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	<title>Black Cat &#187; Neurodeliri</title>
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	<description>Mamma, webmaster e felide bastarda.</description>
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		<title>My hurricane</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Aug 2011 10:21:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Black Cat</dc:creator>
				<category><![CDATA[Neurodeliri]]></category>

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		<description><![CDATA[Era l&#8217;agosto del 1992, e io ero a Miami, dove passavo molti mesi l&#8217;anno per lavoro. Io e la mia famiglia vivevamo in un condo oceanfront, proprio sulla spiaggia, uno di quelli che si vedono spesso in CSI, con la spiaggia privata, che quando uscivi dall&#8217;ufficio era la manna. Adoro Miami, lo stile di vita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Era l&#8217;agosto del 1992, e io ero a Miami, dove passavo molti mesi l&#8217;anno per lavoro.</p>
<p><span id="more-3674"></span></p>
<p>Io e la mia famiglia vivevamo in un condo oceanfront, proprio sulla spiaggia, uno di quelli che si vedono spesso in CSI, con la spiaggia privata, che quando uscivi dall&#8217;ufficio era la manna. Adoro Miami, lo stile di vita della Florida, quel continuo mescolarsi di lavoro e relax in riva al mare, non so chi me l&#8217;ha fatto fare al momento di scegliere di tornare in Italia, ma tant&#8217;è.</p>
<p>Un giorno, appena tornata da un appuntamento con un broker, negli altoparlanti del condominio si sente un avviso della Polizia: &#8220;evacuate entro 24 ore la casa, mettete le finestre in sicurezza, spostatevi verso l&#8217;interno&#8221;.</p>
<p>Sconvolta accendo la tv via cavo e cerco un canale di notizie. Ero praticamente l&#8217;unica che parlava inglese, e da me dipendevano i miei genitori. Andrew stava arrivando dal golfo del Messico verso la Florida. Era previsto un impatto disastroso per il mattino dopo.</p>
<p>Avevamo degli amici che vivevano all&#8217;interno, abbiamo chiesto loro di ospitarci, abbiamo preso i documenti, le cose più importanti da cui non sarebbe stato saggio separarci e siamo andati di corsa a casa loro. L&#8217;acqua. Bisognava fare scorta d&#8217;acqua, che per alcuni giorni gli acquedotti non sarebbero stati sicuri. E del cibo che si conservava a temperatura ambiente, non era certo ci sarebbe stata la corrente. I supermercati erano un incubo. Semi vuoti. Era il delirio, la follia collettiva, tutti che riempivano i carrelli enormi del Publix, galloni e galloni di acqua, lattine, pane, biscotti&#8230;</p>
<p>Andrew aumentava la velocità in maniera vorticosa. Sarebbe passato all&#8217;alba. Era il panico.</p>
<p>Samanta viveva al 13° piano, con i genitori. Io stavo con lei. Maria e la famiglia al 5° e i miei stavano da loro, di origine italiana, che li aiutavano con le procedure.</p>
<p>Il vento aumentava. Ma eravamo all&#8217;interno. Fino a sera non eravamo poi così impauriti, i danni sarebbero dovuti essere principalmente sulla costa. Piangevo. Pensavo a quella casa che tanto amavo. L&#8217;idea di vederla distrutta mi lacerava dentro. Alle news della sera però l&#8217;allerta divenne rossa. Per le zone interne. Andrew era aumentato di velocità. E aveva cambiato percorso.</p>
<p>La polizia ci bussò alla porta. Entro poche ore avremmo dovuto trasferirci nella hall del condominio. Le finestre e i piani superiori al primo non erano sicuri. Ore? No, minuti. Aiuto i nonni di Samantha ad uscire. Io e lei eravamo pressochè coetanee, ci siamo assicurate che i vecchi scendessero, a piedi, gli ascensori non erano sicuri ed erano stati disattivati, e poi abbiamo preso tutto ciò che dovevamo portar via dall&#8217;appartamento. Andrew era già lì. Al momento in cui il papà di Samantha ci raggiungeva fuori dalla porta di casa, i vetri della casa scoppiarono con un fragore che mi fece pensare ad una bomba. Io e lei venimmo scaraventate fuori, il padre chiuso dentro. La pressione era pazzesca. Il vento era assordante. Noi due tiravamo la porta dall&#8217;esterno, lui intrappolato dentro la spingeva. Sono stati minuti interminabili. E non si poteva perdere la calma. Alla fine ce l&#8217;abbiamo fatta, abbiamo tenuto la porta aperta a sufficienza per farlo uscire e ci siamo precipitati giù per le scale sino alla hall.</p>
<p>Per ogni piano che si scendeva, si sentiva un boato, un fragore, vetri in frantumi, porte che sbattevano. La luce andava ad intermittenza, noi avevamo una pila di emergenza. I telefoni erano isolati, il caldo era impressionante, in Florida senza aria condizionata non si può vivere.</p>
<p>Abbiamo raggiunto la hall. Lì la pressione era meno forte, ma il rumore stava diventando insostenibile. Un sibilo di morte, fortissimo, un ululato di milioni di lupi. Ci hanno fatti sdraiare a terra, coperti da teli di emergenza, che ci avrebbero dovuto preservare in caso di incendi, in un punto appositamente costruito affinchè in caso di crollo avrebbe protetto i nostri corpi.</p>
<p>Io non ero ancora maggiorenne. Ricordo i venti minuti più brutti come quelli in cui non ho mai smesso di pensare che no, non volevo morire, io volevo vivere, non me ne fregava nulla di niente e di nessuno io volevo vivere. Dopo venti minuti il silenzio. Era mattina, ma ce ne siamo accorti solo in una frazione di secondo, sinchè l&#8217;uragano era sopra di noi, c&#8217;era un buio innaturale. A un tratto, luce. E un silenzio che non era naturale.</p>
