Archive for year 2008
Reset
26Stamattina mi sono svegliata incazzata col mondo. Qual è la novità? Nessuna, capita sempre più spesso ultimamente.
Sono nervosa e scontenta, sono arrabbiata, furente. E lo devo dire, che stare zitti non paga. Mai.
Avete presente tutte quelle mammine tutte pucci pucci glitterate, che scrivono cose splendide persino sulla cacchettina nucleare dei loro pargoletti, che la pappina sparsa sui muri è tanto bella, che le spisciazzate in giro o addosso son così romaaanticheee! Ecco, appunto. Andatevene un po’ affanculo!
Lo sapete? Se non avete una bella schiera di nonni o parenti pronti a darvi una mano, con i figli la vostra vita si annulla. Io non vado a mangiare una pizza sola con mio marito da due anni, negli ultimi dodici mesi ho dormito da sola con lui solo una volta senza intermezzo di figli, non so più cosa sia andare da un’estetista senza una belva urlante almeno addietro. Tutto questo mentre qualcuna se ne va con gli amici a Montecarlo anche se i nipoti son febbricitanti, chè tanto papà può rinunciare a LAVORARE, mentre lei, PD, non può mica rinunciare a parrucchiere-estetista-costaazzurra, neh? E l’altra superstite? L’altra io la strozzerei, che lavora più di me e dovrebbe essere da mò in pensione. Non la vedo da due mesi quasi (però arriva domani
) e so per certo che si ammazza di lavoro ma nonostante tutto per i nipoti (distanze permettendo, ovvio) c’è sempre.
Ecco, quando vedo le mie amiche che lasciano i bambini all’asilo e dicono alle maestre che li va a prendere la nonna, che se li tiene al pomeriggio mi viene su una rabbia da ulcera di dimensioni epiche. Che io, ogni volta che ho bisogno, devo supplicarla di schiodare il suo culo da casa (al portone di fianco al mio) e stare un paio d’ore con la piccola mentre io accompagno Alexander a fare terapia. Certo. Io un viaggio come il suo me lo sono solo sognata. E forse proprio le sue parole mi hanno fatto capire che prima di essere una mamma annullata, dovrei tornare ad essere moglie e donna.
Questo è il mio proposito per il nuovo anno. Riuscire a mandare a cagare qualcuna per cui la piega e la depilazione son più importanti dei nipoti e mettere da parte un po’ di istinto materno per far rifiorire me stessa. Già il negozio parecchie soddisfazioni me le sta dando.
Certo, io che ho la famiglia in senso lato, cioè che la mia genitrice è ancora viva, per avere una mano devo pagare un’estranea che mi tiene la bambina mentre mi DIVERTO al lavoro, e lei non fa un cazzo a casa o va in giro dagli amici, però non ci son cazzi, voglio tornare ad avere una vita.
Quindi, ricapitolando, nel 2009 ESIGO:
1 cena al mese + serata romantica fuori da SOLA con il marito.
1 serata a barcamp/GGD/similia almeno ogni 3 mesi con le amichètte.
1 seduta mensile dal parrucchiere.
Mamma più felice anche se fuori per una sera, equivale a bambini con madre meno stressata e più felici. E’ ora che ricominci a voler bene anche a me.
Buon anno ![]()
Buon 27 Dicembre
11Il 23 l’ho passato in pronto soccorso, con Chiara che aveva 40,3 di febbre. Il 24 si è ammalato Alexander, stessa influenza con febbre alta. A Natale mi son messa a letto pure io, con dei dolori lancinanti allo stomaco, che mi sono alzata solo ieri. Oggi lavoro. A chi devo fare reclamo?
Micia, scappa finchè puoi
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Stamattina ci siamo svegliati tutti belli contenti ed allegri, ben prima del suono della sveglia. Siamo scesi e abbiamo fatto colazione. Mi son resa conto che c’era ancora tempo prima dell’orario di apertura del negozio, e ne ho approfittato per giocare un po’ con le mie belve.
Da ieri sera Alexander aveva puntato una delle fantomatiche macchinine di Cars con la carica a molla, esattamente quella che vedete a sinistra. Mi sembrava carino insegnargli come funzionava, perciò mi sono armata di pazienza, mi son seduta per terra in mezzo a lui e a Chiara e gli ho mostrato esattamente dove e come si infilava la chiavettona con la molla per dare la carica alla macchinina, come si tirava, e come si metteva la macchina per farla “impennare” e farla correre.
