se solo vedeste le umiliazioni quotidiane che questa gente ci fa passare, forse mi assolvereste un po’.

Disabili a tempo determinato. Solo ASL, astenersi perditempo.

4

Bene. L’invalidità totale è accertata.

La mia impossibilità ad un lavoro normale altrettanto.

Sino ad ora si è campati di indennità di frequenza e telelavoro.

Certo, sinchè Alexander è cominciato a migliorare, non lo si è tolto dal “centro di recupero” (peste li colga) e si è iniziata una terapia diversa, con risultati stupefacenti. Questo con estrema gioia di terapisti, parenti, amici.

Venerdì scorso mi reco all’Inps, ente erogante della indennità di frequenza per consegnare il solito modulo di dichiarazione di frequenza di Alexander a scuola e mi trovo una simpatica sorpresa.

“Signora, il Centro che avete scelto per le terapie riabilitative è un centro privato, quindi la pensione non verrà erogata per tutti i 12 mesi, ma solo per quelli di frequenza scolastica”

Si, perchè se avete un figlio disabile, da portare due volte alla settimana a fare terapia, per un totale di circa 500 km al mese, più visite, esami e altro, si arriva agli 800, beh, accertatevi di aver bisogno di un centro convenzionato o di diretta dipendenza ASL, altrimenti son cavoli vostri. Non solo non percepirete l’indennità da luglio a ottobre, ma dovrete anche restituire quella che vi hanno dato gli anni precedenti in quei mesi.

A questo punto mi sovvengono tre quesiti:

1) non era possibile comunicarmi già lo scorso anno che non mi spettava l’indennità, in modo tale che ora non mi ritroverei MILLEDUECENTO EURO DA RENDERE?

2) se non esistono centri pubblici dove venga utilizzato il metodo di psicomotricità, l’unico, che ha fatto progredire mio figlio, perchè io non ho diritto a farlo curare e beneficiare del supporto dello Stato, giacchè lo stesso non è organizzato per i nostri bisogni e io devo pagare altrove?

3) dove li trovo quei soldi ora?

Caso mai leggeste e aveste suggerimenti, ben grata sin da ora. Il mio profilo Linkedin con le competenze è questo, non mi spaventa il telelavoro, nè un eventuale part time in zona Milano Pavia. E comunque, grazie ancora Italia, perchè mi fai sentire sempre un pezzente che deve chiedere l’elemosina per avere qualcosa a cui tutti dovremmo aver diritto: assistenza e lavoro.

My hurricane

0

Era l’agosto del 1992, e io ero a Miami, dove passavo molti mesi l’anno per lavoro.

(altro&hellip;)

Genitore di serie B

9

Quando ci si separa, si è consapevoli di ciò a cui si va incontro, delle difficoltà, dei problemi, dei sacrifici. Ma spesso non si calcolano le reazioni dei figli, involontarie o no.

La mia separazione è ormai molto pacifica, siamo due genitori ben allineati sull’educazione dei figli, e su come comportarci con loro. Quello che segue è solo una mia paranoia personale, che ben dista dal criticare il mio ex marito.

Io sto con i bambini dalla domenica sera al giovedì sera della settimana dopo, cioè undici giorni, il mio ex marito i seguenti tre, e via dicendo. Questo perchè sino a fine del prossimo anno lavorerà all’estero.

Questo vuol dire che io sono il genitore di serie B.

Quello che dalla mattina alla sera deve: lavorare, pulire, cucinare, portarli a scuola, portarli dal medico, fargli fare i compiti, le cose noiose, trascinarli qua e là, dargli le medicine, lavorare, pulire e cucinare. Senza contare che, avendo i bambini praticamente 11 giorni su 14, l’unico lavoro che posso fare è un telelavoro. E questo mi preclude, oltre a molte notti di sonno, dovendoli seguire di giorno, di poterli portare a fare gite ed altro, vista la situazione economica.

Il papà invece può farlo, li tiene il weekend, in cui non si lavora, non si va a scuola e non si fa altro che riposarsi, giocare e andare in giro. I bambini quindi non si annoiano, si divertono e basta.

Mi son bastate queste vacanze, a capire ciò che può e non si può chiedere ai bambini.