<p>Sì, certo, un milanese che ne sa di uragani. Eravamo nell&#8217;occhio, il centro del fenomeno. Mediamente dura pochi minuti. Mi alzo, guardo fuori dalle vetrate, e vedo la strada. Semafori divelti, macchine rovesciate. Piango. Arriva un agente e mi scaraventa nel punto sicuro. Con la coda dell&#8217;occhio vedo un muro nero, di polvere, credo, non so, che si avvicina verso il nostro edificio. Round #2.</p>
<p>Generalmente, dopo quello che chiamano &#8220;occhio&#8221; è il momento più pericoloso, gli edifici son già stati sottoposti a stress strutturale per la prima ondata, e sono più deboli. Non potevo andare nel panico. I miei genitori non parlavano inglese, dovevo star loro vicina. Il tutto durò un&#8217;altra decina di minuti. Ma a me sembrarono ore. Interminabili.</p>
<p>Non ci furono feriti, da noi. Le case vennero riparate. Qualche giorno senza acqua, senza corrente se non quella dei generatori di emergenza. Poco cibo. Poi nella zona nord di Miami, un popolo di americani orgogliosi e dignitosi ricostruì tutto come era prima.</p>
<p>Le Glades però vennero distrutte, case sventrate, tetti divelti, morti. Le case della gente più povera. Le case di chi aveva più bisogno di un tetto sulla testa. Andai ad aiutare per un paio di giorni nella distribuzione dei viveri. Purtroppo ai non residenti non era concesso molto, sia per motivi di sicurezza che per le assicurazioni. Era una cosa folle. Si accalcavano a chiederci i generi che non dovrebbero mancare a nessun uomo. Acqua e cibo.</p>
<p>Lasciai Miami poco più di un mese dopo. Con la morte nel cuore. Con la paura della morte. E con la gioia di essere ancora lì a raccontarlo.</p>
<p>Oggi leggo di gente che ironizza sui morti di Irene, troppo pochi, New York doveva essere sventrata che è un posto per ricchi. Beh, voi mi fate pietà, perchè non avete idea di cosa voglia dire essere lì, in quei momenti. Non avete idea. Siete solo dei miserabili. E spero davvero che in un uragano ci passiate, prima o poi.</p>
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		<title>13 ottobre 2010</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jul 2011 12:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Black Cat</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alexander]]></category>
		<category><![CDATA[Mio figlio è speciale]]></category>
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		<description><![CDATA[Sì. E&#8217; vero, ultimamente sono negativa&#8230; però vorrei raccontarvi qualcosa di bello che ci è successo qualche mese fa. Il 13 ottobre, mio figlio venne a chiamarmi in cucina, mentre io cucinavo e lui giocava sull&#8217;altalena. Mi portò in giardino e mi indicò una macchiolina bianca nera e marrone che stava appoggiata triste, al di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sì. E&#8217; vero, ultimamente sono negativa&#8230; però vorrei raccontarvi qualcosa di bello che ci è successo qualche mese fa.</p>
<p>Il 13 ottobre, mio figlio venne a chiamarmi in cucina, mentre io cucinavo e lui giocava sull&#8217;altalena. Mi portò in giardino e mi indicò una macchiolina bianca nera e marrone che stava appoggiata triste, al di fuori della rete del giardino. Un cagnolino. Alexander ha sempre avuto una paura atavica dei cani, del tipo che se ne vedevamo uno a Roma, lui era già corso sino in Croazia. Quindi capirete quanto la cosa mi lasciasse parecchio basita. &#8220;Lo vuoi? Lo portiamo in casa?&#8221; e subito la risposta fu un deciso si con la testolina. Facemmo il giro dell&#8217;isolato sino ai campi coltivati, feci un fischio al cane e questo, come se fosse la cosa più normale del mondo, ci seguì sino in casa, sistemandosi subito sotto al caminetto, sdraiato.</p>
<p>Mi vide la vicina &#8220;sai, sono tre giorni che quel cane sta sdraiato col muso sulla tua rete&#8230; se non lo prendevate voi, stavo per convincere mio marito&#8221; e subito pensai &#8220;col cazzo, lo vuole Alex ora è nostro <img src='http://blackcat.bloggy.biz/smilies2/yahoo_bigsmile.gif' alt='&#58;&#68;' class='wp-smiley' width='15' height='15' title='&#58;&#68;' />&#8221;</p>
<p>Chiamo la mia amica e insieme portiamo la bestiola dal veterinario, per una visita e un&#8217;eventuale ricerca dei padroni. Il cane era evidentemente provato dalla fatica, ma era pulito sino all&#8217;inverosimile, non aveva nemmeno un acaro nelle orecchie, però purtroppo aveva il microchip. Già ero triste, avrei dovuto chiamare il padrone&#8230; Dopo una veloce ricerca, il veterinario mi disse &#8220;si, il cane è chippato, ma non è registrato&#8230; forse è una disattenzione, le dò il numero della dottoressa che ha messo il chip, provi a contattarla&#8221;</p>
<p>Chiamo. Una persona ADORABILE è dir poco. Scoprì che il cane condivideva con mio figlio il giorno di nascita, e che proveniva da pochi metri da dove andava mio padre a caccia&#8230; il che equivale a circa QUARANTA km da casa nostra. Come sia arrivato qui non si sa. So solo che le persone che lo avevano adottato avevano preso il cane e poi mai portato i documenti alla veterinaria, non lo avevano mai cercato ed erano due ragazzini poco più che maggiorenni, che si erano pure presi poco cura di lui. Visti i pregressi, la dottoressa sapendo quanto Alex teneva al cane e la sua precedente avversione ai canidi ora scomparsa, ci ha intestato il cane. Ho conosciuto la sua mamma animale e la sua mamma umana, durante le visite, che non hanno mai smesso di ringraziarmi. Ho ricevuto le foto della sua nascita, le foto dei fratellini mentre ancora poppavano.</p>
