Mio figlio è speciale
Le rane dalla bocca larga.
8Scuola, ore 12.30.
“Scusa, sei tu la mamma di Alexander?”
“Si, certo, perchè?”
“Ma lui al mercoledì esce sempre alle 12?”
“Si, dobbiamo andare a Pavia a fare terapia riabilitativa e comunque non fa i pomeriggi…”
“Ah, allora fa terapia…”
Ve la faccio breve. Mercoledì 26 ottobre alle 18.10, durante una riunione dei genitori a scuola, il figlio di questa ragazza è stato massacrato di botte, hanno dovuto chiamare l’ambulanza e dargli dei punti. Lui con trauma cranico e shock non ricorda nulla, nessuno ha visto niente, ma le illazioni di un gruppo di merde che identificherò hanno detto che era colpa di mio figlio.
Il capro espiatorio, l’unico che non si può difendere. Perchè eravamo fuori dall’orario scolastico, la direzione dice di non poter fare nulla… ma io si, e domani non la passano impuniti. Che dare la colpa a un’altra persona dei propri misfatti è già da merde, fare illazioni sulle sue terapie individuali è da stronzi, e non si devono nemmeno permettere. Dire che sono furente è poco. Questa è la scuola pubblica, questi sono i genitori delle generazioni future.
Standard
3Una delle cose che più mi infastidisce al mondo è la standardizzazione, la catalogazione, il fare di tutta l’erba un fascio.
Ci sono parametri oggettivamente incontrovertibili, quelli ad esempio dei valori ematici, troppo alto, troppo basso, se è un livello delle piastrine lo posso capire. Per tutto ciò che riguarda la psiche però forse andrebbe fatto un passo indietro, lasciata la matematica applicata, le formule, i test a risposta multipla, e guardato l’individuo con una maggiore profondità e voglia di capire.
A tre anni e qualche mese, Alexander era sotto OGNI aspetto catalogato come bambino autistico. Pensate a quello che ho potuto provare io, la stessa ragazzina idiota che guardava con compassione Rain Man, a sentirmi dare un verdetto finale così. Poi con gli anni, beh, è successo di tutto, e lui, a un tratto, non lo era più.
Cos’ha? Non lo so, non lo sanno, non è dato saperlo. Questo perchè ci sono delle scale di valutazione, dei test, non esistono metodi oggettivi REALI per sapere nulla.
Ma veniamo ad altro. Avete figli? Se ne avete, ve lo dico dal profondo del cuore, vi auguro stiano bene. Si, perchè altrimenti comincerà per voi un calvario che, se non avrete la forza di buttar fuori tutta la merda che avrete dentro, non lo passerete indenni. Io ho avuto la fortuna incredibile di essere una persona con la faccia peggio del posteriore, e di aver messo tutto qui, in piazza, su queste pagine, per esorcizzare, per confrontarmi, per parlare e per tirar fuori il fiele. Altrimenti mi sarei dovuta fidare, sedendomi, dei professionisti.
“Alexander è refrattario ai cambiamenti, ha bisogno di routine, deve sempre avere un percorso quotidiano da fare” e a me subito viene spontaneo “ma che due coglioni, tutti i giorni le stesse cose…”. Perchè? Perchè per la maggior parte degli autistici questo è lo standard. Ma la maggior parte non vuole dire TUTTI. Lui ad esempio si annoia con una facilità estrema, ed essendo di natura curioso come un gatto, vuole vedere cose, girare posti, provare esperienze diverse. Ma ciò, per la vecchia NPI, non andava bene, quindi ti prendi carico dei rischi e lo fai di tua spontanea volontà. E il bambino sta bene.
“Ho sentito a un convegno che per parlare agli autistici non bisogna guardarli negli occhi” e io penso “si, di solito anch’io gli fisso il piloro quando gli parlo”. E hai partecipato a un convegno per immagazzinare una tale stronzata? Ma soprattutto hanno fatto fare un convegno a uno che dice tali cazzate? Gli autistici hanno un contatto oculare pressochè inesistente, sfuggente. Alexander ti fissa, ti cerca, si esprime molto bene con la mimica facciale, immagino gli faccia piacere la maestra gli parli guardando la sua compagna di classe…
“Questo metodo è il MIGLIORE per facilitare la comunicazione, vedrete che…” e poi a casa lui prende le icone della comunicazione augmentativa, mi fissa negli occhi, e con lo sguardo carico di odio le rompe in mille pezzi. Magari perchè vorrebbe parlare anzichè indicare un disegnino che pure io fatico a capire? Forse perchè ha bisogno d’altro e nemmeno lui sa dirmi come? O più semplicemente perchè non gli piace, non lo capisce, cazzo, ma un po’ di versatilità nei metodi no?
Questa è la pecca di chi segue i malati neuropsichiatrici. Sono pochissimi davvero, non potete immaginare, i terapeuti, i medici, gli assistenti, gli educatori che siano volti a capire l’individuo piuttosto che applicare i metodi imparati a memoria nella carriera scolastica. Io da mio figlio imparo ogni giorno. Mi mangio il fegato a litigarci, non potete capire quanto, perchè miseria non è semplice trovare un linguaggio comune per poter dialogare, e non ci sono vocabolari di Alexandrese-Italiano, li stiamo creando noi, ora dopo ora.
Quello di cui non smetterò mai di ringraziare il mio piccolo disastro di ometto è di avermi insegnato ad ascoltare, a valutare, a riflettere, ad osservare. Non ero così “profonda” prima che arrivasse lui, in questi anni sono molto cambiata. Mi ha insegnato a non arrendermi alle apparenze, a cercare i motivi, i punti di incontro di due rette apparentemente destinate a non incontrarsi mai. A mettermi in gioco, a costruire un metodo dissacrante e funzionale, a non arrendermi a una definizione, a uno standard, a un bollo del cazzo appiccicato da chi non aveva voglia di far fatica e ha fatto prima a dirci “seguite i punti da uno a dieci e mettetevi l’anima in pace”. Si, perchè la fatica è quella che mi ammazza. Avessi una giornata di 80 ore di cose ne farei molte di più, fossi Wonder Woman anche. In ogni caso non mi fermo. E ora sto andando avanti, senza falsa modestia, anche molto bene. E la cosa più bella è che ora andiamo avanti insieme.
Giù le mani da(l cuore di) mio figlio
10Pensavo che dopo lo scorso anno non si potesse peggiorare, pensavo che dopo le parole dette e verbalizzate dal nostro avvocato durante l’ultimo incontro con quella che purtroppo è ancora la nostra attuale Direttrice Scolastica, almeno qualche promessa venisse mantenuta “Faremo di tutto perchè E. ci sia ancora il prossimo anno per Alex, daremo il nostro meglio per…”
Per?
Settimana 1 (12/16 Settembre)
Siamo ancora in attesa di sapere se la Dott.ssa E., sostegno dello scorso anno, è stata riconfermata in graduatoria come richiesto dalla scuola.
Ci sono state assegnate venti ore di ASSISTENZA ALLA PERSONA da parte del Comune. Per chi non lo sapesse un assistente alla persona è un collaboratore ausiliario, NON UN INSEGNANTE che si occupa di (cito normativa CCNL) “ausilio materiale agli alunni portatori di handicap nell’accesso dalle aree esterne alle strutture scolastiche e nell’uscita da esse. In relazione alle esigenze emergenti nel sistema formativo, con riguardo anche ali’integrazione di alunni portatori di handicap e alla prevenzione della dispersione scolastica, partecipa a specifiche iniziative di formazione e di aggiornamento. Vanno comunque garantite, anche attraverso particolari forme di organizzazione del lavoro e l’impiego di funzioni aggiuntive o l’erogazione di specifici. compensi, le attività di ausilio materiale agli alunni portatori di handicap per esigenze di particolare disagio e per le attività di cura alla persona ed ausilio materiale ai bambini e alle bambine della scuola materna nell’uso dei servizi igienici e nella cura dell’igiene personale”. Nel nostro caso è stata riassegnata B., come lo scorso anno, ex educatrice della scuola materna, che per alcuni mesi si è documentata e confrontata con la precedente insegnante di sostegno E., bravissima psicologa, per come interagire al meglio con mio figlio facendolo riuscire a raggiungere determinati traguardi.
