Per fortuna i gatti hanno tante vite…
Mesi fa mi sono lesionata la cornea sinistra, e in poco tempo son riuscita a guarire.
Due notti fa ho cominciato a sentire un dolore fortissimo, come se un chiodo mi partisse da dentro il cervello e mi pungesse il retro del bulbo oculare, una roba atroce, tanto che ieri mattina mi son fatta accompagnare dal cogenitore ex-marito in pronto soccorso oftalmico. Purtroppo l’attesa era lunga, lui aveva altri appuntamenti perciò a un certo punto gli ho detto di andare, caso mai sarebbe ritornato dopo.
Ovviamente, per la legge di Murphy, appena lui va via mi chiamano.
Senza scendere in grandi dettagli, la stessa cornea aveva una lacerazione molto più estesa, è stata necessaria una procedura di sistemazione stile “Arancia Meccanica” e io sono uscita con un occhio completamente bendato, la faccia pesta, l’altro occhio anestetizzato e con la pupilla dilatata, pieno di una pomatina grassa che mi lasciava intravedere tutto come se avessi la “calza” delle telecamere
Ma soprattutto, ero lì da sola.
“Mamma, ciao, sono uscita, ehm non potresti venire a prendermi? Ah, si, ok, non conosci Pavia, beh, mi arrangio”.
Mi dicono che i taxi sono appena fuori dall’uscita del San Matteo, mi armo di coraggio ed esco. Un sole della madonna, io ad ogni passo stavo sempre peggio e per di più mi girava la testa.
Intravedo una signora in carrozzina “Scusi, l’uscita è di là, vero?” “No, è dall’altra parte, se vuole spingermi la accompagno” “Signora, abbia pazienza, vado da sola, che almeno se cado faccio da me e non rischio di farla finire sotto una macchina… grazie” Seguo il filo del marciapiede e vado. Esco. La strada… Lontano vedo una macchia arancione e penso – oh, il cartello dei taxi, fico! – solo che poi realizzo che mi trovo a dover attraversare una strada a doppia carreggiata per senso di marcia, senza semaforo. Vicino a me c’è qualcuno. “Scusi, non è che posso attraversare con lei?” e non mi risponde. Tolgo gli occhiali, faccio vedere la benda e aggiungo “Non ci vedo, sono uscita ora dal San Matteo” “Ah, scusi, si, si figuri, mi dia la mano” e attraverso. Aspetto ma di taxi nemmeno l’ombra. So che lì vicino c’è un’edicola e chiedo “Signora, scusi, ma i taxi?” “Ahhh, qui non vengono mai. Deve andare in stazione, col bus numero 3″ Faccio per cercare il portafoglio ma non riesco a mettere a fuoco nella borsa, continuo ad avere le vertigini ma il cervello ancora mi funziona. Ricordo di avere in tasca due euro, glieli do e mi prendo il biglietto.
A fatica intravedo la pensilina. Scorgo, credo
, una signora anziana con un ragazzo. “Signora, scusi, se arriva il tre mi potrebbe avvisare che devo prenderlo?” anche lì, nessuna risposta, tolgo gli occhiali, mostro il disastro “Non ci vedo…” “Ah, scusi, sa con tutti i malintenzionati che ci sono… mi dia il braccio che quando arriva il tre mio nipote ci carica entrambe” Poco dopo arriva il bus. Mi concentro, ce la posso fare. Ovviamente cedo il passo alla signora, resto indietro, non vedo l’ultimo scalino e finisco IN BRACCIO al conducente. “Senta abbia pazienza, non ci vedo, non ho visto lo scalino…” “Dove deve scendere?” “In stazione…” “Ecco, allora si metta qui vicino a me che la avviso io” Ewwwiwwwaaa, qualcuno che mi aiuta. Si, ma damn, devo obliterare… una vecchietta mossa a compassione mi oblitera il biglietto, mi sistema in un angolino vicino all’obliteratrice e mi offre persino il suo posto a sedere che rifiuto avendo solo poche fermate.
Arrivo, scendo, saluto e ringrazio. Mò son di nuovo sola. E’ mezzogiorno passato, ci sono trenta gradi, non vedo un cazzo, sto male. Però la stazione la conosco. A tentoni, per evitare le aiuole, arrivo al deposito dove, ovviamente, non ci sono taxi. Mi attacco al palo del cartello perchè mi viene un capogiro e, a mò di Mr Magoo, vedo che esiste un numero di radiotaxi da chiamare. Istantaneamente lancio una maledizione all’edicolante che me lo poteva anche dire e non vendere un biglietto. Ravano nella borsa, cerco il telefono e ringrazio il cielo che l’androide ha i tastoni numerici enormi, chiamo e prenoto.
Dopo cinque minuti esatti arriva il mio taxi, vedo la macchina bianca (o meglio la sua sagoma) mi alzo a fatica dal marciapiede dove mi ero messa per non rotolare per terra ma… una ragazza sudamericana esce di corsa dalla stazione e sale al volo sulla mia auto fermandola pochi metri prima di me. Scene da delirio, un vecchietto che la insulta per il gesto maleducato, tenta di lanciargli oggetti e preso dalla pena e compassione, si siede lì vicino a me e mi chiama un’altro taxi col suo cellulare.
Finalmente arriva la macchina, chiacchere di rito, mi riporta a casa dove mia mamma mi aveva preparato il pranzo “prima che ti prendi fuoco col gas” O.o
Pago, spero mi dia il resto giusto, e scendo mentre la figlia lo chiama e lui ci fa una lite mostruosa al telefono. Citofono, questo fa inversione, non vede il muro dell’ingresso di mia mamma, “aggancia” la portiera di guida della sua utilitaria e… la porta si stacca e cade a terra.
Oh, io son corsa dentro, prima che questo si incazzasse con me, ho mangiato qualcosina e poi sono andata a morire nel letto.
Oggi ci vedo, non ho più dolori, l’occhio destro sta alla grande, il sinistro recupererà, ma il mio giovedì mattina era da raccontare ![]()
Saluti dalla vostra Gatta-MrMagoo ![]()

Perchè rischiare tanto? Potevi chiedere direttamente al centralino dell’ospedale di darti una mano, visto che eri momentaneamente impossibilitata a muoverti in sicurezza (sono tenuti), o al limite chiamare un taxi dall’ospedale stesso… chi chiama da ospedali e da case di cura in genere ha la precedenza…
Hai rischiato di farti del male e mi piange il cuore a pensarti sola e in difficoltà…. Terribile.
Per fortuna va meglio ed è andato tutto bene.
Da me e da mia moglie Laura un grande abbraccio affettuoso e un augurio a te e ai tuoi bambini,
Tifiamo per voi.
pooorca miseria che giornatina!!!!!!