Mi ricordo che per la prima iniziale fornitura di abbigliamento per il negozio, il rappresentante di una nota casa di moda per bambini (ora simpaticamente mandata a ca@@re) mi disse che le mie erano idee assurde, anticommerciali, totalmente al di fuori dall’etica del settore in cui mi stavo avventurando.
La mia spavalda risposta, da donna che ha vinto competizioni commerciali tra colleghi fino a qualche anno fa e ne va ancora fiera, è stata una cosa simile a “se Lei mi dice che è sbagliato e sarà un insuccesso, mi convinco ancora di più che ho intrapreso la giusta strada e che andrò bene”.
Tutto scaturiva dal fatto che io, abbinata alla vendita tradizionale di vestiti nuovi, ho destinato metà abbondante del negozio al “Mercatino dell’usato”, dove i clienti depositano in conto vendita l’usato selezionato, o i regali di taglia sbagliata, e al momento della vendita (secondo il prezzo da loro stabilito) ritirano il 50% dell’importo pattuito. Io gli libero le cantine, loro mi danno magazzino a costo zero. Questa cosa io con due figli l’ho vissuta, nei negozi e su ebay, tantissime persone non possono permettersi le cose nuove, e approfittano di queste vendite.
Anche noi abbiamo comprato parecchi capi regalati ad altri e mai messi, solitamente al 50% di sconto sul listino, che altrimenti non avremmo certo prendere (vedi cappottino di Gusella in lana BIANCAGHIACCIO).
I clienti di fronte a questa cosa hanno due reazioni opposte: uno gioisce e prenota il giorno in cui porta la sua roba tutto gongolante, l’altro storce il naso e spesso e volentieri ti dice pure “che schifo, roba usata???”
A parte che io seleziono personalmente ogni singolo capo, rifiutando quelli rovinati, macchiati o brutti a vedersi, non funzionanti etc., ma ogni singolo capo è lavato, ben stirato e presentato su un attaccapanni con indicazione di taglia e prezzo.
Perciò lo schifo, caso mai, lo fanno loro che fanno tanto gli schizzinosi quando magari hanno dimenticato di avere acqua e sapone in casa da almeno dieci giorni, o si mettono litri di profumo per coprire l’odore di sudore dai maglioni impuzzoniti che non lavano (scusatemi, è il refrain del momento il mio superolfatto fa gli straordinari).
Poco fa è passato un ragazzo che mi ha fatto una tenerezza pazzesca. Era vestito da lavoro, evidentemente era un muratore. Mi si è fermato sulla porta, si è guardato i vestiti e mi ha chiesto se poteva entrare. “Certo, ci mancherebbe!” gli ho risposto.
L’accento era dell’est, e lo sguardo parecchio esitante.
“La mia bambina ha freddo ad uscire adesso, ha un mese, non hai una tuta morbida ed intera per coprirla? Io però non posso spendere molto…”
Gli ho spiegato la cosa dell’usato, e gli ho proposto un tutone imbottito della Disney che era di Chiara, bellissimo e morbidoso, usato poco, venduto a cinque euro. Beh, la gratitudine di questo ragazzo traspariva da ogni singolo grazie che mi diceva. Felice che la sera la moglie avrebbe gioito dell’acquisto e che il giorno dopo avrebbe potuto portare la bambina al controllo dal pediatra senza paura che prendesse freddo, e visto che nel suo budget ci stavano anche due tutine in ciniglia, ha preso anche quelle.
E’ ripassato poco dopo, portandomi una piantina presa al Despar, che io son stata gentile “A FARLO ENTRARE” e che sarebbe ripassato con la famiglia sabato a prendere altre cose.
Adesso vediamo, chi e cosa fa schifo?