Sino al mercoledì 14 nessun sostegno. Giovedì 15 e venerdì 16 si presenta M., ragazza solare e volenterosa, già pratica di disabilità, con cui, in soli due giorni, Alexander instaura un bellissimo rapporto e comincia a concederle la sua fiducia. Venerdì ci salutiamo con “Spero davvero di essere assegnata a lui, lavoriamo davvero bene insieme, vado ora a Pavia a consultare le graduatorie”. Ovviamente è stata destinata altrove e non l’ho più vista. Caso mai mi leggesse, la ringrazio per quegli unici due giorni di calma.
Settimana 2 (19 Settembre – oggi)
Lunedì. Vedo l’assistente alla persona all’ingresso a scuola “Oggi arriva la nuova insegnante di sostegno, speriamo bene, incrociamo le dita”. Alexander come ogni mattina le prende la mano sorridendo e se ne va felice.
Alle 12.30 vado a prenderlo. Si presenta I. Tralascio le mie considerazioni personali, le ho già fatte altrove. Vado al dunque. I non ha mai lavorato con disabili e non ce la fa a stare con bambini come lui. Richiede la compresenza dell’assistente alla persona, non sa da che parte cominciare. Starà con lui sino al 28 ottobre, poi non si sa. Una mamma di fianco a me vede mio figlio uscire dalla scuola e mi dice, ironica “Che faccia ha? Gli è morto il gatto o l’hanno condannato a morte?” Escono gli altri bambini e.. oh, toh… il suo sostegno dello scorso anno… ma come, non era in graduatoria per il sostegno? Eh, già, peccato ora faccia SUPPLENZA A UNA PRIMA CHE HA LA MAESTRA IN MATERNITA’ (ricordate le parole della DS? Faremo l’impossibile per mantenere lei in caso di nomina…). Alexander la vede con la coda dell’occhio, mi tira verso di lei e io gli sussurro “Amore, ora E. ha un’altra classe… non puoi andare da lei…” Alexander sale in macchina e scoppia a piangere. A dirotto. Per minuti interminabili.
I giorni passano. L’assistente alla persona è sempre più disperata. “Non ho più parole, non posso parlare…” “Eh, B…. oggi parlerò io” le dico. E una maestra a fianco “Signora, lo faccia in fretta, stanno rovinando sia gli alunni che hanno difficoltà che tutte le classi a loro collegate”. Vi dico solo che fatico a capire quando questa nuova insegnante mi parla. Immagino mio figlio che ha problemi di linguaggio e comunicazione… “Barbara, oggi è stato uno strazio” mi dice l’assistente alla persona “lasciarlo andare in classe con lei. Piangeva a dirotto e mi si attaccava ai vestiti, è persino scappato fuori con lo zaino”
E mentre me lo dice, vedo uscire anche la prima con il suo sostegno che fa supplenza, che incrocia il mio sguardo con uno triste che non ho parole per descrivere.
Ora. Io non posso lavorare. I miei orari utili sono dalle 9.15 alle 12.15 e dalle 23 alle 2 di notte. Quindi lavoro da casa, prendo una miseria tolti iva e tasse, e non arrivo nemmeno a fine mese. Quello che ho lo spendo tutto in spesa, bollette e terapie riabilitative per mio figlio. Forse se mia madre mi aiuta, riuscirò a far fare qualcosa anche a Chiara, che vorrebbe andare a ginnastica con le compagne, ma ancora non lo so. Una cosa è certa. Ho messo la casa in vendita, se necessario la ipotecherò anche, ma io da questa cosa ci devo uscire, perchè, cara Direttrice Scolastica, in un anno di turnover di decine di insegnanti, sei riuscita a dirmi che sono un cattivo genitore perchè non ho messo mio figlio in una scuola speciale, avendo seguito le direttive di uno psicologo sicuramente inferiore a te in preparazione, e soprattutto a farlo diventare insicuro, arrabbiato col mondo e triste. Perchè viene trattato come un paria, relegato in una classe individuale, perchè è comodo dire che “gli serve quello”. No, va integrato. Alexander adora stare in mezzo alla gente, lo sai che per farlo divertire andiamo insieme a far la spesa, o cuciniamo, o creiamo gioiellini per amici e per beneficienza? Alexander sa essere uno stronzo di prima categoria, ma lo fa in una sola situazione: quando viene trattato male, demotivato, ridicolizzato, sminuito, lasciato in un angolo.
Non li abbiamo i soldi per il ricorso al Tar, non li abbiamo. Ma troverò chi mi aiuta, ho dei buoni amici, sono in contatto con associazioni, io questa non te la faccio passare liscia.
A mio figlio basterebbe qualche ora con una maestra competente, e invece voi avete tolto a lui e a noi la fiducia in un organo statale con ottime possibilità di funzionamento come la scuola pubblica. E non venirmi a dire dei tagli. La maestra è lì. Solo assegnata altrove. Altro che continuità didattica. La tua ennesima promessa da marinaia. Ecco, marinaia, ora son quasi certa che, adesso, ti farò affondare io.
Se mio figlio fosse un’auto
9Eccolo. Lo pensavo ieri notte, mentre si stringeva a me forte forte nel lettino per addormentarsi. Alexander è una splendida fuoriserie, nera, lucente, irresistibile, veloce, performante, che non posso targare.
No, niente da fare, la motorizzazione non me la omologa. E’ che.. diamine, c’è qualcosa che non va nel suo impianto elettrico. Perchè sulla carta andarci in giro sarebbe fantastico, praticamente un sogno. Lui è perfetto, non ci sono obiezioni, e non è un parere soggettivo o di parte il mio. Purtroppo capita che funzioni solo l’accensione del motore. Poi inserisci l’indicatore di direzione e suona il clacson. Accendi la radio e si ingrana la prima. Metti la retromarcia e suona l’antifurto. E nessuno sa come possa succedere! E’ stato tre anni in un’officina rinomatissima, ma invece di uscire riparato, era ancora più malconcio, pieno di bozzi ed impolverato, persino mi avevano proposto di mettergli il gasolio al posto della benzina, cioè, vi rendete conto?
Allora me lo sono portato in garage, l’ho lucidato, amorevole, tutti i giorni, tutto il giorno, ed ogni tanto, imparando quali bizzarrie comandava la sua centralina elettronica HHT, riuscivo anche a fare il giro dell’isolato. Però poi le cose sono ricominciate a peggiorare, e nelle officine non c’era mai posto, o non erano abbastanza preparate. L’ultima poi, me lo teneva lì su un ponte, da solo, sollevato, con le ruote a penzoloni. A volte si scaricava talmente la batteria che non si accendeva nemmeno più e poi al ritiro erano tutti problemi miei ritrainarlo in box. E ci deve per forza andare tutti i giorni, fa parte delle procedure per la targatura…
Adesso ha cominciato a frequentare un nuovo posto dove fanno principalmente revisioni e mettono il bollino blu. Pare che insomma, quando la centralina viene tarata lì, per qualche minuto possa andare in giro tranquilla come se fosse un’auto che funziona, perciò magari boh, tra qualche anno, quando avranno trovato l’origine del guasto e l’avranno risolta, magari lo posso targare ed usare normalmente.
