Storie quotidiane
R. ha quarantadue anni, ed ha la s-fortuna di lavorare per me da quasi tre anni.
Sabato avrebbe dovuto sposarsi. Era il suo sogno.
R. e’ un ragioniere, il tipico contabile che potreste incontrare in ogni azienda.
I primi periodi era tranquillo, estremamente… taciturno, schivo, riservato, parlava pochissimo.
Io non ho mai avuto molto a che fare con lui, sono istintivamente allergica a conti e numeri, oltremodo poco portata per bilanci e quant’altro. Da qui anche la mia quasi totale assenza di confronto e colloquio con lui.
E poi, che avrei dovuto dirgli, io, che parlo quasi sempre di motori, figuriamoci sul posto di lavoro!
Ultimamente R. era cambiato. Da quando l’aveva conosciuta aveva cominciato a comportarsi in modo diverso, era come un fiore che sbocciava in primavera.
Si curava, era allegro, sorrideva, passava la sera a salutare quando andava a casa. Era bello vederlo cosi’. Da single triste a persona completa e felice.
Gioivo io che non lo conoscevo praticamente per nulla, figuriamoci lui cosa doveva sentirsi!
Scherzava persino in pausa pranzo, il mese scorso, mi prendeva in giro per la mia costante faccina idiota quando pensavo alla mia croce e delizia proprio lui che quell’espressione ha cominciato ad averla a quarant’anni.
Due lunedi’ fa e’ tornato dalle vacanze di Pasqua in condizioni disastrose: ancora piu’ magro dei suoi 50 chili vestito, grigio in viso, gli occhi sgranati, un pallore cadaverico, tremabondo e instabile sulle gambe: “M. non vuole piu’ sposarmi, ha avuto un esaurimento. Dice…”
E’ caduto un silenzio di tomba. Non ha mai parlato piu’ di tanto della sua fidanzata. Quel “dice” in fondo alla frase la diceva lunga. E noi abbiamo subito sospettato altrettanto.
Sono trascorsi giorni sicuramente bruttissimi per lui, e anche per noi, che sabato mattina, inevitabilmente, abbiamo pensato che saremmo dovuti tutti essere a festeggiare il giorno piu’ bello della vita di un nostro collega.
Si sta male ancora oggi, nonostante sia venuto in ufficio, per distrarsi, per non stare a casa e pensare, rimuginare, cogitare sul tradimento della fiducia della persona che avrebbe voluto avere al suo fianco per tutta la vita.
Andare a ritirare i vestiti, avvisare i duecento invitati, dare spiegazioni, lui solo.
R. e’ una persona forte, ha passato tutto. Eppure lo vedi che e’ come una foglia sballottata dal vento, gli vedi l’espressione indescrivibile quando lo spii dal vetro della porta, per poi intravedere uno spiraglio di sorriso quando gli entri in ufficio e gli fai una battutina scema per tentare di farlo sorridere.
Questo fatto mi sta facendo pensare tanto.
Penso a un uomo ferito, che non si sa quanto e come si possa riprendere.
Penso all’animo umano, cosi’ fragile e instabile, cosi’ dolce e pieno di fiele, al punto di distruggere in un giorno le speranze di una vita.
Penso di sentirmi male per la felicita’ che provo, e il dolore per chi la mia stessa felicita’ se l’e’ vista sottrarre in dieci minuti.
Penso ai sogni, quelli di un’esistenza. Inevitabilmente infranti. Come un prezioso cristallo che in piccole scheggie si infila sotto la pelle sottile, e ti taglia lasciandoti senza respiro, dal dolore.

May 1st, 2003 at 23:10
Ehhh,cara Blackye…
Io è quasi un mese che ho pressochè eliminato latticini e derivati dalla mia dieta.
(però ieri sera gorgonzola e noci, ero in crisi di astinenza!)
XaB!