<p>Eric vive con noi da quel giorno. E&#8217; un cane incredibile, di una educazione ed intelligenza che nemmeno nella dozzina di cani avuti da ragazza avevo mai trovato. Ha una pazienza con Alexander pazzesca. Lo redarguisce, ci gioca, scherzano, si inseguono e&#8230; giocano a palla. I bambini se lo contendono e, come loro, tutte le persone che lo incontrano. E non solo: dopo pochi giorni che era qui, anche Witch, gatta femmina di dieci anni più grande, lo ha praticamente adottato. Se volete sbirciare un po&#8217; la storia fotografica del nostro Eric, la trovate <a title="Eric e Witch" href="https://picasaweb.google.com/theblackcat/CaneEGattaAkaEricEWitch" target="_blank">qui</a> insieme alle foto della sua compagna pelosa <img src='http://blackcat.bloggy.biz/smilies2/yahoo_smiley.gif' alt='&#58;&#41;' class='wp-smiley' width='18' height='18' title='&#58;&#41;' /></p>
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		<title>E una fetta di culo, no?</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jun 2011 19:47:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Black Cat</dc:creator>
				<category><![CDATA[Neurodeliri]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono stressata, da me stessa e dagli altri. Che, ogni singolo giorno ci sono quelli che ehi, lavori al pc, che figata, non fai un cazzo tutto il giorno e puoi lavorare la sera. Certo, perchè 12 ore con due figli a casa, di cui uno con i problemi di Alexander, sono una passeggiata di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono stressata, da me stessa e dagli altri.</p>
<p>Che, ogni singolo giorno ci sono quelli che ehi, lavori al pc, che figata, non fai un cazzo tutto il giorno e puoi lavorare la sera. Certo, perchè 12 ore con due figli a casa, di cui uno con i problemi di Alexander, sono una passeggiata di salute, la tranquillità estrema, lo zen dei sensi. E alle undici quando li metti a letto e stai sveglia sino alle due o alle tre, per poi alzarti alle sette del giorno dopo è una vita della madonna.</p>
<p>Poi, eh, si, signora mia, quelli che oh, per come sei ora (leggasi GRASSA) non puoi che piacere a uno di 50/60 anni, chi cazzo ti piglia come sei messa tra i tuoi coetanei? Ma vai da una dietologa, fai palestra. Tutte cose che posso largamente permettermi vivendo con 1200 euro mensili in tre persone. Tutte cose che vengono elargite in abbondanza dalle Onlus.</p>
<p>Le stesse persone per cui ogni singola sfiga, da quella economica, a quelle di salute di mio figlio, sono derivanti dalle mie scelte, sbagliate, tutte, sin dalla prima. Matrimonio sbagliato, figli che sarebbe meglio non aver mai avuto, li hai voluti ora son cazzi tuoi, il lavoro non te lo sei potuta tenere perchè hai voluto fare la madre, e guarda ora come sei ridotta, che pena che fai.</p>
<p>Poi ti fai una serata fuori e oh, sei sempre in giro. Ma lo vuoi capire che hai una certa età (si, 36 anni, quindi?) e non è il caso di andare fuori a bere la sera o a ballare (ultima volta un anno e passa fa) e dovresti pensare a stare con i tuoi figli e non vedere il weekend che sono dal padre come relax. Ma da cosa cazzo ti devi riposare, tu, che sei quella che non fa un cazzo? Non fai un cazzo nella vita, lavori tre ore al giorno, la sera, che cazzo hai da essere stanca?</p>
<p>Il fatto che vorresti lavorarne venti di ore, in un ufficio, con persone con cui puoi parlare e confrontarti, ma non puoi allontanarti da sta cazzo di vita di merda che ti opprime, non puoi lasciar soli i tuoi figli, non puoi pensare che nessuno si prenda carico di Alexander è totalmente irrilevante, no? Sono io che con le mie scelte ho creato tutto questo. Io. E ora pago. Io.</p>
<p>E puntualmente mi sento buttare letame addosso per come, a fatica, riesco a tenere la testa appena fuori dal liquame.</p>
<p>Finirà come la volta prima. Che sino all&#8217;ultimo giorno sarò la povera scema. La povera stronza. Quella patetica, che ha avuto anche l&#8217;ardire di lamentarsi di questa magnifica vita. Fottiti.</p>
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		<title>Che poi&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 31 May 2011 20:46:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Black Cat</dc:creator>
				<category><![CDATA[Neurodeliri]]></category>

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		<description><![CDATA[Non è che mi ci vorrebbe molto. Magari stare meglio, somatizzare meno. Non vomitare l&#8217;anima ogni volta che mi lascio andare alla rabbia, non svenire a metà pomeriggio perchè ho avuto una discussione acerrima, sinchè non mi chiamano da scuola preoccupati. Un sorriso, di quelli che ti scaldano il cuore, uno di quelli che non vedo da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non è che mi ci vorrebbe molto.</p>
<p>Magari stare meglio, somatizzare meno. Non vomitare l&#8217;anima ogni volta che mi lascio andare alla rabbia, non svenire a metà pomeriggio perchè ho avuto una discussione acerrima, sinchè non mi chiamano da scuola preoccupati.</p>
<p>Un sorriso, di quelli che ti scaldano il cuore, uno di quelli che non vedo da troppo tempo, sincero, disinteressato, vero.</p>
<p>Parole, quelle che ogni giorno che passa temi di non udire mai, le stesse parole che tagliano un uomo in due se usate bene, a volte fanno ancor più male se non sono dette. Mai dette.</p>
<p>L&#8217;amore. Quello totale. Quello che tristemente non credo di aver mai provato in 36 anni e che molto probabilmente non fa per me.</p>
<p>La soddisfazione personale, quella a cui ho dovuto rinunciare per il bene delle altre persone, lavoro, hobbies, passioni, tutte dietro le mie spalle, tutte lì, come spilli, infilati ancora nel cuore che non smette di sanguinare.</p>