Si, perchè ora è un pericolo. Per chi lo guida e per chi è a bordo, e per sè stesso. Non sai mai a quale azioni corrisponderanno i comandi. Se le portiere si apriranno in corsa, se invece di frenare accelererai.
Avessi ancora io l’officina, lo porterei nel reparto elettrauto, aprirei il cofano, attaccherei l’hht alla presa vicino al vano fusibili e farei un test approfondito per capire cosa non va. E magari ordinerei una nuova centralina. La cambierei in un paio d’ore di manodopera. E finalmente la mia splendida auto potrebbe andare veloce nel vento di una strada panoramica lungo la costa azzurra.
Però il mio bimbo non è una macchina. Il mio bambino è una creatura diversa ed incontrollabile. Ma la cosa che mi fa più male è un’altra. Che di tutte le “officine preposte alla riparazione” non ci sia uno straccio di “meccanico” che sappia trattare il suo problema e risolverlo, o per lo meno mitigarlo. Ma sinora siano stati tutti degli sfasciacarrozze travestiti da tecnici certificati. E noi, invece, vogliamo viaggiare.

Selezioni durissime
5Secondo giorno di scuola.
Il Comune ha deciso che gli ultimi 500m di strada senza uscita che terminano all’ingresso della scuola DEVONO essere chiusi, i genitori devono portare i figli a piedi, qualsiasi siano le condizioni meteorologiche. Ha anche tolto lo scuolabus, eh, mica cotiche, per incentivare l’uso del Pedibus, una splendida iniziativa del nostro solerte Sindaco. Certo. In un paese dove per il 90% del tratto urbano non ci sono marciapiedi è proprio l’alternativa intelligente.
Stamane per arrivare a scuola (io abito a circa 2km di distanza) ho trovato un traffico che manco fossimo a Milano ma ho evitato il blocco in quanto titolare di contrassegno disabili, ed ero esentata dalla disposizione. Buon per me, che per Alex sconvolgere le abitudini è sempre un caos.
Non sapevo però del nuovo divieto. Quello che le macchine non possono entrare nella strada ma… i genitori non possono più entrare NELLA SCUOLA!
A parte la mia condizione, non vi dico i genitori dei bambini di sei anni, al SECONDO giorno di scuola che vagavano spaesati nell’androne perchè, poverini, non ricordavano dove fossero le loro classi! Ma la ciliegina sulla torta, è stato il nuovo bidello. Da me scambiato per un manovale all’ultimo anno di lavoro, prossimo alla pensione. Altezza circa m 1.55 (quindi un venti cm in buoni più basso della sottoscritta) che faceva da buttafuori all’ingresso. Non ha fatto passare nessuno.
Io, purtroppo, dovevo per forza entrare ed accompagnare mio figlio, perchè devo consegnarlo all’insegnante di sostegno.
“Dove crede di andare, non può entrare”
“Mio figlio è disabile, devo accompagnarlo e lasciarlo alla maestra di sostegno”
“Si, disabile quello…”
Ah. Ahahahah.
Respira, inspira, espira.
Non ho avuto tempo di dire nulla. Se non di temere la sua lapidazione. Una madre lo sposta di peso, l’altra gli urla di vergognarsi, due mi spingono dentro, le altre lo massacrano di insulti. E’ stato, vi giuro, bellissimo.
Ma dove seleziona la nostra amata direttrice scolastica il suo personale nuovo? Nelle merendine o nelle sorpresine della SanCarlo li trova? La bidella storica mi ha chiesto scusa tre volte, questo ZOTICO nemmeno un accenno.
Poi mi dicono di non sputare nel piatto dove mangio e denigrare la scuola pubblica, ma se solo vedeste le umiliazioni quotidiane che questa gente ci fa passare, forse mi assolvereste un po’.
Disabili a tempo determinato. Solo ASL, astenersi perditempo.
4Bene. L’invalidità totale è accertata.
La mia impossibilità ad un lavoro normale altrettanto.
Sino ad ora si è campati di indennità di frequenza e telelavoro.
Certo, sinchè Alexander è cominciato a migliorare, non lo si è tolto dal “centro di recupero” (peste li colga) e si è iniziata una terapia diversa, con risultati stupefacenti. Questo con estrema gioia di terapisti, parenti, amici.
Venerdì scorso mi reco all’Inps, ente erogante della indennità di frequenza per consegnare il solito modulo di dichiarazione di frequenza di Alexander a scuola e mi trovo una simpatica sorpresa.
“Signora, il Centro che avete scelto per le terapie riabilitative è un centro privato, quindi la pensione non verrà erogata per tutti i 12 mesi, ma solo per quelli di frequenza scolastica”
Si, perchè se avete un figlio disabile, da portare due volte alla settimana a fare terapia, per un totale di circa 500 km al mese, più visite, esami e altro, si arriva agli 800, beh, accertatevi di aver bisogno di un centro convenzionato o di diretta dipendenza ASL, altrimenti son cavoli vostri. Non solo non percepirete l’indennità da luglio a ottobre, ma dovrete anche restituire quella che vi hanno dato gli anni precedenti in quei mesi.
A questo punto mi sovvengono tre quesiti:
1) non era possibile comunicarmi già lo scorso anno che non mi spettava l’indennità, in modo tale che ora non mi ritroverei MILLEDUECENTO EURO DA RENDERE?
2) se non esistono centri pubblici dove venga utilizzato il metodo di psicomotricità, l’unico, che ha fatto progredire mio figlio, perchè io non ho diritto a farlo curare e beneficiare del supporto dello Stato, giacchè lo stesso non è organizzato per i nostri bisogni e io devo pagare altrove?
3) dove li trovo quei soldi ora?
Caso mai leggeste e aveste suggerimenti, ben grata sin da ora. Il mio profilo Linkedin con le competenze è questo, non mi spaventa il telelavoro, nè un eventuale part time in zona Milano Pavia. E comunque, grazie ancora Italia, perchè mi fai sentire sempre un pezzente che deve chiedere l’elemosina per avere qualcosa a cui tutti dovremmo aver diritto: assistenza e lavoro.
13 ottobre 2010
7Sì. E’ vero, ultimamente sono negativa… però vorrei raccontarvi qualcosa di bello che ci è successo qualche mese fa.
Il 13 ottobre, mio figlio venne a chiamarmi in cucina, mentre io cucinavo e lui giocava sull’altalena. Mi portò in giardino e mi indicò una macchiolina bianca nera e marrone che stava appoggiata triste, al di fuori della rete del giardino. Un cagnolino. Alexander ha sempre avuto una paura atavica dei cani, del tipo che se ne vedevamo uno a Roma, lui era già corso sino in Croazia. Quindi capirete quanto la cosa mi lasciasse parecchio basita. “Lo vuoi? Lo portiamo in casa?” e subito la risposta fu un deciso si con la testolina. Facemmo il giro dell’isolato sino ai campi coltivati, feci un fischio al cane e questo, come se fosse la cosa più normale del mondo, ci seguì sino in casa, sistemandosi subito sotto al caminetto, sdraiato.
