Chiara

Cat and kitten

Trust

Abbandònati. Lasciati guidare. E il mondo sarà per tutti migliore.

Astri

“E’ buio, lì c’è la luna, la luna piena.
Adesso lei è in cielo e fa la nanna, il sole va a lavorare di notte.
Allora la luna tiene tutti i suoi bambini vicino a fare la nanna, le stelline.
Poi al mattino il sole torna, va in cielo a dormire, la luna sveglia le stelline, le porta a scuola e va a lavorare lei.”

Chiara, 32 mesi di età, stasera in macchina tornando a casa.

Cry

Chiara piange. “Mamma, ho mal di orecchie, qui!” Medicina, dieci minuti di coccole e nanna, con un “Mamma sei magica, non ho più bua…”
Ricordo le notti al pronto soccorso. Ricordo quel bambino biondo che urlava come un matto, si disperava, agitandosi senza senso. E nessuno capiva cosa gli facesse male, se un piede, l’orecchio o la pancia. Era faticoso misurargli la febbre, dovevi immobilizzarlo per dargli una medicina.
Il tiro al bersaglio delle infermiere, mille esami per diagnosticare magari una semplice influenza, che dai sintomi così confusi poteva essere tutto.
E mi viene la morte, al pensiero.
Perché nessun medico, nessuno specialista, mi potrà MAI dire o convincere che lui in quel periodo non fosse lucido, così come hanno tentato sino ad oggi di farmi pensare.
Lui capisce tutto, e a modo suo, ad esprimersi ci prova. Perché non riesce è ancora tutto da scoprire.
Chissà quante volte avrebbe voluto dirmi che la pasta la voleva senza sugo, o che preferiva una passeggiata alle giostre, o che magari era meglio la menta della liquirizia.
E altrettante volte magari, infastidita da ciò che non capivo, gli ho pure detto di smetterla, che era bello, che andava bene così.
Ma la frustrazione di questo esserino l’ha mai considerata nessuno? Io ci penso ogni istante della mia vita, immagino quante volte l’ho involontariamente mortificato, a quante volte ho tradito le sue aspettative convinta di fare il suo bene, il suo volere. E mi chiedo, da madre, come abbia fatto a non essere impazzito, a non aver perso la testa, se non negli ultimi mesi prima del controllo di Aprile.
Rifletto, mi faccio milioni di domande, e soprattutto una: perché queste cose devono succedere? Perché mi parlano di Dio, di doni, di “essere speciali”…
Cazzate, immani minchiate. Ha sofferto pene da inferno, soffre tuttora. E se sta male lui, io sono dilaniata. Ma soprattutto, ora come ora, chi me lo tocca muore.
Verrà il giorno, che lo so, ne sono certa, in cui lo riporterò in “quel posto”, e gli farò risputare tutto il veleno che ha dentro in faccia a chi lo ha trattato come un cretino. E verrà anche il giorno in cui potrà dire a sua sorella che le vuole bene, che è una rompiscatole di prima categoria, ma che lo sprona e lo incita ogni minuto della giornata.
Quel giorno, io son certa che sarà come se tutti imparassimo finalmente a volare.

Fab Four in Gardaland

Oggi ho visto un bambino su un trattore finto che sorrideva ai maialini e alle mucche finte.
Una bambina che credeva di volare guidando un aereo di fianco alla mamma.
Occhi che avidi guardavano il mondo da una monorotaia, alti come mai erano stati.
Ho visto foto di ricercati nel west, tre ricercati, una pericolosissima donna sorridente e due cuccioli estasiati.
Ho visto adulti di più di 40 anni col timore dell’Ortobruco e ancor di più della Magic House.
C’era poi una bambina di quasi venti kg in un marsupio sulla schiena della mamma, che si lamentava che era stanca, lei…
E poi i pirati, i delfini, i faraoni, gli scoiattoli, gli alberi che muovevano gli occhi, e il Sea Life. Dove una duenne urlava che nevolevaDDDDUEE indicando gli squali.
Scivoli, schizzi d’acqua, elefantini dorati, fiori e uccellini cinguettanti.
E ho visto, scusate se è poco, due bambini felici, con due genitori sorridenti, soddisfatti e distrutti.
E che il resto se ne andasse tutto affanculo. :)

