Mamma, webmaster e felide bastarda.
It’s a hard life
“Posso entrare nel tuo negozio?”
Certo, e non temere, per me tutti i clienti sono uguali.
Mi spiace però per te e per la tua bambina di pochi giorni. Temo che la tua scelta di tenere un velo in testa per obbedire alla tua religione, non vi farà vivere una vita facile.
Lieta comunque di sapere che ti sei trovata bene e che ritornerai. La tua piccola ha un sorriso mentre dorme che scalderebbe qualsiasi cuore.

sai, nel mio corso c’è questa ragazza Pakistana, laureata in economia e con un buon curriculum accademico. è velata. un giorno parlando mi ha raccontato che nella sua famiglia (che è tutt’ora in pakistan) lei è l’unica che ha deciso di portare il velo. la mamma e la sorella non lo portano mentre lei lo porta tutti i giorni, e anche qui si veste in maniera abbastanza tradizionale. mi ha raccontato che lei è consapevole del fatto che sarà difficile per lei entrare in un’azienda con il velo, ma non vuole rinunciarci perchè quel velo la rappresenta ed è parte di lei.
all’univesrità una docente ci raccontò che molte immigrate africane in francia sceglievano di togliere il velo in netto contrasto con le tradizioni dei paesi dai quali provenivano per riaffermare la loro personalità, e le figlie di quelle donne (immigrate di II generazione sceglievano di indossare il velo per lo stesso identico motivo.
è difficile stabilire quanto è imposizione, quanto è scelta o altro.
E se è dura per lei sarà dura anche per noi..
Peccato che chi truffa il fisco o è violento non susciti la stessa “indignazione”. A me francamente se una donna mette o no il velo, non importa per nulla. Cavoli suoi. Mi fanno molto più arrabbiare le scorte a Noemi per il voto, scusate…
Vorrei precisare il concetto: ok, chi mette il velo è diverso da me, e potenzialmente quindi suscita difficoltà di relazione. Anche chi «la dà via» a un vecchio per entrare nel mondo dello spettacolo è diversa da me, e potrebbe suscitare in me diffidenza e difficoltà di relazione. Di fatto, non mi metto a fare crociate né contro l’una né contro l’altra. Fino a che non ledono i miei diritti come cittadino, sia ben chiaro. E se una di loro impiega le risorse pubbliche (leggi polizia) senza motivo, li sta ledendo.
…Con buona pace dell’”ateismo cristiano” ostentato dalle similpasionarie d’”Occidente” dai loro elzeviri a cinquemila carte a botta, non sono affatto sconcertato dalla presenza quotidiana di donne rispettose dello hijab e non mi faccio problemi ad indicarle come soggetti da imitare; va riferito qui un episodio cui mi è capitato di assistere personalmente a Firenze e che ha rafforzato questo atteggiamento.
La periferia della città e ricca di supermercati-discount in cui ogni giorno si riversa una folla di non-redditieri che, per arrivare in fondo al mese, ha bisogno di far la spesa senza farsi sbranar viva dai prezzi di esercizi commerciali di maggior prestigio. Un giorno di marzo dell’anno scorso in uno di questi, in coda alla cassa, c’erano due individui a loro modo esemplari.
Il primo era una donna dal forte accento toscano dal doppio mento e dall’epa prominente, con pantaloni da ginnastica e felpona informe, carrello pieno di salumi da poco prezzo e cioccolata di varia pezzatura insieme ad un bambino di circa un anno agitatissimo ai limiti del controllabile, redarguito di continuo con espressioni poco riferibili fino a quello scoppio di pianto che con ogni probabilità non è stato né il primo né l’ultimo della giornata.
Il secondo, una silenziosa figura di donna slanciata con pantaloni lunghi, spolverino e foulard nel pieno rispetto di quello hijab tanto temuto dal fatturato di parrucchiere ed estetiste (spesso temuto a torto, va detto), aveva un cestino da spesa privo delle mercanzie di cui sopra -ed il cui mancato consumo si rifletteva in un fisico assai più sano- ed un bambino di qualche mese più giovane, tenuto in un marsupio, che per tutto il tempo non soltanto non si è fatto sentire ma ha scrutato con occhio attentissimo e curioso tutto quello che gli succedeva attorno. Lucidità silente.
Ho avuto l’impressione che certi postulati sulla “civiltà occidentale” e sulla sua “superiorità” vadano profondamente rivisti. Il rischio, come minimo, è quello di esportare merce avariata…!
Esageriamo “da imitare”… Quello mai. Io rispetto ma non imito nè esorto a farlo. Qualsiasi religione che ti imponga obblighi è a dir poco fascista, che sia la messa alla domenica o il velo in testa. Che poi ci sia il buono da tutte le parti, quello è vero, come è vero che per essere una buona madre e saper educare i tuoi figli non bisogna essere religiosi.