Mi vide la vicina “sai, sono tre giorni che quel cane sta sdraiato col muso sulla tua rete… se non lo prendevate voi, stavo per convincere mio marito” e subito pensai “col cazzo, lo vuole Alex ora è nostro
”
Chiamo la mia amica e insieme portiamo la bestiola dal veterinario, per una visita e un’eventuale ricerca dei padroni. Il cane era evidentemente provato dalla fatica, ma era pulito sino all’inverosimile, non aveva nemmeno un acaro nelle orecchie, però purtroppo aveva il microchip. Già ero triste, avrei dovuto chiamare il padrone… Dopo una veloce ricerca, il veterinario mi disse “si, il cane è chippato, ma non è registrato… forse è una disattenzione, le dò il numero della dottoressa che ha messo il chip, provi a contattarla”
Chiamo. Una persona ADORABILE è dir poco. Scoprì che il cane condivideva con mio figlio il giorno di nascita, e che proveniva da pochi metri da dove andava mio padre a caccia… il che equivale a circa QUARANTA km da casa nostra. Come sia arrivato qui non si sa. So solo che le persone che lo avevano adottato avevano preso il cane e poi mai portato i documenti alla veterinaria, non lo avevano mai cercato ed erano due ragazzini poco più che maggiorenni, che si erano pure presi poco cura di lui. Visti i pregressi, la dottoressa sapendo quanto Alex teneva al cane e la sua precedente avversione ai canidi ora scomparsa, ci ha intestato il cane. Ho conosciuto la sua mamma animale e la sua mamma umana, durante le visite, che non hanno mai smesso di ringraziarmi. Ho ricevuto le foto della sua nascita, le foto dei fratellini mentre ancora poppavano.
Eric vive con noi da quel giorno. E’ un cane incredibile, di una educazione ed intelligenza che nemmeno nella dozzina di cani avuti da ragazza avevo mai trovato. Ha una pazienza con Alexander pazzesca. Lo redarguisce, ci gioca, scherzano, si inseguono e… giocano a palla. I bambini se lo contendono e, come loro, tutte le persone che lo incontrano. E non solo: dopo pochi giorni che era qui, anche Witch, gatta femmina di dieci anni più grande, lo ha praticamente adottato. Se volete sbirciare un po’ la storia fotografica del nostro Eric, la trovate qui insieme alle foto della sua compagna pelosa ![]()
Cucciolo di uomo
4Avete mai fatto caso che i bambini spesso vengono chiamati “cuccioli”? Cuccioli di uomo.
Perchè sono piccini, innocenti, indifesi, dolci. Poi crescono, ti fanno capire le loro necessità, ti impongono le loro preferenze, discutono, ribattono, criticano, urlano, parlano.
Mio figlio no, è sempre un cucciolo.
Prima lo guardavo, mentre sfogliava un Topolino cercando una specifica pagina, e trovata me lo portava trionfante indicando la pubblicità di un gelato che avrebbe voluto gli comprassi.
O come quando lo vedo mettersi seduto e piangere, apparentemente senza motivo, sinchè sua madre va lì, lo tocca un po’ qua e là e vede una puntura d’ape su cui mettere del ghiaccio e della pomata specifica.
Non mi può comunicare nulla di complicato, solo i suoi bisogni primari: cibo, bisogni fisiologici, acqua, sonno.
La frustrazione che attanaglia lui, spesso si fa avanti in me centuplicata. Ora che, poi, si sono aggiunti nuovi e devastanti problemi, mi sento sempre più impotente perchè il tempo che ci vuole a sconfiggere questa “cosa” è tantissimo, e ormai nè io nè lui abbiamo più pazienza.
Non so se è annoiato, e se lo è perchè. Credo sia felice perchè vedo un sorriso sulle sue labbra, ma chissà se è davvero felice o pensa a qualcosa di bello. Dalla sua voce sento solo “mamma” e “no”. Il resto son solo sillabe sconnesse.
E quando mi prende la mano per portarmi da qualche parte, vedo lo stesso comportamento del suo cagnolino quando mi tira i pantaloni per farmi andare in cucina. Quando mi indica il frigo vedo il suo cagnolino che mi guarda dando testate sulla dispensa perchè ha fame.
E scusatemi, continuo a pensare che se ci fosse un cazzo di Dio, non lascerebbe mio figlio con la stessa capacità espressiva di un animale.
BlackCat strikes again
4E’ con estremo piacere che linko la prima pagina della Provincia Pavese di Sabato 30 Maggio, che insieme a TUTTA la pagina 19 parla della vicenda di ehm Luca (nome fittizio attribuitogli), un bambino di sette anni del pavese a cui non è stato riconosciuto il sostegno dovuto alla sua disabilità.
Vi chiedo di incrociare le dita per lui e per la sua famiglia che vedrà la prima udienza del ricorso mercoledì 11 Maggio ![]()
Io non festeggerò con te
10Ciao, caro Sindaco.
Si, ti ho votato alle ultime elezioni e, credimi, è una cosa di cui non vado fiera e per cui tu non fai altro che farmi pentire.
Domani 17 Marzo per te sarà un Anniversario importante, come per tanti cittadini fieri di essere italiani. 150 anni di Unità, sfociati in una Repubblica dove si tutela il cittadino, senza distinzione di razza, età, condizione, sesso, religione. E tu festeggi, il compimento di questa incredibile parità, unione, chiamala come vuoi.
Ho visto stamane scaricare alle elementari 12 lavagne didattiche Panasonic da 2800 euro l’una (ma non ci sono soldi per il sostegno di mio figlio).
Hai dato una bandiera ad OGNI alunno di materne, elementari, medie (ma non ci sono soldi per il sostegno di mio figlio).
Ci sono stati per tutta la mattina 20 persone con gru e mezzi noleggiati all’uopo per ricoprire il paesello di festoni e bandiere (ma non ci sono soldi per il sostegno di mio figlio).
Domani aperitivo per TUTTA la cittadinanza e festa con musica sponsorizzata dal Comune (ma non ci sono soldi per il sostegno di mio figlio).
Sempre domani inaugurazione di una nuova mensa all’ultimo grido, una piscina olimpionica, una palestra di 2000 mq (ma non ci sono soldi per il sostegno di mio figlio).
Ah, ti sei accorto che a mio figlio e a tutti gli altri disabili manca il sostegno a scuola? E che hai ridotto a tutti i bambini dai 3 ai 12 anni l’accompagnamento sullo scuolabus perchè non hai soldi, quindi al primo anno di asilo li mandi in giro da soli gravando tutte le responsabilità sul solo autista, con ciò che ne consegue? Ah, a mio figlio e agli altri disabili manca sempre il sostegno….
In caso poi tu non te ne sia accorto, non ti preoccupare caro Sindaco, nonostante tu me lo abbia PROMESSO DI PERSONA CON GLI OCCHI LUCIDI, domani IO E MIO FIGLIO saremo alla tua bellissima festa e proveremo a salire sul palco che hai noleggiato con i soldi che hai tolto alla nostra educazione e alla nostra vita, e ti ricorderemo durante i tuoi festeggiamenti in pompa magna, che tu, di unità, non hai ancora capito un cazzo.
Sette
14Quello che forse la gente non sa è che io mi metto in discussione continuamente.
Sono un’insicura, una perfezionista, una pignola, incontentabile, paranoica. Ho il terrore di sbagliare, di deludere, di fare danni.
E negli ultimi sette anni mio figlio mi ha messo alla prova ogni secondo.
Non è semplice vivere con una persona dalla sensibilità accentuata sino all’inverosimile, la quale dipende dal tuo umore, dal tuo sguardo, da un tuo gesto, una parola.
E’ snervante, ma lo devi fare, perchè è l’unica cosa a cui lui può appellarsi nelle sue frequenti mancanze di stabilità.
Lo faccio, perchè devo e perchè sento di farlo, ma non è semplice per niente.
La mia vita è una continua guerra, contro il mondo e contro un male del cazzo che mi beo di aver già battuto insieme a lui.