Ore 21

“Chiara, domani andiamo tutti a pranzo da nonna, che ci sono mio zio M. la mia zia A.”
“Beneeee, tutti a panzo da nonna, Caua, Alex e Mamma, ci sono zio M e zia A. Chi è zia A?”
“E’ la moglie di zio M, Chiara”
“E chi è zio M?”
“E’ il fratello del papà di mamma, Chiara”
“E’ fratello di nonno?”
“Si Chiara” e gli occhi già mi diventano lucidi.
“E perchè nonno non è mai con noi?”
Piango.
Che gli dico? Che è in cielo? No, perchè suo padre prende mille aerei, sia mai che pensa che se ne vada all’aldilà :D.
“Chiara, nonno non c’è più”
“Ma nonno vuole bene Caua?”
“Certo Chiara, non può dirtelo, ma sono sicura di si”
“Eh, si, nonno vuole bene Caua, e vuole bene mamma, e ha gli occhi azzurri. Buonanotte mamma”

Ecco. Tralasciamo che forse avrei dovuto cambiare la federa del suo cuscino che avevo abbondantemente lavato, tralasciamo sul fatto che spiegare a una bambina di due anni e mezzo che non ha mai conosciuto e che non conoscerà mai i suoi nonni è una cosa di una difficoltà inaudita. Quello che mi è rimasto più difficile metabolizzare è che avrà visto si e no un paio di volte la foto di mio padre. Posso pensare che l’abbia memorizzata, e non che pensi che tutti i figli sono uguali ai loro genitori, visto che nè lei nè suo fratello hanno i miei occhi azzurri, gli stessi di mio papà. E’ stata la naturalezza con cui ha asserito questo dettaglio, unito al fatto che, se nonno le vuole bene, allora deve voler bene anche a me.
Non è così semplice. Ci son volte in cui si diventa genitori e non si smette di essere figli, perchè quel periodo della tua vita non è mai potuto giungere ad un termine, alla fine di un percorso. Perchè dieci, cento, mille motivi hanno fatto sì che il tuo genitore si allontanasse e ti allontanasse a tal punto da farti sentire in dovere di dimostrare (inutilmente, ça va sans dir) che eri figlia meritevole di affetto. E l’amore, l’affetto, la vicinanza, ad un figlio non dovrebbero mai mancare, proprio di default. Per me non è stato così, a distanza di sette anni non ho smesso di soffrire, anzi, ogni volta la cosa si acuisce.
Ogni volta che vedo i miei figli con il mio ex marito, quando lo chiamano papà, per me è automatico pensare che anche a me piacerebbe poterlo fare, potergli dire qualcosa, anche un vaffanculo come ai vecchi tempi, litigarci, raccontargli cosa mi succede, e soprattutto, mai come oggi, ascoltare un suo prezioso consiglio. E’ difficile dimenticare, è stato ancor più difficile perdonare, ma almeno quello l’ho fatto. Gli ho fatto conoscere il suo nipote più grande, quel giorno in cui non ce la facevo più dalla tristezza. Lo stesso giorno che io e mio figlio ci siamo stretti a piangere su quel cazzo di pezzo di marmo che io odio più di tutto al mondo, lo stesso pezzo di marmo che dopo sei anni vedevo per la prima volta. E da lì, da quel giorno, sarà pure stato un caso, ma per noi è stato tutto in discesa.
Io non credo, bestemmio come un muratore, fedele alle mie origini venete. Non c’è Dio per me, solo una vita che ahimè siamo noi stessi a plasmare con le nostre inabili mani. Però credo alle cose che succedono, e nulla accade mai per caso. I sogni, le volte che inchiodo con la macchina perchè mi pare di vederlo attraversare cento metri più in là… ogni volta succede qualcosa, ogni volta penso che un segno, ovunque lui sia, me lo vuole dare.
E mi struggo, perchè, proprio la scorsa settimana mi è successa una cosa simile, e per ricordare il suo sorriso ho dovuto tirar fuori una foto, che a me sorrisi dal 95 non me ne faceva più. Non me lo ricordavo il sorriso di mio padre, non me lo ricordavo. Esattamente come non mi ricordo più l’effetto che fa avere una persona che si prenda cura di te senza voler nulla in cambio. Questa è la cosa peggiore che può capitare, che tu sia figlia, moglie, amica, madre. Perdere l’amore di chi ami.
Sorrido, sorrido sempre. Li abbraccio, li bacio, li coccolo, li seguo, sempre e comunque. Per me è un piacere. Non sarà mai un dovere. Tutto può succedere, ma mai i miei figli non staranno male come sono stata e sto io. A loro l’amore non mancherà mai.