<p>Un fisico che non mi tradisca, che la smetta di aver bisogno di medicine su medicine, che torni a sorreggermi, prima che stremata da tutte le schifezze che sono obbligata a prendere diventi una balena obesa ancor più di quanto lo sono adesso, che già mi fa schifo guardarmi.</p>
<p>Forse anche la speranza, che ultimamente fatico a trovare. Lascia il posto all&#8217;acredine, all&#8217;amarezza, alla malinconia e al rimpianto.</p>
<p>Già. Non è poco. E&#8217; tanto quello che mi serve, e non si possono trovare tanti tesori tutti insieme. Forse dovrei cominciare ad abbracciare l&#8217;idea che anche uno solo di questi potrei farmelo bastare. E&#8217; che la voglia che qualcosa o qualcuno mi prenda per mano e mi aiuti è così forte, che ogni tanto mi trovo sopraffatta da lei.</p>
<p>Periodi. Ne ho passate tante, passerò anche questa. Forse.</p>
<p>Il problema, ora, è che non sono più forte. Sono stanca, stanca, stanca. Stanca. Stanca.</p>
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		<title>Per fortuna i gatti hanno tante vite&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 13 May 2011 07:28:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Black Cat</dc:creator>
				<category><![CDATA[Neurodeliri]]></category>

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		<description><![CDATA[Mesi fa mi sono lesionata la cornea sinistra, e in poco tempo son riuscita a guarire. Due notti fa ho cominciato a sentire un dolore fortissimo, come se un chiodo mi partisse da dentro il cervello e mi pungesse il retro del bulbo oculare, una roba atroce, tanto che ieri mattina mi son fatta accompagnare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mesi fa mi sono lesionata la cornea sinistra, e in poco tempo son riuscita a guarire.</p>
<p>Due notti fa ho cominciato a sentire un dolore fortissimo, come se un chiodo mi partisse da dentro il cervello e mi pungesse il retro del bulbo oculare, una roba atroce, tanto che ieri mattina mi son fatta accompagnare dal cogenitore ex-marito in pronto soccorso oftalmico. Purtroppo l&#8217;attesa era lunga, lui aveva altri appuntamenti perciò a un certo punto gli ho detto di andare, caso mai sarebbe ritornato dopo.</p>
<p>Ovviamente, per la legge di Murphy, appena lui va via mi chiamano.</p>
<p>Senza scendere in grandi dettagli, la stessa cornea aveva una lacerazione molto più estesa, è stata necessaria una procedura di sistemazione stile &#8220;Arancia Meccanica&#8221; e io sono uscita con un occhio completamente bendato, la faccia pesta, l&#8217;altro occhio anestetizzato e con la pupilla dilatata, pieno di una pomatina grassa che mi lasciava intravedere tutto come se avessi la &#8220;calza&#8221; delle telecamere <img src='http://blackcat.bloggy.biz/smilies2/yahoo_bigsmile.gif' alt='&#58;&#68;' class='wp-smiley' width='15' height='15' title='&#58;&#68;' /> Ma soprattutto, ero lì da sola.</p>
<p>&#8220;Mamma, ciao, sono uscita, ehm non potresti venire a prendermi? Ah, si, ok, non conosci Pavia, beh, mi arrangio&#8221;.</p>
<p>Mi dicono che i taxi sono appena fuori dall&#8217;uscita del San Matteo, mi armo di coraggio ed esco. Un sole della madonna, io ad ogni passo stavo sempre peggio e per di più mi girava la testa.</p>
<p>Intravedo una signora in carrozzina &#8220;Scusi, l&#8217;uscita è di là, vero?&#8221; &#8220;No, è dall&#8217;altra parte, se vuole spingermi la accompagno&#8221; &#8220;Signora, abbia pazienza, vado da sola, che almeno se cado faccio da me e non rischio di farla finire sotto una macchina&#8230; grazie&#8221; Seguo il filo del marciapiede e vado. Esco. La strada&#8230; Lontano vedo una macchia arancione e penso &#8211; oh, il cartello dei taxi, fico! &#8211; solo che poi realizzo che mi trovo a dover attraversare una strada a doppia carreggiata per senso di marcia, senza semaforo. Vicino a me c&#8217;è qualcuno. &#8220;Scusi, non è che posso attraversare con lei?&#8221; e non mi risponde. Tolgo gli occhiali, faccio vedere la benda e aggiungo &#8220;Non ci vedo, sono uscita ora dal San Matteo&#8221; &#8220;Ah, scusi, si, si figuri, mi dia la mano&#8221; e attraverso. Aspetto ma di taxi nemmeno l&#8217;ombra. So che lì vicino c&#8217;è un&#8217;edicola e chiedo &#8220;Signora, scusi, ma i taxi?&#8221; &#8220;Ahhh, qui non vengono mai. Deve andare in stazione, col bus numero 3&#8243; Faccio per cercare il portafoglio ma non riesco a mettere a fuoco nella borsa, continuo ad avere le vertigini ma il cervello ancora mi funziona. Ricordo di avere in tasca due euro, glieli do e mi prendo il biglietto.</p>
<p>A fatica intravedo la pensilina. Scorgo, credo <img src='http://blackcat.bloggy.biz/smilies2/yahoo_bigsmile.gif' alt='&#58;&#68;' class='wp-smiley' width='15' height='15' title='&#58;&#68;' />, una signora anziana con un ragazzo. &#8220;Signora, scusi, se arriva il tre mi potrebbe avvisare che devo prenderlo?&#8221; anche lì, nessuna risposta, tolgo gli occhiali, mostro il disastro &#8220;Non ci vedo&#8230;&#8221; &#8220;Ah, scusi, sa con tutti i malintenzionati che ci sono&#8230; mi dia il braccio che quando arriva il tre mio nipote ci carica entrambe&#8221; Poco dopo arriva il bus. Mi concentro, ce la posso fare. Ovviamente cedo il passo alla signora, resto indietro, non vedo l&#8217;ultimo scalino e finisco IN BRACCIO al conducente. &#8220;Senta abbia pazienza, non ci vedo, non ho visto lo scalino&#8230;&#8221; &#8220;Dove deve scendere?&#8221; &#8220;In stazione&#8230;&#8221; &#8220;Ecco, allora si metta qui vicino a me che la avviso io&#8221; Ewwwiwwwaaa, qualcuno che mi aiuta. Si, ma damn, devo obliterare&#8230; una vecchietta mossa a compassione mi oblitera il biglietto, mi sistema in un angolino vicino all&#8217;obliteratrice e mi offre persino il suo posto a sedere che rifiuto avendo solo poche fermate.</p>