Ho finito oggi l’osservazione per l’inizio del nuovo ciclo di terapie logopediche e psicomotorie. Alexander non è più il bambino delle relazioni mediche, nemmeno quelle di un anno fa. E’ grande, consapevole, ha capacità di interazione molto elevata, uno sguardo che conquista e ti entra nell’anima, quasi quanto il suo sorriso, beffardo e canzonatorio.
Può dirti si e no, con la testa, farti vedere una cosa che gli interessa, decidere e comunicarti a gesti cosa vuole. Comunica. Il bambino che non avrebbe dovuto, beh, comunica.
Non parla, ma non mi interessa, ora vive bene. Si relaziona, si fa capire, con tutti, anche con gli estranei.
Ed ora, mi assalgono i ricordi, quelli di quando lo andavo a prendere al nido, e lo trovavo al buio, rivolto verso un angolo della stanza, con la testa appoggiata al muro, completamente disinteressato al mondo che lo circondava, che sbatteva la testa… Io lì ho smesso di vivere, e non credo di aver mai ricominciato.
Son morta dentro, volevo morire con lui, entrare nello stesso buio per non soffrire. Quando mi sono resa conto di questo ho capito che sarebbe bastato che io soffrissi un po’ più di lui, e forse ce l’avrei fatta. Sono anni che lotto. Ho finito le lacrime, ho finito le bestemmie. Ma per lui non ho finito le forze.
Ora ne ho ancora di più, perchè la strada è in discesa. E se lo dicono anche i medici, che hanno rafforzato ogni mia teoria, beh, forse posso rilassarmi e prenderlo per mano sorridendo un po’ di più.
E’ passata la mezzanotte. Alexander oggi compie sette anni. E secondo me il sette è un buon numero per iniziare a dire qualcosa.
Auguri amore mio. Questa è tutta per te.
Franco Battiato – La cura
Positività 2.0
16Ditemi la verità, quanta gente parla male dei Social Network? Io non li conto più. Articoli, sulla superficialità, sulla pochezza di spirito, sulla vacuità.
Quello che (spesso) molti dimenticano, è che dietro ai nickname, a quegli avatar più o me realistici, ci sono persone, con un cuore, grande.
Io ieri sera ho ricevuto una visita molto particolare…
Una quarantina di persone splendide, non so, non ho altre parole per descriverle, splendide, hanno deciso di unirsi e regalare ad Alexander una cosa che io non avrei certo potuto, visto il poco felice momento economico: la XBox con il Kinect.
Voi non potete capire, per bambini come Alexander, quanto sia importante la coordinazione occhi-mano. E’ una delle prime cose che per certe sindromi viene a mancare, con tutto ciò che ne consegue. Il fatto di fissare lo sguardo su un obiettivo “mobile” ed accompagnare il movimento è un risultato che, purtroppo, molti bambini più gravi nemmeno mai raggiungono.
Alexander è fortunato, lui si sta impegnando tanto, e migliora di giorno in giorno. Quando un giorno, vide il Kinect in demo, l’ho visto interessato come poche volte. Incuriosito, e son certa, dalla sua espressione, che avesse capito che quello che c’era sullo schermo era la trasposizione del movimento di chi stava davanti. Lui è molto interessato alla tecnologia, quindi mi son detta, qualche mese, parecchi, di sacrifici e magari glielo prenderò.
Mi sono informata con un’amica che lo aveva circa il suo funzionamento, e questa disgraziata
mi ha messo in moto una macchina che ha caricato altre persone, ed altre, ed altre ancora, e i loro familiari, i loro compagni, i loro genitori, i loro figli…
E io ora son qui, che piango da ieri sera, con una Xbox con il Kinect, Kinectimals col pelouche, Dance Central per Chiaretta e una donazione per il piccolo…
Venite a dirmi ora ancora un’altra cazzata sulla pochezza dei Social Network, che vi disintegro.
Un network è fatto di persone. E quando queste persone non sono dei poveri casi umani, ma dimostrano di avere un cuore, possono cambiarvi la vita.
Vi voglio bene amici, grazie ![]()
Scuole e sostegno
18Sapete… giusto a provocazione… una Sentenza della Corte Costituzionale del 20 Febbraio di quest’anno:
dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 2, comma 413, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2008), nella parte in cui fissa un limite massimo al numero dei posti degli insegnanti di sostegno;
dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 2, comma 414, della legge n. 244 del 2007, nella parte in cui esclude la possibilità, già contemplata dalla legge 27 dicembre 1997, n. 449, di assumere insegnanti di sostegno in deroga, in presenza nelle classi di studenti con disabilità grave, una volta esperiti gli strumenti di tutela previsti dalla normativa vigente.
Lo so, perchè adesso, Scuola, è battaglia legale.
Diritto all’istruzione #2
5A circa una settimana dal mio incontro con i vertici del paesello, pare che nulla sia cambiato, anzi, la scuola mi ha dato dimostrazione di un evidente peggioramento.
Gli orari obbligatori per i bambini di prima elementare sono: lunedì, martedì e giovedì dalle 8.30 alle 16.30 continuato, mercoledì e venerdì dalle 8.30 alle 16.30.
Stamattina mi han consegnato il riepilogo delle ore coperte da sostegno per Alexander. Qui come segue:
Lunedì 8.30 – 12.30
Martedì 8.30 -12.30
Mercoledì 8.30 – 10.30
Giovedì 8.30 – 12.30 14.30 – 16.30
Venerdì 9.30 – 12.30
Notevole eh? Ma vogliamo parlare del “non possiamo obbligarla a tenerlo a casa, solo che in quelle ore sarebbe scoperto“.
Che poi, la psicologa di sostegno ha tutto il mio appoggio, è una brava ragazza. L’educatrice comunale, anche, so che si impegna un sacco con Alexander che non ha molta affinità con lei. Ma capire come e perchè si sia deciso (da chi? Dalla Direzione o dal Comune?) di spostare l’assistente comunale per non garantirmi nemmeno le mattine intere, sarebbe già tanto.
Domani passo all’Asl, alla commissione invalidi. Il giramento di palle è tale che se le avessi e mi mettessi a testa in giù, ora sarei già decollata.
Stay tuned.
I figli sò piezz’e core
1(Spero si scriva così :D![]()
Immaginate un abitacolo di un’auto, dopo due ore di tragitto e una bambina di quasi tre anni che non ha mai smesso di parlare.
Una mamma che ha dormito poco perchè i due pargoli che aveva nel lettone dell’albergo facevano wrestling nel sonno, e un pomeriggio uggioso.
“Chiara, facciamo un gioco stra-bellissimo?”
“Siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!!!”
“Dai, si chiama il gioco del silenzio! Vince chi parla meno!”
“Mamma non vale, vince sempre Alexander”
….
….
Diritto all’istruzione
45Quando mi confermarono che il Ministero dell’Istruzione aveva confermato le 27 ore settimanali di sostegno a scuola per Alexander, non sapevo se piangere di gioia o festeggiare. Dal momento in cui i medici mi hanno dato il via libera alla scuola pubblica, per me è stata tutta una discesa: attenuazione dei sintomi, miglioramenti nella comunicazione, vita tranquilla. E con la frequentazione dei bambini “neurotipici” la sua innata capacità di emulazione ne avrebbe tratto ancor più vantaggio.
Ovviamente non c’era un cazzo da festeggiare.
La prima settimana, ovviamente, il sostegno convocato non si è presentato sino al giovedì. Ed Alexander, senza un punto fisso, con gente nuova, insegnanti nuovi in un posto mai visto, ne ha patito non poco.
Alla fine della settimana, vengo convocata in direzione.
Tavolata, stile esame di laurea, io, quattro insegnanti, i due sostegni, direttrice (incommentabile) e vicario.