Centri commerciali 2 – La vendetta

Io apprezzo e ammiro la costanza dei venditori nei centri commerciali, quelli con i banchi di divani, tende, amenicoli in silicone da cucina e simili. Amo un po’ meno l’insistenza sgradita.
Mia figlia è uguale a me.
Carugate, a lato del (maledetti crepate) Apple Store, banchetto di tende da sole.
“Signora, che bei bambini – (tremo) – perchè non li protegge con una bella tenda da sole nuova?”
“Le abbiamo già. Nuove, identiche alle sue”
“Ma questa bella bambina, con la pelle così chiara e delicata… non si scotterebbe di meno protett..”
“Signora, grazie, le ho detto no, siamo già a posto”
Chiara “Ha detto no, la mamma”
“Piccina lasciami parlare alla tua mamma.. Vede signora..”
“Signora, davvero, non mi interessa, devo andare a prendere il gelato ai bambini…”
Alexander fa il segno di buono e un sorriso a 187 denti.
Chiara “Mamma deve comp(r)a(r)e gelato me e Alex”
“Bambina su, sii paziente…”
Bambina si incazza e demolisce mezzo stand in cartonato poggiato malamente a terra.
“Glielo avevo detto che non siamo interessati e che dovevo sbrigarmi a comprar loro la merenda… andiamo bambini, arrivederci”
E cazzo. :D

Memo #3

Mai e poi mai andare a prendere la cartuccia della stampante in un centro commerciale che abbia al suo interno un Toys center.
Tanto con tutti i buoni propositi che posso farmi, uscirò sempre con regali per i cuccioli.
Oggi abbiamo una cosina delle fatine Disney, una di Saetta McQueen e una di Hello Kitty. Tre regali per tre bambini sorridenti.
Anche se i figli poi son solo due ;)

Ho visto cose che voi umani..

Ho camminato in un parco, in un pomeriggio di sole, con entrambi i miei bambini per mano che sorridevano, e mi son sentita padrona del mondo.
Ho visto una mamma allontanare il figlio dal mio, perchè l’autismo è contagioso, e mi è dispiaciuto per la sua ignoranza (tanto i bambini all’asilo giocano tutti insieme).
Ho visto persone accigliate e incupite aprirsi in un sorriso contagioso mentre mi incrociavano, e mi son sentita felice.
Ho visto un bambino orgoglioso di aver raccolto le foglie secche insieme alla mamma ed aver contribuito a sistemare il giardino, con la sorellina che gli batteva le mani dalla finestra.
Vedo tutti i giorni quei due visi rilassati e sorridenti che dormono abbracciati, con la serenità dipinta addosso, e sì, son sempre più convinta di avere la ricetta per rendere il (mio) mondo migliore.

Bedtime Stories

Finchè hai avuto tre anni e mezzo, hai sempre vissuto il contatto fisico come una costrizione negativa, un fastidio insopportabile.
Ora aspetti che la sera la piccola si accoccoli tra le mie braccia, con la schiena contro il mio torace, e il respiro che le scompiglia i capelli mentre lei si lascia addormentare sorridendo. Poi sorridi, mentre la metto nel suo lettino, aspettando il momento in cui ci ributteremo nel letto, e tu mi puoi abbracciare, infilando i tuoi piedini caldi in mezzo alle mie ginocchia. Mi guardi, sorridi beffardo sapendo che sarò tutta tua, e chiudi gli occhi, pregustando il riposo.
Sino al mattino, ti attacchi a me come una cozza allo scoglio, e se ti svegli giochi con i miei capelli per riaddormentarti da solo. Al mattino apri un occhio, a metà, l’angolo sinistro della tua bocca si atteggia a sorriso mentre ti dico che è ora di andare a scuola. Mi prendi il braccio con forza, ti fai abbracciare stretto stretto, con il viso premuto sul mio petto e mi cingi anche con le gambe per non farmi andare via. Il mio giorno si illumina.
Grazie per darmi tutto questo, Alexander, è un’abitudine che la tua mamma ha preso molto volentieri…

Ambra e dentini

E’ che non ci credevo, mi pareva assurdo… invece dall’ambra, che non è una pietra, bensì una resina, si sprigionano microsostanze che alleviano i dolori dei nostri bimbi in fase di dentizione.

E diciamocelo, è fighissima con la sua collana al collo :D