Brutta cosa l’invidia
Capita che alcuni blogger scrivano un’antologia di racconti.
Succede che ciò aumenti l’esposizione alla pubblica critica, si sa.
Figuriamoci che nell’occhio del mirino c’è stato persino questo blog, il diario della fascista con la tanica sempre pronta, vi lascio immaginare all’eterna sofferente dal nickname che ricorda un fumetto, quale gola abbia fatto il librettino dell’Einaudi!
E giù, lei e l’amico che ricorda un puzzolente formaggio d’oltralpe, giù pesante a fare di tutta l’erba un fascio, tutti da buttare via, poveri ragazzi.
Adesso, lungi da me ergermi a paladino difensore di chi proprio delle mie difese non ha bisogno, ma farei giusto un paio di considerazioni.
Ho imparato, anche a mie spese, perchè no, che scrivendo in rete ci si sottopone a critiche: costruttive o meno dipende da noi. Da come reagiamo insomma.
A me alcuni incipit dei racconti non piacciono. E a dirla tutta non mi piace nemmeno l’idea di rendere cartaceo un blog, o il suo stile: a suo tempo mi è stato proposto un progetto simile, mio e di un altro blogger, ma l’ho lasciato perdere che mi sembrava snaturasse le pagine che compongo di fretta e d’impulso qui da ormai due anni.
Questi diciotto personaggi, noti o seminoti, hanno trovato chi ha avuto la voglia di raccogliere dei loro racconti che esulassero dal blog dell’autore ma che ne mantenessero le caratteristiche peculiari, hanno trovato chi per loro accettasse la sfida. E questo buon per loro.
Punto.
Ho visto riversare tanta di quella bile da far tristezza.
Che se dieci case editoriali (se non di più) ti hanno sbattuto la porta in faccia ridendoti pure addosso, se tu sei “figa quanto basta” ma dentro ti senti inferiore, senza riuscire ad ammetterlo ahitè, non è certo colpa di chi, meritevolmente o no, è riuscito a fare qualcosa di più.
Ultimamente nella blogosfera manca troppo il rispetto. Dell’individuo. Dei suoi pensieri, della sua persona.
Non si può più fare qualcosa di trascendente la quotidianità, non si può dare in escandescenze per un fatto che accade a te e te soltanto, non si può più essere liberi senza peli sulla lingua.
Pena: la recensione degli “infallibili”.
E sai io che ti dico? Sticazzi. ![]()

November 2nd, 2004 at 15:54
Questa la nostra risposta a loro.
November 2nd, 2004 at 16:01
Me lo sono scaricato sul pc di casa prima di venire in ufficio, cosa pensi, miscredente!
November 2nd, 2004 at 16:04
Ho messo il link cliccabile, così si fa prima a downloadarlo….
November 2nd, 2004 at 16:24
Come su altri post affini, ribadisco che sarebbe bene ritenere “buona cosa” anche una recensione al vomito&vetriolo di Babsi, lasciandole la libertà senza colpe di potersi esprimere come meglio crede, senza farsi coinvolgere nel turbine del bottaerisposta.
Parlando d’altro: sei la prima a far leva principalmente sul sentimento dell’invidia. Credevo non ci saremmo mai arrivati, è un velo che cade.
November 2nd, 2004 at 16:32
Indubbiamente, Kekule. Ne ho parlato privatamente anche con una delle persone che partecipano all’antologia ed abbiamo convenuto che tutti hanno diritto di espressione. E’ che, vedi, ci sono persone che fanno dell’attacco al mondo il loro sport preferito. E’ quello che mi va poco giù, tutto lì. Che credo un po’ di invidia, sotto sotto, malcelata, ci sia
November 2nd, 2004 at 16:38
M’ero reso conto di avere sfasciato tutto il template con quel link e sono scappato zitto zitto facendo finta di niente.
November 2nd, 2004 at 16:45
Non preoccuparti gioia, ci pensa la Gatta-Webmaster
November 2nd, 2004 at 20:11
Invidia? Non so.
A me traspaia piuttosto una concezione della scrittura, prima ancora che della letteratura fatta da altri, che deriva dal maledettismo e sull’autodistruzione. Credo le dia fastidio il concetto stesso di diciannove giovani in salute che scrivono senza correre a tagliarsi le vene subito dopo. Ma insomma, contenta lei…
November 3rd, 2004 at 12:48
Boh, a me pare che un fondo di invidia ci sia, e permanga. Leggo qua e là che le critiche ai cosiddetti “detrattori” vengono ritenute reazioni incattivite a una critica negativa dell’opera. No, gente, chiariamo le posizioni. Io non la penso così. Io son stata chiara: a me il libro non piace, ma non mi permetterei mai di giudicare gli autori come dei “morti viventi” o di affibiargli etichette come “persone”. Se critico, critico un libro. La persona sarà Altri a giudicarla, non certo io, non certo un blogger. E rinnovo: sticazzi.