“Signora, suo figlio va rieducato”
WTF???
“… e a questo proposito, da lunedì lui avrà un’aula solo per lui, così non infastidirà i compagni se vuole uscire. Tenga conto che questa è una grande fortuna, noi qui abbiamo molto spazio e possiamo dedicargliene uno”
Fortuna un cazzo. L’integrazione? L’inserimento nella società?
“Direttrice, mi perdoni, ma se quello spazio lo destinaste ai momenti in cui non ce la fa a stare in classe, quando magari c’è molto rumore, quando la sua soglia di attenzione cala e…”
“No, è escluso che resti nella sua classe sinchè venga rieducato in un apposito Istituto”
Ah, allora è questo il problema? Il tuo grande cruccio è che la sua disabilità sia “attiva”, cioè solo psicologica, visto e considerato che gli altri due disabili, che lo sono anche motori, hanno tutte le ore coperte e stanno in classe. Bene. A quando un bel comunicato come questo, mia cara?
Il lunedì successivo cominciava il tempo pieno. Arrivo a scuola ed altra doccia fredda.
“Signora, non abbiamo tutte le ore coperte, purtroppo. Deve venire a prendere suo figlio a mezzogiorno, non può frequentare la mensa, nè i pomeriggi obbligatori”
Ebbravi, complimenti. Viva la scuola dell’obbligo, dove son tanto fortunata che si trovi in un edificio grande.
“Direttrice, mi perdoni. Io sono separata, non sto lavorando per curare mio figlio e farlo migliorare per fargli avere una vita, quando pensa che potrò avere 4 ore per poter avere un lavoro almeno part time al mattino, visto che fa solo 3 pomeriggi su cinque in questa scuola?”
“Noi le siamo tanto tanto grati – e mi prende la mano con un’amorevole ipocrisia che mi genera disgusto e un conato di vomito – per quello che lei sta facendo per Alexander”
Mentalmente bestemmio.
Stamattina, infine, ultima perla.
“Signora, domani Alexander ha solo un’ora coperta. Può entrare tranquillamente alle 9.30 e uscire alle 10.30″
“Ma il famoso sostegno totale che era stato stanziato?”
“Il Comune non lo ha concesso, ci ha risposto “arrangiatevi”. Alexander ha 11 ore scoperte su 27 e noi non possiamo tenerlo senza sostegno. Vada lei e veda se può fare qualcosa”
Io, ora, ne ho piene le palle. Del Comune, della Scuola, delle persone con i paraocchi che di fronte ad una diversità che non capiscono a fondo la prima cosa che fanno è evitare che questa “intacchi” i tanto preziosi bambini normali. Gli stessi bambini che adorano e cercano mio figlio, che mi vedono all’uscita di scuola e mi dicono “lo sai che Alexander è diventato bravissimo?”, che lo invitano alle feste, che lo salutano abbracciandolo quando lo trovano per strada.
Mi avete rotto i coglioni, adesso il gioco si fa duro.
Sto tirando la cinghia da mesi per farlo migliorare, io ho bisogno di un lavoro e lui ha bisogno di stare con i suoi amici, di imparare, di frequentare una scuola a cui ha DIRITTO.
Caro Sindaco, ci vediamo domani.
Si ricomincia.
26Alexander adora la sua scuola.
Al mattino va in classe da solo, sorridente. Purtroppo non è un alunno modello, e se si scazza dopo qualche ora, dà di matto, magari scappa fuori dalla classe, capita che urli. Cose normali. Che si spera da oggi, con l’arrivo dell’insegnante di sostegno, vengano ridotte progressivamente.
Sono andata a prendere Chiara all’uscita dall’asilo, Alexander era a casa con la nonna. Ho sentito una conversazione che mi ha portato indietro nel tempo, alla simpatica commessa del Carrefour. Stavolta però, ho reagito male, complice sta febbre del menga che mi rende le giornate pesanti.
“Ah, la tua nipotina ha cominciato? In che classe è così la vado a salutare” dice mamma che evidentemente lavora lì, lo scoprirò domani.
“Nella sezione B. Non è dove c’è quel bambino vero?”
“Il bambino turbolento dici? No, no, ma stai tranquilla, che tanto oggi è arrivato il sostegno e dovremmo essere più tranquille”
“Per fortuna, speravo tanto non finisse in classe con lui, per l’amor del cielo sia mai…”
…
“Scusate, eh. Il bambino turbolento è mio figlio. E vorrei dirvi una cosa. Sono io ad essere contenta che non sia finito in classe con tua nipote, perchè se cresce come te di sicuro sarà razzista e una persona schifosa, ad allontanare chi è in difficoltà. E si che tu, che sei evidentemente extracomunitaria, come ci si senta di merda ad essere messi da parte lo dovresti sapere bene, visto dove viviamo.”
Me ne sono andata. Certo è che da oggi comincia una nuova battaglia. Ancora una volta una battaglia contro la disinformazione, l’ignoranza, la mancanza di sensibilità. Andatevene affanculo tutti.
Cry
9Chiara piange. “Mamma, ho mal di orecchie, qui!” Medicina, dieci minuti di coccole e nanna, con un “Mamma sei magica, non ho più bua…”
Ricordo le notti al pronto soccorso. Ricordo quel bambino biondo che urlava come un matto, si disperava, agitandosi senza senso. E nessuno capiva cosa gli facesse male, se un piede, l’orecchio o la pancia. Era faticoso misurargli la febbre, dovevi immobilizzarlo per dargli una medicina.
Il tiro al bersaglio delle infermiere, mille esami per diagnosticare magari una semplice influenza, che dai sintomi così confusi poteva essere tutto.
E mi viene la morte, al pensiero.
Perché nessun medico, nessuno specialista, mi potrà MAI dire o convincere che lui in quel periodo non fosse lucido, così come hanno tentato sino ad oggi di farmi pensare.
Lui capisce tutto, e a modo suo, ad esprimersi ci prova. Perché non riesce è ancora tutto da scoprire.
Chissà quante volte avrebbe voluto dirmi che la pasta la voleva senza sugo, o che preferiva una passeggiata alle giostre, o che magari era meglio la menta della liquirizia.
E altrettante volte magari, infastidita da ciò che non capivo, gli ho pure detto di smetterla, che era bello, che andava bene così.
Ma la frustrazione di questo esserino l’ha mai considerata nessuno? Io ci penso ogni istante della mia vita, immagino quante volte l’ho involontariamente mortificato, a quante volte ho tradito le sue aspettative convinta di fare il suo bene, il suo volere. E mi chiedo, da madre, come abbia fatto a non essere impazzito, a non aver perso la testa, se non negli ultimi mesi prima del controllo di Aprile.
Rifletto, mi faccio milioni di domande, e soprattutto una: perché queste cose devono succedere? Perché mi parlano di Dio, di doni, di “essere speciali”…
Cazzate, immani minchiate. Ha sofferto pene da inferno, soffre tuttora. E se sta male lui, io sono dilaniata. Ma soprattutto, ora come ora, chi me lo tocca muore.
Verrà il giorno, che lo so, ne sono certa, in cui lo riporterò in “quel posto”, e gli farò risputare tutto il veleno che ha dentro in faccia a chi lo ha trattato come un cretino. E verrà anche il giorno in cui potrà dire a sua sorella che le vuole bene, che è una rompiscatole di prima categoria, ma che lo sprona e lo incita ogni minuto della giornata.
Quel giorno, io son certa che sarà come se tutti imparassimo finalmente a volare.
Quanto c’è di tuo…
4Finito il secondo tour di una settimana a Siena, posso affermarmi contenta dei progressi di mio figlio.
