Stamattina mi son svegliata alle 11, ben arruffata tra piumone e gatta che mi faceva le fusa praticamente tra il collo e lo sterno, con il sole che a malapena penetrava da un piccolo spiraglio della tapparella.
Un bicchierone di succo di arance rosse, vitaminico e corroborante, una sigaretta (non si puo’ certo essere troppo salutisti, cari miei) e una passeggiatina in terrazzo ad assaporarmi l’aria frizzante.
E’ una giornata luminosa e posso godermela tutta per me.
Con la pigrizia di fare le cose lentamente, seguire i miei bioritmi, bermi il caffe’ quando mi va e se mi va, non nella pausa apposita o quando la segretaria me lo porta, prepraarmi il pranzo alle due con la lentezza estenuante della micia che si stiracchia sonnacchiosa sul calorifero.
Cosi’.
Tra quattro cavolate scritte in rete e una bella mail a cui rispondere, tra il tepore delle mura domestiche e la finestra selettiva sul mondo che mi sono selezionata sullo schermo.
E’ bello cosi’, mixare le abitudini, le circostanze, le situazioni, per trarne un habitat ideale, seppur con una grossa mancanza che mi pesa sempre piu’, ossia l’assenza infrasettimanale di mio marito. Ma per quella saro’ paziente.
Qualche idiotissima passione casalinga a cui dedicarmi (la cucina, la mia nuova bellissima macchina per fare il pane, la ricerca di ricettine alternative…) che nonostante il mio anticasalinghismo riesce comunque a farmi piacere e via, verso una bella serata tra amici, che si prospetta essere decisamente serena e divertente.
Forse e’ tardi, o forse no. Ma imparare a quasi trent’anni come si sta bene quando si ritaglia per se uno scampolo della propria vita, comincia a cambiarmi in meglio.