Durante l’ultima visita il pediatra di mio figlio mi ha cazziata.
“Signora, è inutile che gli esami di suo figlio dicono che sia allergico alle proteine del latte, e lei continui a dargliene.”
“Si, ma da quando gli allungo un pezzettino di grana (pezzettino… smily ) o qualcosina, lui sta meglio, li mangia volentieri…”
“Ho capito ma lei gli ha dato le lasagne, la pasta con besciamella e ragù di verdure, qualsiasi formaggio mangiate, torte, biscotti… suo figlio sembra più un tritarifiuti di un bambino di undici mesi. E secondo me non è allergico.”
“Ah no? smily E come facciamo per esserne certi?”
“Semplice. Lei sia ligia al dovere e non gli dia nessun alimento che contenga latte per tre settimane, poi viene da me in ospedale una mattina, gli diamo un bel biberon di latte fresco e se non gli fa niente, suo figlio può svaligiarle tranquillamente frigo e dispensa”

Mi son messa d’impegno. Son dieci giorni che riesco ad evitare che Alexander peschi nei nostri piatti e mangi alimenti proibiti.

Erano dieci giorni. Perchè stamattina stavo stendendo il bucato.

Ho beccato qualcuno con tutta la faccia colorata, verde, rossa, gialla, blu… specialmente attorno alla bocca.

Vabbè, lo dirò al medico. Capita che mentre tu stendi, tuo figlio tiri un calcio al pallone con cui sta giocando distruggendoti la sala, si scontri accidentalmente con il tavolino del salotto, il cui cassetto si apre lasciando incustodita una ciotola di ceramica antica ricolma di smarties, e capita che gli stessi confettini di cioccolato al latte ricoperti di gusci colorati, incredibilmente, finiscano per riempire la bocca del piccolo Osama… ehm, Alexander… smily