“Un miracolo” l’ha definito la terapista, incredibile il suo recupero in soli due mesi di aiuto farmacologico.
Ora Alexander è tranquillo, sereno, sorridente e collaborativo. Con chi gli sta abitualmente vicino, i suoi cari insomma.
Questo ha fatto scattare un po’ di campanelli d’allarme in chi segue la sua vicenda medica. Segnali che fanno presagire problemi, non insormontabili, ma che potrebbero precludere miglioramenti che tutti ci auguriamo arrivino solerti.
Un tipico problema di chi soffre del suo disturbo dello sviluppo è la mancata coordinazione tra occhio e mano. In sostanza si compiono gesti in maniera quasi automatica senza prestare particolare attenzione a come li si compie.
Davanti ai medici per lui questa è la prassi, pigro com’è fa quello che gli chiedono, ma gli interessa in maniera relativa, e questa connotazione viene sempre immancabilmente fuori.
Siccome io però son testa di porfido, non mi fido un cicinin di lui e so che non rientra nei suoi problemi.
Oggi ne ho avuto la certezza assoluta.
La scena è più o meno la stessa di tutte le mattine: drogato di yogurt trentini, dopo il primo vuole sempre il bis. Io glielo concedo, dopo cinque anni in cui non ha voluto toccare alcun latticino, ma a circa metà mattina. Stamattina mi salta in mente di dargli un target.
“Amore, te ne do un altro, ma solo se mi fai una collanina con queste perline”.
Allungo un ago infilato in filo di cotone, una cinquantina di perline grandi in plastica e lui mi sorride.
Due minuti due e ho una collanina, infilata con una precisione imbarazzante, senza MAI staccare gli occhi dal lavoro.
Me la porge, fa il segno di “buono” sulla guancia, che equivale a dire “dammi da mangiare o ti azzanno uno stinco” e mi sorride beffardo.
“Alex, sei un fetente però… Ti applichi solo per quello che ti piace?”
“Eh” (con la voce) “Si!” (con la testa)
A volte non so se mangiarlo di baci o riempirlo di cazzotti.
The A Letter
58Tanto è successo nei mesi di blackout. Tanto. Oltre alle scuse per tutte le persone che mi hanno scritto e a cui non ho fatto tempo a rispondere, mi sento in obbligo anche di raccontare la mia storia, chè temo siamo in tanti, ahimè, a dover combattere con poche armi per i nostri figli speciali.
A ottobre io ed il mio ex marito ci siamo separati. Periodo teso, ma fortunatamente finito. A fine gennaio il mio negozio ha chiuso: pochi clienti, affitto alto, ho optato per un’attività online per continuare a lavorare minimizzando le spese. A febbraio son cominciati i problemi con Alexander. Morde un bambino. All’asilo è il panico, l’insegnante di sostegno si trova in empasse totale, non si sa come gestirlo. Il giorno dopo lo rifà. Il centro psicoterapico dove è in cura mi suggerisce di fargli fare altre attività e tenerlo a casa dalla materna.
Alexander comincia ippoterapia. Gli piace da impazzire, migliora di giorno in giorno “sembra monti da un anno” mi dice la dottoressa che dirige il maneggio riabilitativo. Io impazzisco di gioia, dopo aver scoperto il pattinaggio sul ghiaccio per caso, questo è l’unico altro sport che pare interessargli.
A marzo, purtroppo, in concomitanza con il totale armistizio con l’ex marito ed il rasserenarsi totale della nostra nuova situazione, Alexander ha tre giorni di episodi di violenza inauditi, per la prima volta anche contro di me. In accordo con suo padre, chiediamo al centro riabilitativo un parere su un eventuale medicinale blando che gli calmi questi attacchi da frustrazione. La risposta è “noi sappiamo gestirlo, lo conteniamo fisicamente, se voi non ve la sentite, questo è l’unico farmaco che possiamo suggerirvi, ma è tutto a vostro rischio”. Ci viene dato il bugiardino, cadiamo dalla sedia e decidiamo di resistere con le nostre forze. Grazie al cielo tutto si rasserena, e Alexander torna l’omino più dolce del mondo.
Pensiamo a una crisi di frustrazione, appunto, d’altro canto, pensate voi, a sei anni, età in cui cominciate a capire e razionalizzare, quale stato d’animo potreste avere se non riusciste a comunicare in alcun modo, vostra sorella parla come un altoparlante, e voi, nonostante vi sforziate, cazzo, non sapete dire nè si, nè no.
In tutto questo, al famigerato centro, ci viene detto di tutto. Siamo noi i colpevoli dello stato di Alexander, noi, vili genitori che abbiamo deciso di separarci, è tutta colpa nostra… ah, è poi, Alexander soffre di un grave stato di autismo, che non guarisce, può solo sperare di migliorare, ci sono potenziali abbastanza elevati, ma non se ne verrà fuori facilmente, non riesce ad elaborare nè le informazioni nè i sentimenti. Queste in corsivo sono le esatte parole della NPI.
Ad Aprile è il panico.
Le crisi aggressive ricominciano, ma non più a casa, al centro. “Ha sfregiato una educatrice!” – graffio di mezzo millimetro – “abbiamo dovuto medicarla!!” Si fa presente che a casa ciò non succede, e la risposta della NPI è, come è sempre stata negli ultimi mesi “non ci credo, non è possibile”
Loro continuano a contenerlo ed Alexander torna a casa con una serie di lividi da far paura: gambe, braccia, gomiti, costole, schiena, l’ultimo giorno un orecchio, tanto lo si è contenuto a terra.
Finiamo a parlare col direttore sanitario, per chiedere un’alternativa al farmaco che riportava come effetti collaterali “suicidio, arresto cardiaco, paralisi degli arti inferiori” che seppur in casi rarissimi, ci spaventavano da morire. “Non ce n’è, o glielo date, o lo tenete a casa. Fatevi fare altre diagnosi, se non vi va bene questa”
Detto fatto.
Con tutto l’amore dimostrato dalla mia più cara amica (ti voglio bene V) avevo già trovato posto a Siena, presso il policlinico le Scotte, un posto in neuropsichiatria infantile per completare gli esami clinici, e ci aggiungo tutte le valutazioni del caso. Preoccupatissima, per le crisi aggressive del cucciolo, parto verso la Toscana, pregando ogni divinità esistente che non gli venga una crisi durante il viaggio e cada giù nell’appennino. Saluto piangendo mia figlia che resta a casa, e mi incammino sola con lui verso la settimana più difficile e splendida al tempo stesso della mia vita.
Conosco persone splendide. E. la psicologa, G. la logopedista, e soprattutto la persona più umana e comprensiva che abbia mai conosciuto, il primario di Neuropsichiatria Infantile, il professor Hajek, che non smetterò mai di ringraziare.
Ve la faccio breve.
Alexander non è autistico. Soffre di disturbo dello sviluppo. I tratti autistici sono pochissimi e poco rilevanti. Ha enorme contatto visivo, è comunicativo seppur averbale, gioca, imita, vocalizza. E’ frustrato, depresso. E soprattutto per tre anni non è stato curato.
Non gli è stata fatta logopedia: per sei mesi ha dovuto limitarsi a indicare delle icone, nonostante lui provasse a parlare la comunicazione augmentativa era la unica e sola soluzione proposta. Alexander si esprime benissimo a gesti, vuole parlare, ma il blocco del linguaggio ora è da recuperare con estrema calma rispetto a un bambino di 18 mesi, che sarebbe la sua “età linguistica”.
La psicomotricità non è stata fatta nel modo corretto: nessuno gli ha insegnato a gestire la rabbia, l’ansia, la frustrazione. Giochi, giochi, giochi. Puzzle, lego, costruzioni.
