Frazioni di secondo
Stavo parlando con un collega, che mi raccontava, con una tranquillità e un’autoironia che gli invidio, di quella volta che per una frazione di secondo aveva pensato di suicidarsi. Non riesco a non pensare a cosa debba passare nella mente di un uomo, in un momento di particolari pressioni, per anche solo pensare di prendere dritta quella curva e oltrepassare con l’auto il guard rail per buttarsi in mare. Non mi piace pensare che si possa arrivare, io mi soffermo solo a pensare a *cosa* avrei potuto fare per migliorare il mio status attuale, ma mai e poi mai metterei in forse il fatto di continuare a vivere.
Però al mio ieri ci sto pensando molto.. Vuoi che il periodo che sto passando è parecchio deprimente, vuoi che molte delle mie speranze si sono infrante contro una realtà che non rispecchia nulla di quanto avrei voluto, è un oggi che non mi rappresenta quello che sto vivendo.
Ieri, per la prima volta forse, mi son resa conto di quanto sia invecchiata, di quanta acqua sia passata sotto i miei ponti senza quasi che me ne accorgessi. Il fatto è che io sto vivendo da anni in attesa di un domani che mi porti buone notizie, seppur sia quasi conscia che queste notizie non possono oggettivamente arrivare, ma la mia speranza non vuole cedere il passo alla rassegnazione.
Non sarebbe brutto potersi rassegnare, anche se suona male, lo so, forse potrebbe calmare la mia ricerca frenetica di felicità, ma io non ci riesco, è come se sapessi di non *doverlo* fare. Quando hai altre vite che dipendono dalla tua, la prospettiva delle priorità cambia a tal punto da rovesciare ogni tua convinzione, da roderti da dentro fino al cuore della tua anima, ma non se ne va. Non c’è medicina, non c’è cura, non ci sono placebo e paliativi. Ci sarebbero *parole*, quelle che aspetto.

Non credo sia una questione di rassegnazione, credo sia piuttosto non aspettarsi un futuro che non ci sarà, perché per quanto tu lo voglia cambiare, il futuro sarà come dovrà essere, e lo farà nel modo migliore che potrà. Non rassegnarti, ma accetta quello che sarà.
Un abbraccio
Cavolo!Siamo in sei migliardi in questo mondo! Tutti noi vogliamo essere queli “alcuni” a chi succede qualcosa di specialmente buono… Per questo siamo ancora qua. Io te, un sacco di gente buona e un mucchio di gente bastarda. Sa che goduria per i bastardi non dover disputare le “cose buone” con i buoni… Anche se le buone notizie sembrano utopie e le cose belle sembrano correre lontane da noi… Secondo me è meglio rimare qui, tanto per stare a vedere se non ci becca anche solo d’striscio
L’unica misera consolazione che mi viene in mente, viste le parole che aspetti, è che almeno vieni ascoltata, o non avreste sorrisi complici… forse è meglio di tanto ciarlare senza sentire realmente.
Ma non so se ha senso… insomma non ci riesco a mettere per iscritto quello che vorrei dire.
Mer…coledì, ah no oggi è domenica!
Oh se becchiamo un calamaro gigante ce lo facciamo alla griglia?
(Lo so la California è lontanuccia, ma così giusto per ridere!)
Un abbraccio.
non so che dire…se non un abbraccio grande grande e un bacione
ho letto da qualche parte che la comunicazione è per circa l’80% non verbale…purtroppo via internet abbiamo *solo* le parole.
Sono convinta che la vera ricchezza è nel resto…che ci rende così umani.
Non ho ricette per i momenti di depressione (magari!)
ma cerco con tutte le forze di essere contenta per quello che ho, piuttosto che essere infelice per quello che non ho.
“quello che non ho è quel che non mi manca”
Un abbraccio (sarà lo stesso via internet?)
Questo post avrei potuto scriverlo io. Graze.
Ci hanno insegnato che la felicità è, più o meno, realizzare i propri sogni. Non lo è.
Se non li realizzi, sei infelice perché pensi che vorresti, dovresti realizzarli.
Se li realizzi, poi non ti basta e vuoi qualcos’altro.
Allora cos’è la felicità? Esiste? La si può ottenere?
Io credo di sì. Credo che una specie di felicità esista. Solo che bisogna capire qual è la propria. Ci vuole un sacco di tempo, e non tutti ci arrivano.
Tu sei in mezzo al guado.