Che capiscano i sacrifici. Che capiscano che mamma più di così non può. Che solo uno dei due genitori può andare a lavorare, che Alexander alla fine dei conti non lo tiene nessun altro che noi. Ma mamma è solo una povera pazza nervosa, che sta al pc ogni tanto. Che non li porta al mare se non due o tre giorni l’anno. Che deve pulire e stirare sennò la casa diventa un manicomio e magari non può giocare con loro tutto il tempo. Quindi papà manca, perchè con lui ci si diverte. Mamma no, tanto è sempre lì, e con lei si fanno una marea di cose noiose oltre ad avere numerose regole.

I bambini non posso capire, forse capiranno. O forse no.

Certo è che la mia coscienza a posto non mi risparmia pianti ogni due per tre e un enorme, soffocante, senso di inadeguatezza.

13 ottobre 2010

7

Sì. E’ vero, ultimamente sono negativa… però vorrei raccontarvi qualcosa di bello che ci è successo qualche mese fa.

Il 13 ottobre, mio figlio venne a chiamarmi in cucina, mentre io cucinavo e lui giocava sull’altalena. Mi portò in giardino e mi indicò una macchiolina bianca nera e marrone che stava appoggiata triste, al di fuori della rete del giardino. Un cagnolino. Alexander ha sempre avuto una paura atavica dei cani, del tipo che se ne vedevamo uno a Roma, lui era già corso sino in Croazia. Quindi capirete quanto la cosa mi lasciasse parecchio basita. “Lo vuoi? Lo portiamo in casa?” e subito la risposta fu un deciso si con la testolina. Facemmo il giro dell’isolato sino ai campi coltivati, feci un fischio al cane e questo, come se fosse la cosa più normale del mondo, ci seguì sino in casa, sistemandosi subito sotto al caminetto, sdraiato.

Mi vide la vicina “sai, sono tre giorni che quel cane sta sdraiato col muso sulla tua rete… se non lo prendevate voi, stavo per convincere mio marito” e subito pensai “col cazzo, lo vuole Alex ora è nostro :D

Chiamo la mia amica e insieme portiamo la bestiola dal veterinario, per una visita e un’eventuale ricerca dei padroni. Il cane era evidentemente provato dalla fatica, ma era pulito sino all’inverosimile, non aveva nemmeno un acaro nelle orecchie, però purtroppo aveva il microchip. Già ero triste, avrei dovuto chiamare il padrone… Dopo una veloce ricerca, il veterinario mi disse “si, il cane è chippato, ma non è registrato… forse è una disattenzione, le dò il numero della dottoressa che ha messo il chip, provi a contattarla”

Chiamo. Una persona ADORABILE è dir poco. Scoprì che il cane condivideva con mio figlio il giorno di nascita, e che proveniva da pochi metri da dove andava mio padre a caccia… il che equivale a circa QUARANTA km da casa nostra. Come sia arrivato qui non si sa. So solo che le persone che lo avevano adottato avevano preso il cane e poi mai portato i documenti alla veterinaria, non lo avevano mai cercato ed erano due ragazzini poco più che maggiorenni, che si erano pure presi poco cura di lui. Visti i pregressi, la dottoressa sapendo quanto Alex teneva al cane e la sua precedente avversione ai canidi ora scomparsa, ci ha intestato il cane. Ho conosciuto la sua mamma animale e la sua mamma umana, durante le visite, che non hanno mai smesso di ringraziarmi. Ho ricevuto le foto della sua nascita, le foto dei fratellini mentre ancora poppavano.

Eric vive con noi da quel giorno. E’ un cane incredibile, di una educazione ed intelligenza che nemmeno nella dozzina di cani avuti da ragazza avevo mai trovato. Ha una pazienza con Alexander pazzesca. Lo redarguisce, ci gioca, scherzano, si inseguono e… giocano a palla. I bambini se lo contendono e, come loro, tutte le persone che lo incontrano. E non solo: dopo pochi giorni che era qui, anche Witch, gatta femmina di dieci anni più grande, lo ha praticamente adottato. Se volete sbirciare un po’ la storia fotografica del nostro Eric, la trovate qui insieme alle foto della sua compagna pelosa :)

Cucciolo di uomo

4

Avete mai fatto caso che i bambini spesso vengono chiamati “cuccioli”? Cuccioli di uomo.