Il contenimento fisico si usa solo in casi estremi. Lui non lo è.
Gli vengono fatte miliardi di analisi del sangue, genetiche, cliniche. Mi viene proposta una terapia farmacologica, pediatrica e non vietata ai minorenni dalla FDA e altri enti Europei, in dosaggi pari a un quarto del necessario.
Alexander torna a casa.
Sua sorella piange, lo abbraccia. Lui anzichè picchiarla, ricambia, la bacia. La coccola.
La bambina che si rinchiudeva in cucina mentre lui si dibatteva a terra disperato incapace di fermarsi, ora gioca, tranquilla, lo coccola, lo accarezza, lo rimprovera e lo aiuta. E’ un’altra vita.
Venerdì son tornata al centro con il mio ex marito. La nostra più grossa soddisfazione è stata rispondere alla domanda di quando sarebbe tornato lì. “Mai più”.
Genitori, se voi avete avuto un bambino speciale, difficile, vi prego, non datevi mai per vinti.
Siete voi i primi medici di vostro figlio, come lo conoscete voi non lo conosce nessuno. Diffidate di chi ha interessi economici, di chi parla per il proprio tornaconto e non per il suo bene.
Osservate vostro figlio, mettetevi nei suoi panni, calatevi nella sua situazione. E’ figlio vostro, solo voi lo potete capire, e lui solo di voi si fida.
Entrate nella sua mente, spiate i suoi gesti, tentate di capire cosa sta tentando di dirvi.
Parlate con i vostri cari, sentite altri specialisti, specialisti veri, non i tanti ciarlatani che ci sono in giro. Non datevi mai per vinti, mai. Ogni singolo episodio può essere più significativo di una intera esistenza.
Io, in 15 giorni, ho un figlio che da “non comunicherà” mi dice si e no con la testa.
A settembre andrà nella scuola pubblica, che mi ha già garantito un educatore formato per tutto il periodo di permanenza nell’istituto. Farà terapia altrove, nello stesso modo in cui si sono rapportati a lui i fantastici professionisti senesi.
Lo stesso figlio a cui venivano proposti simboli, oggi, in un quarto d’ora, con la sua mamma, ha scritto la lettera scarlatta che avrebbero voluto imporgli sul petto. A, come Autismo. A, come Adesso è ora della mia rivincita sul mondo.

Genitori e genitori
26Non posso farci niente, sono infastidita come se avessi attorno un nugolo di zanzare tigre.
Troppo, troppo spesso leggo di genitori 2.0 che non fanno altro che lamentarsi dei propri figli. E parlano troppo, e il pannolino, e cheduepalle, e mandiamolo all’asilo sin dai tre mesi che cristo non ho tempo per me, oh, non posso fare gli aperitivi con le amichètte, lo shopping con la bambina è improponibile, eh, signora mia, le vacanze con i bambini mai!
Cosa.fate.a.fare.i.figli?
Statevene in coppia, o single, prendete precauzioni, praticate l’astinenza ma NON figliate!
Vostro figlio parla troppo? Vi fa troppe domande e vi viene il mal di testa? Oh, bravi, venite a dirlo a me, che la voce di mio figlio la sogno di notte, non ci vivo.
Quel bambino cresce con il vostro sapere, dovreste essere orgogliosi di potergli trasmettere la vostra conoscenza, le vostre tradizioni, le radici da cui proviene la vostra famiglia, vergognatevi!
Oh, mi è saltato l’happy hour! Cavolo, davvero, è un bel problema eh? Sapete, si possono portare anche i figli in giro, non è necessario e propedeutico chiuderli in casa. Avrete un partner se avete dei figli, magari più sano di mente, che ve li può tenere. O una baby sitter, magari contribuireste a farle finire gli studi a ‘sta santa donna. E, per inciso, si vive anche facendone meno di tre alla settimana di aperitivi, perchè, di solito, stare con i figli voluti è fonte di altrettanta gioia. (se proprio dobbiamo paragonare un bloody mary con due patatine stantie al sorriso di vostro figlio)
Si può far tutto con i bambini, si può andare a far la spesa, in vacanza, a visitare musei, acquari e monumenti.
Basta volerlo, come si presuppone abbiate voluto dar vita a quell’esserino che dipende da voi.
A me da fastidio portarmi come esempio, ma vi farei vedere quanto è difficile fare l’acrobata con due figli così diversi come i miei.
Cercare di soddisfare bisogni talmente opposti e distanti da rendere pazzo chiunque, non fare differenze mentre parli con una e l’altro soffre per non poter partecipare.
Cercare di lavorare a casa, altrimenti i figli te li crescono educatori e tate, e una buona madre dentro di sè soffre per non poter stare con loro, se anche solo lontanamente ne ha possibilità.
Devi fare l’equilibrista su un filo di seta, realizzare dei sogni da bambino anche se per te sono inezie, dare sfogo alle loro passioni, anche e soprattutto se ti vengono manifestate. E questo, [inserire impropero a piacere] anche se ti fa saltare il parrucchiere o l’estetista.
Che ti puoi anche lavare tu i capelli, o fare la ceretta in pausa pranzo accontentandoti di uno snack.
Che, il bene dei propri figli, non ha prezzo. E se non l’hai ancora capito, scusa, non sei un genitore.
Hard days
14Quando dai delle svolte alla tua vita non è mai per caso.
Pensi, rifletti, ti struggi, soffri e sogni.
Il segreto della mia positività è negli occhi curiosi di un bambino che prima non voleva il mondo.
I motivi del mio ottimismo sono due sole parole, arrivate per caso, ad illuminare una vita che comunque ho sempre ritenuto “normale” e “felice” per il solo fatto che poteva essere vissuta.
Il sole di una mattina di autunno fredda come oggi fa partire i miei pensieri, il freddo che mi punge le guance non mi dà fastidio, mi scivola via, così come tutte le accuse.
Ho (abbiamo) il diritto di essere felice, non intendo lasciar compromettere a niente e nessuno questo stato di grazia.
Non so cosa mi riserva il futuro, mi vivo il presente con la sola richiesta di star bene, in salute, con la mia consueta forza d’animo, il sorriso sulle labbra e la mia fermezza, un lato che ho sempre odiato ma col tempo ho imparato ad apprezzare.
Son giorni difficili, in cui le scelte che ho fatto prendono forma, e mi lasciano senza fiato.
Son giorni splendidi, e, sì, anche oggi per me c’è il sole, come sempre.
Inaspettatamente
40Una volta, una sola volta.
Dopo mille emozioni, il panico della sfilata poi sfociato nella gioia di ballare su un palco la sua canzone preferita, qualche “no”.
E ne piango ancora se ci penso, anche ora ho gli occhi pieni di lacrime.
“Alexander, se scappi per farti rincorrere dove non si può mamma si spaventa, che ci sono le macchine, devi fare il bravo, altrimenti niente merenda, eh?”
“Ma mamma…”
Erano quattro anni che non sentivo la sua voce.
The first step
37“Amore, ne vuoi ancora di formaggio sulla pasta?”
Ho visto la sua testolina bionda girare a destra, poi a sinistra e ancora a destra.
Il cucchiaio mi è caduto dalle mani.
Mio figlio mi ha risposto.
Persone speciali
1Levina e la sua associazione sono davvero persone speciali. Questa l’hanno realizzata per Alexander a cui è piaciuta un mondo! Se avete tempo da dedicare al ricamo o volete fare una donazione per il progetto Sogni D’Oro, andate sul loro sito, farete felici altri bambini ![]()
Progetto Sogni D’Oro


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