<p>Arrivo, scendo, saluto e ringrazio. Mò son di nuovo sola. E&#8217; mezzogiorno passato, ci sono trenta gradi, non vedo un cazzo, sto male. Però la stazione la conosco. A tentoni, per evitare le aiuole, arrivo al deposito dove, ovviamente, non ci sono taxi.  Mi attacco al palo del cartello perchè mi viene un capogiro e, a mò di Mr Magoo, vedo che esiste un numero di radiotaxi da chiamare. Istantaneamente lancio una maledizione all&#8217;edicolante che me lo poteva anche dire e non vendere un biglietto. Ravano nella borsa, cerco il telefono e ringrazio il cielo che l&#8217;androide ha i tastoni numerici enormi, chiamo e prenoto.</p>
<p>Dopo cinque minuti esatti arriva il mio taxi, vedo la macchina bianca (o meglio la sua sagoma) mi alzo a fatica dal marciapiede dove mi ero messa per non rotolare per terra ma&#8230; una ragazza sudamericana esce di corsa dalla stazione e sale al volo sulla mia auto fermandola pochi metri prima di me. Scene da delirio, un vecchietto che la insulta per il gesto maleducato, tenta di lanciargli oggetti e preso dalla pena e compassione, si siede lì vicino a me e mi chiama un&#8217;altro taxi col suo cellulare.</p>
<p>Finalmente arriva la macchina, chiacchere di rito, mi riporta a casa dove mia mamma mi aveva preparato il pranzo &#8220;prima che ti prendi fuoco col gas&#8221; O.o</p>
<p>Pago, spero mi dia il resto giusto, e scendo mentre la figlia lo chiama e lui ci fa una lite mostruosa al telefono. Citofono, questo fa inversione, non vede il muro dell&#8217;ingresso di mia mamma, &#8220;aggancia&#8221; la portiera di guida della sua utilitaria e&#8230; la porta si stacca e cade a terra.</p>
<p>Oh, io son corsa dentro, prima che questo si incazzasse con me, ho mangiato qualcosina e poi sono andata a morire nel letto.</p>
<p>Oggi ci vedo, non ho più dolori, l&#8217;occhio destro sta alla grande, il sinistro recupererà, ma il mio giovedì mattina era da raccontare <img src='http://blackcat.bloggy.biz/smilies2/yahoo_bigsmile.gif' alt='&#58;&#68;' class='wp-smiley' width='15' height='15' title='&#58;&#68;' /></p>
<p>Saluti dalla vostra Gatta-MrMagoo <img src='http://blackcat.bloggy.biz/smilies2/yahoo_kiss.gif' alt='&#58;&#42;' class='wp-smiley' width='18' height='18' title='&#58;&#42;' /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Weird mind</title>
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		<pubDate>Sun, 01 May 2011 13:32:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Black Cat</dc:creator>
				<category><![CDATA[Neurodeliri]]></category>

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		<description><![CDATA[Stanotte ti ho sognato. Il tuo era un viso sconosciuto, la tua pelle aveva un profumo mai sentito, la tua voce era qualcosa di diverso. Mi prendevi per mano e mi davi sicurezza. Non erano solo parole, i tuoi erano fatti, verità. Ci sorreggevamo, ci accompagnavamo verso un domani. E finivo di arrancare, smettevo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stanotte ti ho sognato.</p>
<p>Il tuo era un viso sconosciuto, la tua pelle aveva un profumo mai sentito, la tua voce era qualcosa di diverso.</p>
<p>Mi prendevi per mano e mi davi sicurezza. Non erano solo parole, i tuoi erano fatti, verità.</p>
<p>Ci sorreggevamo, ci accompagnavamo verso un domani.</p>
<p>E finivo di arrancare, smettevo di aver timore. Era tutto più bello. Meraviglioso al punto che mi son svegliata tra le lacrime.</p>
<p>Perchè era un sogno, tu non esisti e nemmeno so se ti incontrerò mai. Ma grazie lo stesso per i momenti che mi hai donato.</p>
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		<title>Just a single word</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Dec 2010 20:53:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Black Cat</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alexander]]></category>
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		<description><![CDATA[Era un sogno bello, anzi no, bellissimo. E troppo realistico. Ho smesso da tempo di credere ai miei sogni, anche se a volte dovrei farlo, perchè credo fermamente ci sia &#8220;qualcosa&#8221; di superiore che tesse le fila delle nostre vite. Non un Dio, quello no, ma qualcuno che ci vuole bene e magari se ne [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Era un sogno bello, anzi no, bellissimo. E troppo realistico.<br />
Ho smesso da tempo di credere ai miei sogni, anche se a volte dovrei farlo, perchè credo fermamente ci sia &#8220;qualcosa&#8221; di superiore che tesse le fila delle nostre vite. Non un Dio, quello no, ma qualcuno che ci vuole bene e magari se ne è andato. Credo molto nella reincarnazione, lo ammetto.<br />
Ma torniamo al sogno. Eravamo lì, noi tre, con il cagnolino (di cui vi parlerò) e a un certo punto sentivo Alexander che cominciava a mugolare. Mugolii che senza alcuno sforzo diventavano man mano più chiari, più coerenti. Diventavano <strong>parole</strong>.<br />
Nel sogno dentro di me mi dilaniavo. Parole. Discorsi. Di mio figlio. Ma restavo ferma, immobile, senza tradire alcuna emozione. E lui continuava, e mi chiedeva &#8220;Ma mamma, era così facile, e io non ho mai provato? Perchè?&#8221; e parlavamo, parlavamo, parlavamo&#8230;<br />
Ma stasera eravamo lì a giocare, cantavamo, sul letto, tutti e tre. Con il cane a fianco che scodinzolava felice.<br />
Chiara cantava. E io facevo vedere a lui come muovere la lingua, per fare &#8220;la-la-la&#8221;.<br />
