Mamma, webmaster e felide bastarda.
Io amo il rischio
Ieri è stata una giornata piuttosto movimentata. Ammetto che ero piuttosto stanca, sia fisicamente, che psicologicamente: non sembra, ma essere sorridenti ed accomodanti con il mondo per una giornata intera, ti logora un po’.
Verso le sette è arrivata una mia cliente che ha partorito per farmi vedere la bambina, ed ha portato anche il marito, che io non conoscevo.
Lui era una specie di armadio enoooorme, credo ivoriano, scurissimo di pelle. Teneva la bimba con un’amore pazzesco, era innamorato pazzo delle frugola.
La moglie voleva vedere le fasce portabimbi, e io le ho illustrato la collezione Mhug di cui sono rivenditore. Son fasce spettacolari, io ho preso la prima per Chiara e la uso da quando lei aveva tre mesi, visto che tengono anche bambini di tre anni.
Il padre però, fiero africano, ha subito obiettato, e lì si è creato il siparietto fra me e lui.
“Ah, noi in Africa i bambini li portiamo diversamente”
“Noi in Italia usiamo fasce diverse”
“… perchè noi prendiamo un pezzo di stoffa e facciamo così e così - gesto di allacciarsi qualcosa in modo a me sconosciuto - e andiamo a coltivare i nostri campi rigogliosi”
“Abbi pazienza, ma credo tua moglie non debba andare a raccogliere il riso a Vialone, questa è una fascia che permette anche un allattamento discreto…”
“… perchè voi donne non capite che il calore al bambino viene dalla schiena…”
“… e perchè voi uomini non capite che invece è da qui - gatta che si prende in mano le tette - che esce il latte, e quando piange tua figlia non te la metti sulla schiena ma la dai a tua moglie, no?”
“Voi donne italiane siete insopportabili, oh…”
E ci siamo messi tutti a ridere ![]()
(e comunque a mente lucida, se questo qui si arrabbiava tanto e non la prendeva sul ridere, oggi mi sa che non ero in grado di scrivere
)
| Print article | This entry was posted by Black Cat on 15 May 2009 at 09:37, and is filed under Vita in negozio. Follow any responses to this post through RSS 2.0. You can leave a response or trackback from your own site. |



about 1 year ago
Ahahahahah!!!!
Fantastico, mi sono immaginato la scena, grazie per avermi strappato una risata in questa giornata piovosa.
Un saluto! BigFab.
about 1 year ago
Ti leggo da un pò di tempo. Ci sono stati momenti in cui, leggendo i tuoi post, sono stata assalita da rabbia, impotenza, sconforto, commozione, dolcezza…eppure non ti ho mai scritto nulla. Ti scrivo oggi che non provo nulla di tutto ciò. Ti scrivo perchè ieri sera mi sei venuta in mente in una veste che non avevo ancora considerato nella sua disarmante semplicità. Correvo come di consueto, nel tentativo di incastrare 200 cose nello spazio consentito a non più di 100 ed improvvisamente ti ho pensata. Ho pensato che sei molto spesso sola ad occuparti dei tuoi bambini e delle difficoltà di Alexander che, penso, solo chi ha provato può capire. Che inoltre ti occupi dell’organizzazione della casa, della spesa, delle commissioni, del tuo lavoro, di te stessa, se ti resta un minuto. Mi sono sentita improvvisamente molto piccola. Ho sentito il bisogno di dirti: brava. Brava! Davvero, lo penso davvero.
Un abbraccio Cristina
about 1 year ago
Dovevi rispondergli che sino alla metà del Novecento anche le donne italiane quando andavano a lavorare nei campi tenevano il bimbo sulla schiena, legato in un pezzo di stoffa fatto a sacco. E il pezzo di stoffa aveva un occhiello sempre di stoffa, utilissimo per appendere il bimbo insaccato a un chiodo sul muro delle stalle quando la mamma doveva mungere le mucche o rivoltare le lettiere.
about 1 year ago
ahahaahahah, forte la risposta al “voi donne non capite..”
about 1 year ago
affascinante la convinzione che la schiena trasmetta calore
però che ansia portare il bambino a mo’ di zainetto, mi verrebbe il torcicollo a furia di controllare se sta bene, se respira, se dorme, se si è cappottato… 
about 1 year ago
spettacolo XDDD