Perchè sono piccini, innocenti, indifesi, dolci. Poi crescono, ti fanno capire le loro necessità, ti impongono le loro preferenze, discutono, ribattono, criticano, urlano, parlano.

Mio figlio no, è sempre un cucciolo.

Prima lo guardavo, mentre sfogliava un Topolino cercando una specifica pagina, e trovata me lo portava trionfante indicando la pubblicità di un gelato che avrebbe voluto gli comprassi.

O come quando lo vedo mettersi seduto e piangere, apparentemente senza motivo, sinchè sua madre va lì, lo tocca un po’ qua e là e vede una puntura d’ape su cui mettere del ghiaccio e della pomata specifica.

Non mi può comunicare nulla di complicato, solo i suoi bisogni primari: cibo, bisogni fisiologici, acqua, sonno.

La frustrazione che attanaglia lui, spesso si fa avanti in me centuplicata. Ora che, poi, si sono aggiunti nuovi e devastanti problemi, mi sento sempre più impotente perchè il tempo che ci vuole a sconfiggere questa “cosa” è tantissimo, e ormai nè io nè lui abbiamo più pazienza.

Non so se è annoiato, e se lo è perchè. Credo sia felice perchè vedo un sorriso sulle sue labbra, ma chissà se è davvero felice o pensa a qualcosa di bello. Dalla sua voce sento solo “mamma” e “no”. Il resto son solo sillabe sconnesse.

E quando mi prende la mano per portarmi da qualche parte, vedo lo stesso comportamento del suo cagnolino quando mi tira i pantaloni per farmi andare in cucina. Quando mi indica il frigo vedo il suo cagnolino che mi guarda dando testate sulla dispensa perchè ha fame.

E scusatemi, continuo a pensare che se ci fosse un cazzo di Dio, non lascerebbe mio figlio con la stessa capacità espressiva di un animale.

E una fetta di culo, no?

5

Sono stressata, da me stessa e dagli altri.

Che, ogni singolo giorno ci sono quelli che ehi, lavori al pc, che figata, non fai un cazzo tutto il giorno e puoi lavorare la sera. Certo, perchè 12 ore con due figli a casa, di cui uno con i problemi di Alexander, sono una passeggiata di salute, la tranquillità estrema, lo zen dei sensi. E alle undici quando li metti a letto e stai sveglia sino alle due o alle tre, per poi alzarti alle sette del giorno dopo è una vita della madonna.

Poi, eh, si, signora mia, quelli che oh, per come sei ora (leggasi GRASSA) non puoi che piacere a uno di 50/60 anni, chi cazzo ti piglia come sei messa tra i tuoi coetanei? Ma vai da una dietologa, fai palestra. Tutte cose che posso largamente permettermi vivendo con 1200 euro mensili in tre persone. Tutte cose che vengono elargite in abbondanza dalle Onlus.

Le stesse persone per cui ogni singola sfiga, da quella economica, a quelle di salute di mio figlio, sono derivanti dalle mie scelte, sbagliate, tutte, sin dalla prima. Matrimonio sbagliato, figli che sarebbe meglio non aver mai avuto, li hai voluti ora son cazzi tuoi, il lavoro non te lo sei potuta tenere perchè hai voluto fare la madre, e guarda ora come sei ridotta, che pena che fai.

Poi ti fai una serata fuori e oh, sei sempre in giro. Ma lo vuoi capire che hai una certa età (si, 36 anni, quindi?) e non è il caso di andare fuori a bere la sera o a ballare (ultima volta un anno e passa fa) e dovresti pensare a stare con i tuoi figli e non vedere il weekend che sono dal padre come relax. Ma da cosa cazzo ti devi riposare, tu, che sei quella che non fa un cazzo? Non fai un cazzo nella vita, lavori tre ore al giorno, la sera, che cazzo hai da essere stanca?

Il fatto che vorresti lavorarne venti di ore, in un ufficio, con persone con cui puoi parlare e confrontarti, ma non puoi allontanarti da sta cazzo di vita di merda che ti opprime, non puoi lasciar soli i tuoi figli, non puoi pensare che nessuno si prenda carico di Alexander è totalmente irrilevante, no? Sono io che con le mie scelte ho creato tutto questo. Io. E ora pago. Io.