Solo che lui a un certo punto mi ha guardato e mi ha chiesto &#8220;Così? La-la-la&#8221;<br />
E io non ce l&#8217;ho fatta. Ho cominciato a piangere a dirotto, e sto piangendo ancora ora.<br />
Ho visto quei due occhi nocciola sgranarsi stupiti, al sentire il suono della propria voce. E ho sentito qualcosa dentro di me esplodere, continua a esplodere.<br />
Ho visto la sua paura. Ho sentito la sua voce.<br />
E probabilmente, fossi meno testa di cazzo, magari avessi mantenuto la calma, forse avrebbe provato ancora.<br />
Non riesco, non riesco, non riesco a fermarmi. E&#8217; successo. Davvero. Qui. Stasera.<br />
Con Chiara che mi diceva &#8220;Mamma, è solo una parola, cosa farai quando ne dirà altre? Ne dirà altre!&#8221;<br />
E io che tentavo di tranquillizzare lei, lui e soprattutto me. &#8220;Amore, forse i miei occhi avranno meno caldo, e smetteranno di sudare&#8221;</p>
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		<title>Accogliere é accudire</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Nov 2010 14:01:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Black Cat</dc:creator>
				<category><![CDATA[Neurodeliri]]></category>

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		<description><![CDATA[Vi segnalo il mio personale punto di vista per il tema del mese di Genitori Crescono, su qualcosa che mi sta particolarmente a cuore&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi segnalo il mio personale punto di vista per il tema del mese di Genitori	 Crescono, su <a href="http://genitoricrescono.com/un-bambino-speciale/">qualcosa che mi sta particolarmente a cuore&#8230; <img src='http://blackcat.bloggy.biz/smilies2/yahoo_wink.gif' alt='&#59;&#41;' class='wp-smiley' width='18' height='18' title='&#59;&#41;' /> </a></p>
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		<title>Me lo voglio ricordare così</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Sep 2010 12:01:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Black Cat</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo è il mio giardino ieri, dopo tre ore di hard gardening. Da oggi è intasato di impalcature, chè si è reso necessario rifare i tetti della corte dove abito. Le han montate stamane, mentre ero in giro per commissioni. Al mio rientro con Alexander, siamo stati accolti da un coro di muratori sessantenni che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blackcat.bloggy.biz/wp-content/uploads/2010/09/IMG_9809.jpg"><img src="http://blackcat.bloggy.biz/wp-content/uploads/2010/09/IMG_9809-300x199.jpg" alt="" title="Garden" width="300" height="199" class="alignnone size-medium wp-image-3582" /></a></p>
<p>Questo è il mio giardino ieri, dopo tre ore di hard gardening.<br />
Da oggi è intasato di impalcature, chè si è reso necessario rifare i tetti della corte dove abito.<br />
Le han montate stamane, mentre ero in giro per commissioni. Al mio rientro con Alexander, siamo stati accolti da un coro di muratori sessantenni che cantavano a squarciagola &#8220;Bad Romance&#8221; di Lady Gaga, ma non è tutto.<br />
Uno si dondolava sull&#8217;altalena. L&#8217;altro scendeva dallo scivolo.<br />
Ecco.</p>
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		<title>Sottili ironie del destino</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Sep 2010 18:25:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Black Cat</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ti capitano quelle giornate in cui dovresti fare mille cose, riesci a farne una e la fai talmente male che ti cade pure tutto sul pavimento. Quelle giornate in cui stiri. Il ferro da stiro prende fuoco. I bambini sono stranamente e fortunatamente a distanza di sicurezza. Ma ti sei dimenticata che hai su un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ti capitano quelle giornate in cui dovresti fare mille cose, riesci a farne una e la fai talmente male che ti cade pure tutto sul pavimento.<br />
Quelle giornate in cui stiri. Il ferro da stiro prende fuoco. I bambini sono stranamente e fortunatamente a distanza di sicurezza.<br />
Ma ti sei dimenticata che hai su un paio di pantajazz in misto acrilico, che con la fiammata prendono fuoco anche loro.<br />
Allora con tutta la foga che puoi ti spogli, per non ustionarti, noncurante di quanta roba ti stia togliendo.<br />
Poi tiri un sospiro di sollievo, mentre i figli ridono ignari del pericolo, e tutta completamente nuda scorgi dalla finestra il tuo vicino con la bocca spalancata.<br />
Shit.</p>
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		<title>Bomb</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Aug 2010 14:05:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Black Cat</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci son giorni in cui davvero vorresti non esserti svegliata ed aver continuato a dormire, e sognare. Giorni come oggi. Giorni in cui svegliarti, in realtà, fa cominciare il nuovo ennesimo incubo. Ti ritrovi davanti una pagina da scrivere, per dirlo, per esorcizzarlo, ma lui è lì. E sanguina. Proprio lì, sopra la vena del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci son giorni in cui davvero vorresti non esserti svegliata ed aver continuato a dormire, e sognare.<br />
Giorni come oggi. Giorni in cui svegliarti, in realtà, fa cominciare il nuovo ennesimo incubo.<br />
Ti ritrovi davanti una pagina da scrivere, per dirlo, per esorcizzarlo, ma lui è lì. E sanguina. Proprio lì, sopra la vena del tuo collo, e sanguina.<br />