Due o tre tentativi e Alexander ha imparato perfettamente a usare il gioco. Coredemamma ero tutta orgogliosa, mi son presa la mia tazzulella di caffè e mi sono goduta il piccolo genietto che mostrava alla sorella come giocare con lo sceriffo a molla. Certo, non è che adesso sia qui in negozio senza la minima preoccupazione… soprattutto quando ho visto che appena si era stufato di infilare la molla nel retro della macchinina dello sceriffo, ha preso la Witch tenendola ferma dal lato della coda…
Il mio handicap è più bello del tuo
10Mi domando, quale logica ci sia dietro l’attribuzione dei sostegni a livello delle singole scuole parificate. E’ una domanda la mia, non è (ancora) una polemica. Mi spiego meglio. A parità di “necessità” delle famiglie, è più corretto dare maggiore sostegno a chi ha un 80/90% di possibilità di pieno recupero e garantire uno status più che dignitoso a chi ne ha il 5%, o è più etico e corretto aiutare solo il più grave lasciando l’altro al minimo sindacale ed abbassando contestualmente le sue possibilità di avere un futuro di individuo che non grava sulle spalle dello Stato?
Ha senso definire “fastidioso” un bambino con handicap mentale, e “comodo” uno motorio associato ad apatia? Il bambino autistico che è in grado di deambulare e reagisce agli stimoli ha meno diritti di un bambino con lesioni cerebrali non risanabili che non cammina? E non parlo di aiuti motori, eh, ma di sostegno educativo.
Così, tanto per lanciare il sasso. Che se le cose vanno come penso io, con il 2009 faccio un casino che farà rimpiangere la signorina scema del supermercato.
Broadway-Pavia, no return
24Gli altri genitori erano lì, preoccupati che il loro figlio fosse il più bello, quello che cantava meglio, quello che spiccava nel suo costumino.
Io ho cominciato a piangere non appena mi son seduta in teatro. Le recite di Alexander mi ammazzano. Al nido, la recita di fine anno con la consegna dei “diplomini di accesso alla scuola materna” si è scagliato urlante fuori dalla sala. Lo scorso anno è stato tenuto tutto il tempo dalla sua insegnante di sostegno, mentre fissava il vuoto del pubblico, con lo sguardo assente. E sua mamma che caragnava come una fontana in sala, in uno dei pochissimi momenti in cui, al buio, lascio che la mia durezza ceda il posto all’umanità ed alla commozione.
Ero tesa e umidiccia. Con la mia Eos già bella accesa, che aspettava di immortalare almeno un sorriso, uno sguardo interessato, un bambino felice. Ma avevo paura. Non avevo idea di cosa mi aspettasse, di come Alexander avrebbe reagito all’impatto con il pubblico, dopo esser stato tra l’altro, cosa che non succede mai, a scuola un’ora in più per prepararsi.
Sempre più umidiccia, con numerosi kleenex nella tasca, ho visto sfilare i piccoli, adorabili. Sapevo che dopo di loro arrivava il turno dei mezzani, la fascia in cui rientra il mio cucciolo di uomo, e la tensione mi si abbatteva addosso. Partono. Le fatine, le stagioni, le stelle comete… mio figlio non c’è. Ma la stagione dell’estate chiama gli angeli del Natale e vedo Alexander con una tunica di seta azzurra, le decorazioni argento ed il viso disteso che, da solo, segue i suoi compagni e si mette in posizione come un attore consumato. Parte la canzoncina e si accendono le luci dei proiettori. Alexander si ripara gli occhi, ma rimane lì, sorridente, guarda tra il pubblico, mi vede appena sotto il palco, sorride, getta uno sguardo dietro le quinte alla sua insegnante di sostegno e continua a partecipare evidentemente soddisfatto alla recita. La canzone finisce. Alexander segue la formazione degli angeli e prende posto sulla panca a lato del palco, rispettando l’ordine stellacometa-angelo-stellacometa. Si siede e mi guarda. Mi guarda e sorride. Sorride e balla con i compagni al ritmo della musica muovendo il bacino e la testa. Io scatto, scatto, scatto e piango. Piango e gli sorrido. E lui ricambia.