E puntualmente mi sento buttare letame addosso per come, a fatica, riesco a tenere la testa appena fuori dal liquame.

Finirà come la volta prima. Che sino all’ultimo giorno sarò la povera scema. La povera stronza. Quella patetica, che ha avuto anche l’ardire di lamentarsi di questa magnifica vita. Fottiti.

Che poi…

5

Non è che mi ci vorrebbe molto.

Magari stare meglio, somatizzare meno. Non vomitare l’anima ogni volta che mi lascio andare alla rabbia, non svenire a metà pomeriggio perchè ho avuto una discussione acerrima, sinchè non mi chiamano da scuola preoccupati.

Un sorriso, di quelli che ti scaldano il cuore, uno di quelli che non vedo da troppo tempo, sincero, disinteressato, vero.

Parole, quelle che ogni giorno che passa temi di non udire mai, le stesse parole che tagliano un uomo in due se usate bene, a volte fanno ancor più male se non sono dette. Mai dette.

L’amore. Quello totale. Quello che tristemente non credo di aver mai provato in 36 anni e che molto probabilmente non fa per me.

La soddisfazione personale, quella a cui ho dovuto rinunciare per il bene delle altre persone, lavoro, hobbies, passioni, tutte dietro le mie spalle, tutte lì, come spilli, infilati ancora nel cuore che non smette di sanguinare.

Un fisico che non mi tradisca, che la smetta di aver bisogno di medicine su medicine, che torni a sorreggermi, prima che stremata da tutte le schifezze che sono obbligata a prendere diventi una balena obesa ancor più di quanto lo sono adesso, che già mi fa schifo guardarmi.

Forse anche la speranza, che ultimamente fatico a trovare. Lascia il posto all’acredine, all’amarezza, alla malinconia e al rimpianto.

Già. Non è poco. E’ tanto quello che mi serve, e non si possono trovare tanti tesori tutti insieme. Forse dovrei cominciare ad abbracciare l’idea che anche uno solo di questi potrei farmelo bastare. E’ che la voglia che qualcosa o qualcuno mi prenda per mano e mi aiuti è così forte, che ogni tanto mi trovo sopraffatta da lei.

Periodi. Ne ho passate tante, passerò anche questa. Forse.

Il problema, ora, è che non sono più forte. Sono stanca, stanca, stanca. Stanca. Stanca.

Per fortuna i gatti hanno tante vite…

2

Mesi fa mi sono lesionata la cornea sinistra, e in poco tempo son riuscita a guarire.

Due notti fa ho cominciato a sentire un dolore fortissimo, come se un chiodo mi partisse da dentro il cervello e mi pungesse il retro del bulbo oculare, una roba atroce, tanto che ieri mattina mi son fatta accompagnare dal cogenitore ex-marito in pronto soccorso oftalmico. Purtroppo l’attesa era lunga, lui aveva altri appuntamenti perciò a un certo punto gli ho detto di andare, caso mai sarebbe ritornato dopo.

Ovviamente, per la legge di Murphy, appena lui va via mi chiamano.

Senza scendere in grandi dettagli, la stessa cornea aveva una lacerazione molto più estesa, è stata necessaria una procedura di sistemazione stile “Arancia Meccanica” e io sono uscita con un occhio completamente bendato, la faccia pesta, l’altro occhio anestetizzato e con la pupilla dilatata, pieno di una pomatina grassa che mi lasciava intravedere tutto come se avessi la “calza” delle telecamere :D Ma soprattutto, ero lì da sola.

“Mamma, ciao, sono uscita, ehm non potresti venire a prendermi? Ah, si, ok, non conosci Pavia, beh, mi arrangio”.

Mi dicono che i taxi sono appena fuori dall’uscita del San Matteo, mi armo di coraggio ed esco. Un sole della madonna, io ad ogni passo stavo sempre peggio e per di più mi girava la testa.