Io me lo ricordo, 17 anni fa, mia mamma aveva pochi anni di vita, e grazie al cielo si sbagliavano, sta ancora bene. Ma ho nella mente tutte le operazioni, io che studiavo per l&#8217;esame di maturità su quella sedia dura e scomoda del reparto oncologia, studiavo per non pensare, e non pregavo, perchè ormai la fede l&#8217;avevo persa. Ricordo le terapie, gli esami invasivi, e tutte le volte ero lì, e vedevo il demone che passeggiava, serafico, tranquillo. Sinchè otto operazioni e diverse asportazioni di grossa entità segnarono mia mamma ma lo scacciarono. A lungo.<br />
Ricordo anche di nove anni fa, quando anche a mio padre ne sanguinò uno, sulla schiena. E l&#8217;oncologo dopo alcuni mesi disse &#8220;proviamo&#8221;. Ricordo la conta delle metastasi, ricordo quando io e mamma mettevamo le pomate per far aderire la pelle sintetica che doveva preservare la sua epidermide provata dalle radiazioni al cervello. Tutti i giorni.<br />
Poi guardo le mie sei cicatrici. Guardo la microasportazione del mio seno sinistro e mi ricordo l&#8217;ultimo chirurgo che mi ha detto &#8220;quello va tenuto d&#8217;occhio, se cambia forma, colore o sanguina, vieni qui&#8221;.<br />
Ho visto la gocciolina di sangue stamattina sul cuscino. No, non è stata una bella mattina.<br />
E so cosa mi aspetta domani. Un appuntamento di urgenza con il dermatologo, un&#8217;altra asportazione, un&#8217;altra settimana di tempo per sapere se anche stavolta mi va bene. O no.<br />
Che uno tenta sempre di cacciare i cattivi pensieri, le negatività. Poi, beh, poi capita che ti ritrovi ancora a piangere e no, non è solo congiuntivite.</p>
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		<title>Oxygen mask</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Aug 2010 22:59:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Black Cat</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giovanni e Serena, nel post precedente, hanno ragione da vendere, perchè mi conoscono. Ogni tanto mi perdo anch&#8217;io, poi basta poco e mi ritrovo. E riparto. Ho ribaltato la casa. E quando dico &#8220;ribaltato&#8221; chi sa come sono fatta ha ben presente che metto a posto ogni anfratto eliminando ogni granello di polvere, riadattando la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giovanni e Serena, nel post precedente, hanno ragione da vendere, perchè mi conoscono.<br />
Ogni tanto mi perdo anch&#8217;io, poi basta poco e mi ritrovo. E riparto.<br />
Ho ribaltato la casa. E quando dico &#8220;ribaltato&#8221; chi sa come sono fatta ha ben presente che metto a posto ogni anfratto eliminando ogni granello di polvere, riadattando la logistica interna dei mobili in modo quasi maniacale. Questo fintanto che la malefica influenza mi ha precluso di uscire di casa. Una casa che è maledettamente troppo grande e presto spero sarà abitata da altre persone.<br />
Poi oggi pomeriggio, mi son fatta una lunga doccia. Mi sono infilata un paio di jeans, una tshirt nera e un paio di Adidas, senza un filo di trucco, son passata dal bancomat e sono andata al cinema.<br />
Da sola, con me stessa, e stavo bene. Maledettamente bene.<br />
Mi sono infilata nel sushi bar, davanti a due ragazzi che penso stessero insieme. Molto carini, biondi entrambi, con lo stesso taglio di capelli, un po&#8217; eccentrici ma ai miei occhi romantici. La tipica coppia gay che io guardo con piacere e gli altri con disgusto, ma questa cosa non cambierà mai, così come non diminuirà l&#8217;ignoranza collettiva.<br />
Alla fine mi son concessa la seconda delle tre sigarette che ho deciso di tollerare. Non sono dipendente dai vizi, li posso controllare. Infatti passare da 50 a 3 mi costa giusto il tempo di pensarlo e sto bene uguale, anzi, di più.<br />
Il film di stasera, una cosa da bimbiminkia lo so, Twilight &#8211; Eclipse. Un pubblico eterogeneo, dai miei coetanei, alle cinquantenni, alla famiglia accanto a me con bambina di otto anni otto. Chiara, come la mia Chiara. Con le stesse mosse, le stesse manie, il contarsi i soldini nel portafogli per &#8220;vedere se ci sono tutti&#8221;, giocare con lo smartphone di mamma andando su iTunes ed iPod con nonchalanche, la passeggiatina per sgranchirsi le gambe &#8220;posso andare lì, vero mamma?&#8221; una cosa incredibile, al punto che mi son dovuta giustificare per il sorriso ebete che avevo nel guardarla &#8220;Ho anch&#8217;io una Chiara, son davvero uguali!&#8221;<br />
E immergersi nel film, sorridere col protagonista, vivere un po&#8217; di quelle sensazioni che puoi provare solo quando riesci ad immedesimarti perchè hai cuore e mente sgombri. Gioia, amore, sofferenza.<br />
Capire che sei viva, insomma.<br />
Così torno a casa, felice, dopo una cosa così semplice come un film, e trovo la mia gatta che mi aspetta, che entra insieme a me e sembra capire cosa mi passa per la testa.<br />
Mi fumo l&#8217;ultima sigaretta seduta sul lavandino della cucina, con le spalle alla finestra, verso i miei gerani &#8220;Angel Eyes&#8221; e una vecchia canzone di sottofondo. Ancora sorrido. Ma si, ce l&#8217;ho fatta anche questa volta, ho sconfitto i brutti pensieri e sono pronta a ricominciare.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ferragosto</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Aug 2010 15:51:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Black Cat</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una giornata strana oggi. Da cinque giorni non vedo i miei bambini. Non sono mai stata così tanto tempo lontana da loro, e questo mi fa stare malissimo. Come se mi mancasse l&#8217;aria, come se nulla valesse la pena di un sorriso, di esser vissuto con gioia. A complemento del mio stato d&#8217;animo pessimo, si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una giornata strana oggi.<br />
Da cinque giorni non vedo i miei bambini. Non sono mai stata così tanto tempo lontana da loro, e questo mi fa stare malissimo.<br />
Come se mi mancasse l&#8217;aria, come se nulla valesse la pena di un sorriso, di esser vissuto con gioia.<br />
A complemento del mio stato d&#8217;animo pessimo, si è aggiunta l&#8217;influenza post settimana di ferie, una quasi visita dei topi d&#8217;appartamento e una cartella esattoriale per non farsi mancare nulla.<br />
Prendo in mano la mia vita, tra yogurt, tisane e sciroppi, col termometro vicino al letto e la pioggia che non cessa se non per sporadici sprazzi di sole già autunnale.<br />
Mi guardo dentro e vedo il futuro che vorrei, leggo un po&#8217; i miei sogni.<br />
Vedo Alexander, felice nella sua nuova scuola, che impara, con la gioia e la serenità di un bambino di sei anni.<br />
Vedo Chiara, all&#8217;asilo, circondata da nuove amiche con cui condivide esperienze che la faranno crescere ancor più bella di quanto già sia.<br />
Vedo me. E non vedo nulla.<br />
Questo è il problema. Riesco a concentrarmi ed a gioire solo per quanto riguarda i miei figli, ma non ho idea di cosa sarà di me.<br />
Sono in un limbo, senza progetti, stremata e con poche risorse. Tiro fuori le unghie solo per loro ma non riesco più a lottare per me, e ciò, no, non è un bene.<br />
Ho tempo ancora qualche giorno, per decifrare quello che mi sta succedendo e poi, sicuramente, reagirò. Certo è che questa situazione non mi piace per nulla.</p>
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		<title>Fab Four in Gardaland</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 21:53:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Black Cat</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alexander]]></category>
		<category><![CDATA[Chiara]]></category>
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		<description><![CDATA[Oggi ho visto un bambino su un trattore finto che sorrideva ai maialini e alle mucche finte. Una bambina che credeva di volare guidando un aereo di fianco alla mamma. Occhi che avidi guardavano il mondo da una monorotaia, alti come mai erano stati. Ho visto foto di ricercati nel west, tre ricercati, una pericolosissima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi ho visto un bambino su un trattore finto che sorrideva ai maialini e alle mucche finte.<br />
Una bambina che credeva di volare guidando un aereo di fianco alla mamma.<br />
Occhi che avidi guardavano il mondo da una monorotaia, alti come mai erano stati.<br />
Ho visto foto di ricercati nel west, tre ricercati, una pericolosissima donna sorridente e due cuccioli estasiati.<br />
Ho visto adulti di più di 40 anni col timore dell&#8217;Ortobruco e ancor di più della Magic House.<br />
C&#8217;era poi una bambina di quasi venti kg in un marsupio sulla schiena della mamma, che si lamentava che era stanca, lei&#8230;<br />
E poi i pirati, i delfini, i faraoni, gli scoiattoli, gli alberi che muovevano gli occhi, e il Sea Life. Dove una duenne urlava che nevolevaDDDDUEE indicando gli squali.<br />
Scivoli, schizzi d&#8217;acqua, elefantini dorati, fiori e uccellini cinguettanti.<br />
E ho visto, scusate se è poco, due bambini felici, con due genitori sorridenti, soddisfatti e distrutti.<br />
E che il resto se ne andasse tutto affanculo. <img src='http://blackcat.bloggy.biz/smilies2/yahoo_smiley.gif' alt='&#58;&#41;' class='wp-smiley' width='18' height='18' title='&#58;&#41;' /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Segnalazioni</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 10:41:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Black Cat</dc:creator>
				<category><![CDATA[Neurodeliri]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando la disabilità non è un limite: vi segnalo questo sito, da dove potrete seguire l&#8217;impresa di due ragazzi meravigliosi, di cui uno cieco dalla nascita, che attraverseranno l&#8217;Asia in tandem, portando con loro la Carta dei Diritti dei Disabili. Tratto dalla loro home page: 15.000 chilometri, più o meno, in sella ad un tandem: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando la disabilità non è un limite: vi segnalo <a href="http://www.versodovenonso.com">questo sito</a>, da dove potrete seguire l&#8217;impresa di due ragazzi meravigliosi, di cui uno cieco dalla nascita, che attraverseranno l&#8217;Asia in tandem, portando con loro la Carta dei Diritti dei Disabili. </p>
<p>Tratto dalla loro home page:</p>
<p><em>15.000 chilometri, più o meno, in sella ad un tandem: da Schio &#8220;fino alla fine del mondo&#8221;, attraverso i Balcani, la Turchia, l&#8217;Iran, le ex repubbliche Sovietiche, la Cina, il Pakistan e l&#8217;India, dove il viaggio, forse, ripartirà. In due, da soli, in piena autonomia. Con zaini, tenda, telecamera ad alta definizione, computer.<br />
Senza limiti di tempo o di direzione.<br />
Per accumulare incontri, emozioni, ricordi, sensazioni; per vivere, quindi, e per raccontare tutto in un blog in presa diretta, con le immagini, le parole, le persone che riusciremo a vedere, dire, sentire, presentare&#8230;</p>
<p>Saremo ambasciatori dell&#8217;ONU e porteremo la carta dei diritti dei disabili al cospetto di sua Santità il Dalai Lama.</em></p>
<p>In bocca al lupo ragazzi <img src='http://blackcat.bloggy.biz/smilies2/yahoo_smiley.gif' alt='&#58;&#41;' class='wp-smiley' width='18' height='18' title='&#58;&#41;' /></p>
]]></content:encoded>
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