Sep
19
2004

Ideaaaa

Stamattina con marito e figlio sono andata alla presentazione di una nuova auto.
Nulla di sconvolgente, più che altro la mia consueta marchetta commerciale smily
In compenso la vera rivelazione è stata la nuova pubblicità televisiva della casa torinese: una macchina talmente di me#da che quando la lasci aperta in strada non se la caga nemmeno un ladro. L’unico che ci sale è lo sciapo americano alcolista che va a fare jogging in riva al lago per smaltire gli ettolitri della sera prima.

8 Responses to “Ideaaaa”

  1. gaspare Says:

    pfui…. sta di fatto che sarà sciapo… ma come è che vi strappate i capelli per lui???? intendo per l’attore americano…
    qui mi sembra di essere finito nella favola della volpe e l’uva…

  2. Black Cat Says:

    Dimostrami che io una volta ne ho parlato bene e poi ti dico… a parte che mi arriva si e no alle spalle….

  3. titti, mammadiblackcat Says:

    io un giretto a quel bel toso li, me l ofarei…hai messo a nanna alesssss????

  4. Black Cat Says:

    Gaspare, hai sbagliato dialetto Alexander è a nanna dalle 20.30

  5. titti, mammadiblackcat Says:

    che c’entra gaspare….. uhè sbarbina…porta rispetto alla mamma (o racconto di quando a 15 anni, bastava un temporale per farti bagnare il letto dalla paura…)

  6. araya Says:

    Vive con un maiale, è l’uomo per me

  7. Anodino.blog Says:

    Apporrei qui una mia poesia del 1982, dedicata ad un mio orrendo amico nicaraguense di un tempo il quale possedeva un gran macchina rottame decapotabile, un Ds19 con cui girava perl’Europa ramingo, sfruttatore e scemo insieme.
    Quella auto ora varrebbe un capitalere.

    Ode a Camilo Rendon

    Oh!
    Camilo,
    quando ti guardo, mi domando perché
    mia sorella ti ha rimorchiato in questa casa,
    che già di per sé è un po’ scombinata;
    quando ti guardo e mi sorridi stupito,
    cerco una giustificazione per il sentimento
    che ti porto,
    che è un misto
    di pena, misericordia, affetto, esterofilia,
    compianto sul povero indio massacrato.

    Non capisco perché ancora così spesso compari
    a casa mia,
    e dopo aver bevuto quattro o cinque bicchieri divino,
    ti giustifichi
    perché sei astemio ed hai sete di vino,
    poi scombiccheri a mia sorella una storia
    nuova e misteriosa
    della stufa rotta e del cherosene e della bombola
    e di Prozapio Elpianes e dei suoi amici egiziani
    che tutto il dì, invece di lavorare,
    friggevano pappardelle di grano seraceno col curry.

    Non riesco a capire come
    non hai ancora potuto morire di freddo
    in questa stupida città,
    che non è poi così crudele,
    e perché tu giri con una tua rivoltella in tasca
    e non fai il rapinatore.

    Quando ti ho svegliato una volta
    dal tuo torpore di sonno mal colto
    mi hai puntato quella tua pistoletta
    ed io ebbi paura.

    Fai strani, oscuri lavori , Camilo!
    senza di te io non avrei mai conosciuto
    Via Praciosa, dove facevi l’infame barista
    di un dopolavoro calabro;
    hai trasportato sacchi di carbone in via Bligny,
    bottiglie di amaro assenzio in via Garibaldi,
    hai dipinto cartelloni per la liberazione
    del popolo latino americano,
    solo per ballare e suonare il charango, poi.
    La tua amara filosofia astrale
    mi fa male, Camilo!
    Tu non sei né cattolico, né riformato,
    né marxista, né progressista, né reazionario
    tu vivi come una triglia
    tra scogli poco nutrienti.
    Tu vivi con quella tua bambinetta
    senza le tue mogli,
    con i tuoi orribili amici:
    Claudio Charron, Ernesto Lambra, Nichita
    ed Octavio La Paz
    con cui dividi il letto, le scorregge ed i cucchiaini.

    Mi hai perso due valige ed un sacco a pelo,
    mia sorella fa i golfini per tua figlia,
    tu non leggi i libri che ti presto
    e non me li restituisci
    come i dischi che bellamente mi involi.

    Sei uno dei più assurdi esseri
    che io abbia mai conosciuto, Camilo!
    Mi fai impazzire, perché io cucino a volte per te,
    alle 13 e tu arrivi 2 giorni o 14 giorni dopo
    o tre ore prima.
    Come ti sia mai passato in testa
    di fare la ginnastica vietnamita,
    come tu possa andare a Napoli d’inverno,
    su di un’auto scoperta, con la bambina in una coperta,
    per poi dormire su di un marciapiede
    con Mustafà Kebir, Alì Ben Yussuf ed Ilario Mariposa,
    non lo saprò mai.

    Camilo, non mi sei simpatico:
    sei pazzo !
    e non so come ti voglio bene.

    Anodino, dicembre 1982

  8. Skylark Says:

    Barb wire, non puoi parlare di ubriaconi che subito ti si piazzano nei commenti.

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