La signora di fianco a me, impassibile, mi fa notare che è uno scempio che le maestre lascino uscire i bambini con il vestito che ha la decorazione staccata, sta male nelle foto, beandosi che sua nipote ha il tutù più composto delle altre, le calzine più bianche, i pon pon più splendenti, che poi riguardandosi tra qualche anno queste cose le noterà, che sono importanti, no? “Signora, per me il più grande traguardo è vedere il suo sorriso, vederlo lì sopra in piena consapevolezza. Di queste stronzate, mi scusi, non me ne frega un cazzo.” e sono andata avanti a piangere.
Stamane
3SuoraX: “Oh, grazie Signora MammadibambinoY, che bel vassoio di paste per festeggiare il compleanno, i bambini saranno contentissimi”
BlackCat: “Alexander non correre, attento, Aleexxaaandeeeerrrr”
SuoraX: sbang
Paste per il pranzo: splat
Rent-a-baby
5Oggi ho rivisto con enorme piacere un vecchio amico del web che non vedevo da almeno cinque/sei anni. E’ un amico della vecchia guardia di Clarence, quando si facevano i live in un punto dell’Italia a caso e ci si trovava tutti lì, si andava in venti/trenta persone a svaccare un locale intero fino alle due del venerdì notte per poi aspettare l’alba del sabato a parlare davanti ad un cimitero e tornare a casa che era mezzogiorno. Il tutto dopo la settimana di lavoro. I live in cui si andava al Galloway di Treviso a ingollare birra, pollo arrosto e bagigi, oppure a Roma a fare il giro delle case degli amici, o a Bologna, nell’agriturismo di Cà di Sasso con la gatta al seguito. Ora, ovviamente, siamo cambiati, con coniugi e due figli a testa, ma siamo sempre quelli che si ritrovano dopo anni e si abbracciano come due fratelli che vivono insieme, che sanno ridere delle stesse immani cavolate, che hanno tantissime idee in comune e che soprattutto sembra che ci si conosca dall’infanzia. Oggi A. mi è piombato in negozio, e mi sembrava di essere tornata indietro nel tempo. Anche se parlavamo di Alexander e dei suoi problemi, di un supermercato francese nei pressi di Milano e della sua commessa stronza, dei gemelli e del loro mondo fantastico, delle problematiche delle nascite premature e di altro, beh, era davvero un salto nel passato. Ci tenevo a fargli conoscere i miei pargoli, così l’ho invitato a pranzo.
Alexander gli si è mostrato in tutto il suo splendore (…) Tornato dalla materna in quello che io definisco “il giorno nero”, cioè quello in cui a mensa trova pastina in brodo e tacchino agli aromi, e piuttosto non mangia, si è distinto in un secondo pranzo servendosi autonomamente una porzione del nostro aglio olio e peperoncino, unitamente a una forchetta. Dopo di che si è recato in bagno dove, dopo essersi comodamente seduto sul suo trono, ha ritenuto opportuno farsi una doccia per i cavoli suoi, richiedendo un aiuto solo per l’asciugatura dei capelli e la ri-vestizione. Finito quello, ha sistemato le cose sul tavolo e i giocattoli per terra. Cosa che fa di prassi, un po’ per la sua “particolarità” , un po’ perchè mamma e papà non sono tanto distanti dalla mania dell’ordine.
La cosa che mi ha fatto più piacere, oltre ovviamente a condividere quelli che secondo me sono progressi sconvolgenti fatti dal mio pargolo nell’ultimo anno, è stato il mio amico che, serafico, mi ha chiesto di noleggiarglielo per tre giorni e farlo giocare nella fatidica stanza dei giochi dei suoi gemelli ![]()
Ndr: anche stasera in effetti, mi ha sistemato le scarpe ed i vestiti che mi son tolta ben messi nell’armadio…
E se ti mandassi affanculo?
31Disclaimer: questo post è pieno di insulti , se vi infastidiscono, non andate oltre nella lettura ![]()
In molti lo sanno, mio marito lavora spesso fuori casa, nell’industria siderurgica. Da Febbraio è all’Ilva, di Taranto. Un paio di giorni fa, un suo operaio è morto durante un’operazione di montaggio. C’è un’inchiesta della magistratura in corso. Mio marito ne è uscito devastato nell’umore.
Girovagando su Facebook, leggevo della vicenda, per la precisione un intervento di una sua collega, anche lei profondamente coinvolta dall’accaduto. E’ arrivata la cogliona di turno con l’infelice battuta “E delle mucche abbattute per la diossina dell’Ilva, allora?”