Intravedo una signora in carrozzina “Scusi, l’uscita è di là, vero?” “No, è dall’altra parte, se vuole spingermi la accompagno” “Signora, abbia pazienza, vado da sola, che almeno se cado faccio da me e non rischio di farla finire sotto una macchina… grazie” Seguo il filo del marciapiede e vado. Esco. La strada… Lontano vedo una macchia arancione e penso – oh, il cartello dei taxi, fico! – solo che poi realizzo che mi trovo a dover attraversare una strada a doppia carreggiata per senso di marcia, senza semaforo. Vicino a me c’è qualcuno. “Scusi, non è che posso attraversare con lei?” e non mi risponde. Tolgo gli occhiali, faccio vedere la benda e aggiungo “Non ci vedo, sono uscita ora dal San Matteo” “Ah, scusi, si, si figuri, mi dia la mano” e attraverso. Aspetto ma di taxi nemmeno l’ombra. So che lì vicino c’è un’edicola e chiedo “Signora, scusi, ma i taxi?” “Ahhh, qui non vengono mai. Deve andare in stazione, col bus numero 3″ Faccio per cercare il portafoglio ma non riesco a mettere a fuoco nella borsa, continuo ad avere le vertigini ma il cervello ancora mi funziona. Ricordo di avere in tasca due euro, glieli do e mi prendo il biglietto.

A fatica intravedo la pensilina. Scorgo, credo :D, una signora anziana con un ragazzo. “Signora, scusi, se arriva il tre mi potrebbe avvisare che devo prenderlo?” anche lì, nessuna risposta, tolgo gli occhiali, mostro il disastro “Non ci vedo…” “Ah, scusi, sa con tutti i malintenzionati che ci sono… mi dia il braccio che quando arriva il tre mio nipote ci carica entrambe” Poco dopo arriva il bus. Mi concentro, ce la posso fare. Ovviamente cedo il passo alla signora, resto indietro, non vedo l’ultimo scalino e finisco IN BRACCIO al conducente. “Senta abbia pazienza, non ci vedo, non ho visto lo scalino…” “Dove deve scendere?” “In stazione…” “Ecco, allora si metta qui vicino a me che la avviso io” Ewwwiwwwaaa, qualcuno che mi aiuta. Si, ma damn, devo obliterare… una vecchietta mossa a compassione mi oblitera il biglietto, mi sistema in un angolino vicino all’obliteratrice e mi offre persino il suo posto a sedere che rifiuto avendo solo poche fermate.

Arrivo, scendo, saluto e ringrazio. Mò son di nuovo sola. E’ mezzogiorno passato, ci sono trenta gradi, non vedo un cazzo, sto male. Però la stazione la conosco. A tentoni, per evitare le aiuole, arrivo al deposito dove, ovviamente, non ci sono taxi.  Mi attacco al palo del cartello perchè mi viene un capogiro e, a mò di Mr Magoo, vedo che esiste un numero di radiotaxi da chiamare. Istantaneamente lancio una maledizione all’edicolante che me lo poteva anche dire e non vendere un biglietto. Ravano nella borsa, cerco il telefono e ringrazio il cielo che l’androide ha i tastoni numerici enormi, chiamo e prenoto.

Dopo cinque minuti esatti arriva il mio taxi, vedo la macchina bianca (o meglio la sua sagoma) mi alzo a fatica dal marciapiede dove mi ero messa per non rotolare per terra ma… una ragazza sudamericana esce di corsa dalla stazione e sale al volo sulla mia auto fermandola pochi metri prima di me. Scene da delirio, un vecchietto che la insulta per il gesto maleducato, tenta di lanciargli oggetti e preso dalla pena e compassione, si siede lì vicino a me e mi chiama un’altro taxi col suo cellulare.

Finalmente arriva la macchina, chiacchere di rito, mi riporta a casa dove mia mamma mi aveva preparato il pranzo “prima che ti prendi fuoco col gas” O.o

Pago, spero mi dia il resto giusto, e scendo mentre la figlia lo chiama e lui ci fa una lite mostruosa al telefono. Citofono, questo fa inversione, non vede il muro dell’ingresso di mia mamma, “aggancia” la portiera di guida della sua utilitaria e… la porta si stacca e cade a terra.

Oh, io son corsa dentro, prima che questo si incazzasse con me, ho mangiato qualcosina e poi sono andata a morire nel letto.

Oggi ci vedo, non ho più dolori, l’occhio destro sta alla grande, il sinistro recupererà, ma il mio giovedì mattina era da raccontare :D

Saluti dalla vostra Gatta-MrMagoo :*

Go to Top
%d blogger cliccano Mi Piace per questo: