Chiara piange. “Mamma, ho mal di orecchie, qui!” Medicina, dieci minuti di coccole e nanna, con un “Mamma sei magica, non ho più bua…”
Ricordo le notti al pronto soccorso. Ricordo quel bambino biondo che urlava come un matto, si disperava, agitandosi senza senso. E nessuno capiva cosa gli facesse male, se un piede, l’orecchio o la pancia. Era faticoso misurargli la febbre, dovevi immobilizzarlo per dargli una medicina.
Il tiro al bersaglio delle infermiere, mille esami per diagnosticare magari una semplice influenza, che dai sintomi così confusi poteva essere tutto.
E mi viene la morte, al pensiero.
Perché nessun medico, nessuno specialista, mi potrà MAI dire o convincere che lui in quel periodo non fosse lucido, così come hanno tentato sino ad oggi di farmi pensare.
Lui capisce tutto, e a modo suo, ad esprimersi ci prova. Perché non riesce è ancora tutto da scoprire.
Chissà quante volte avrebbe voluto dirmi che la pasta la voleva senza sugo, o che preferiva una passeggiata alle giostre, o che magari era meglio la menta della liquirizia.
E altrettante volte magari, infastidita da ciò che non capivo, gli ho pure detto di smetterla, che era bello, che andava bene così.
Ma la frustrazione di questo esserino l’ha mai considerata nessuno? Io ci penso ogni istante della mia vita, immagino quante volte l’ho involontariamente mortificato, a quante volte ho tradito le sue aspettative convinta di fare il suo bene, il suo volere. E mi chiedo, da madre, come abbia fatto a non essere impazzito, a non aver perso la testa, se non negli ultimi mesi prima del controllo di Aprile.
Rifletto, mi faccio milioni di domande, e soprattutto una: perché queste cose devono succedere? Perché mi parlano di Dio, di doni, di “essere speciali”…
Cazzate, immani minchiate. Ha sofferto pene da inferno, soffre tuttora. E se sta male lui, io sono dilaniata. Ma soprattutto, ora come ora, chi me lo tocca muore.
Verrà il giorno, che lo so, ne sono certa, in cui lo riporterò in “quel posto”, e gli farò risputare tutto il veleno che ha dentro in faccia a chi lo ha trattato come un cretino. E verrà anche il giorno in cui potrà dire a sua sorella che le vuole bene, che è una rompiscatole di prima categoria, ma che lo sprona e lo incita ogni minuto della giornata.
Quel giorno, io son certa che sarà come se tutti imparassimo finalmente a volare.