E come tutti gli anni puntuale, mi sveglio il 22 Febbraio col vuoto dentro.

Non che gli altri giorni non ci sia, è che oggi è sempre un po’ più forte. Stamattina ho allungato la strada, per tornare a casa dopo aver portato i bambini a scuola, ho scalato la marcia, ho sentito urlare il motore, e ho urlato anch’io, perchè l’unica persona a cui non ho potuto chiedere scusa come avrei voluto, è stata proprio quella a cui non lo potrò mai fare più.

Chiedere scusa non serve a niente però, sai. Ti mette in pace con te stesso, ma non serve a niente. Finchè ti perdoni da solo, soprattutto perchè la maggior parte delle volte quelle che tu percepisci come colpe da espiare son solo il tuo personale modo di sopravvivere. Io non ho niente da farmi perdonare. Da nessuno. Perchè il perdono lo chiedi quando fai del male, e io per ora ne subisco solo.

Aspetto il momento in cui ti ritroverò, da qualche parte, lo sai che non credo in nulla se non nelle nostre anime, e potremo finalmente parlare. Che son nove anni che ti parlo, e parlo da sola come facevo gli ultimi mesi in cui mi guardavi con occhi accusatori. Io non ho colpe. Se non di voler troppo bene, di provare sentimenti troppo forti, e questa non è una colpa. Però non aver fretta di chiarire, io di qua ho ancora molto da fare. Solo continua ad ascoltarmi, che non lo hai più fatto. E io continuerò a parlarti, a piangere, a soffrire. Perchè è da quando sei mancato tu che ho capito cosa voler dire essere soli in mezzo a tutta la gente. Soli. Senza possibilità alcuna.

Ti voglio bene papà.