Quando penso a casa mia la vedo come una torre. Si sviluppa in altezza, e in cima c’è il mio universo.
E’ un susseguirsi di gesti, la sera, quando il mio mondo piccolo dorme, e io posso finalmente dedicarmi a me.
Mi chiudo la porta alle spalle, spalanco la finestra, accendo un incenso orientale e abbasso le luci.
L’acqua calda, quasi bollente, scorre, è invitante, il profumo di limone speziato che lasciano gli olii da bagno è irresistibile. Mezz’ora, nell’elemento primario, dove i pensieri si sciolgono, le lacrime si confondono con le gocce ed il vapore, le mani giocano e gli occhi scorgono le stelle fuori dai lucernai, quando è sereno.
Musica, a corollario di tutto, quella che ti fa sognare, ti fa viaggiare in mondi lontani, quella che ti arriva al cuore, a volte te lo accarezza, o te lo disintegra in mille scheggie appuntite.
Guardo quel letto, e mi pregusto il momento in cui potrò lasciar andare i capelli sui cuscini morbidi e profumati d’oriente, dove potrò distendere tutte le tensioni di una giornata finita e ricaricarmi per le nuove sfide da affrontare al mio risveglio.
E’ brutto da dire, ma non ho ricordi di questa stanza, non ne ho. La mia mente li ha rimossi, è come se l’avessi sempre vissuto da sola, il mio castello.
E in sere come queste la malinconia sale, i pensieri si accapigliano tra loro, le paure fanno capolino, lì dove vorresti ci fossero solo sorrisi e speranza, in realtà si fa strada il buio, e temibile come mai, ogni tanto bussa anche la voglia di lasciar perdere e sopravvivere.
Ma non ci riesco. Adagiarmi e non lottare non fa parte di me. Sono arrivata sino a qui, e andrò molto oltre.
Ci sarà presto una sera, come questa, quando la pioggia rumoreggia sul tetto, e picchia sui vetri, in cui scenderò dalla torre, e davanti a un camino acceso, con due bicchieri di Armagnac invecchiato, si esorcizzeranno i demoni e le paure, e ci si lascerà andare a noi.