Le mucche? Ma immane testa di c@zzo, hai idea della vita che fanno queste persone? Io non vedo mio marito da ottobre, i miei figli rischiano di dimenticare la faccia del loro padre, come i bambini delle migliaia di operai che respirano merda negli altiforni per portare a casa il pane per le loro famiglie. E tu mi vieni a cagare il c@zzo per una mucca di merda? Se senti così tanto la mancanza di quelle mucche, che comunque avremmo abbattuto per farci una bella grigliata alla facciazza tua, mettiti un bel campanaccio al collo e vai a pascolare a Statte. PD.
One year ago…
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Baby Angel #3, originally uploaded by Black Cat.
“Barbara, svegliati, è praticamente qui”
Un anno fa, alle cinque e mezzo, un’ostetrica poco prima del cambio turno mi svegliava per dirmi che mia figlia stava per nascere. Io dormivo tra le braccia dell’epidurale, e rischiavo quasi di perdermi l’evento.
Oggi la mia splendida diavoletta si è svegliata felice, e rideva a crepapelle mentre io e suo fratello (più io che lui
) gli cantavamo Happy Birthday.
Grazie di esistere piccina, ogni giorno con te è unico ![]()
Let me explain you that
7Sono affascinata dalle dinamiche di casa mia. Le vivo intensamente ed allo stesso tempo le osservo con distacco per poterle meglio analizzare. E’ una cosa strana da immaginare, lo capisco, ma è il mio modo di vivere le cose “doppie”, da Gemelli come sono, per capirle e viverle insieme.
Alexander è diventato bravissimo, il modello di figlio che moltissimi genitori vorrebbero. Collaborativo, intelligente, educato, interessato e curioso senza essere inopportuno. Ci sarebbe da dire davvero che gli manca solo la parola. E finalmente è una cosa su cui concordano anche medici e terapisti. Solo la parola manca, è diventato emozionalmente stabile, non ha crisi di riso da due mesi (avevano cadenza settimanale!) e più, non ha attacchi di rabbia, è sereno, felice, affettuoso. Gioca moltissimo con sua sorella, che crescendo diventa sempre più la sua compagna di scorribande. E’ un angelo. Il mio angelo. Mio e anche di qualcun’altra, viste le continue tracce di lucidalabbra rosa sul colletto del grembiulino…
Chiara… beh, l’appellativo meno offensivo che è stato rivolto alla mia “grande” bimba è stato “Palladilardo”. Da “Buddha” a “Trichecosovrappeso” piuttosto che “Lottatricedisumo” passando per il più classico “Cicciona”. Solo perchè ha un po’ di pancettina non è che sia poi così… beh, sì, insomma è grassoccia, però mangia che è un piacere, praticamente tutto, e sta bene. A me va bene così. Certo, ieri ho avuto l’onore di ammirare la splendida Viola, cinque giorni più vecchia, che si esibiva in una maratona con corsa ad ostacoli, mentre Chiara è tuttora ancorata a terra da un culone pesante come il piombo. In compenso, parla senza sosta. L’altra sera voleva tassativamente giocare con me e suo fratello, entrambi crollanti dal sonno e già con la bolla al naso tipo anime giapponese. Al nostro tentativo di farla dormire, mettendola nel suo lettino, ha cominciato ad urlare “MAMMA!NANNA NO!” e questo è durato circa un’ora dalle 11:30 alle 0:20. Madre e fratello ne sono usciti stremati. Come se ciò non bastasse, ha sviluppato un carattere forte da paura, e reagisce con veemenza ad ogni “torto” che pensa di aver subìto. Si sta perciò rifacendo di tutte le volte che suo fratello, per giocare, la scaraventava a terra ridendo. L’ultima, che mi ha fatto prendere uno spavento di prima categoria, è stata tre giorni fa, mentre facevano il bagno insieme nella vascona idromassaggio. Tranquilli un momento prima a giocare con le paperette, trenta secondi dopo lei era seduta sopra di lui e gli teneva la faccia sott’acqua con le braccine (ine?) tese.
La morale di tutto questo? Che mentre Alexander è un cherubino senza ali, Chiara è Linda Blair travestita da Bibendum.
Mille cose
12Vorrei scrivere di mille cose.
Delle sere in cui crollavo prima dei miei bimbi per tutto lo stress accumulato nell’organizzare il negozio.
Di Alexander che cresce e matura ogni giorno che passa, che mi aiuta con sua sorella, la intrattiene, la coccola, la sbeffeggia e la ribalta quando lo tira matto.
Di Chiara, che ha imparato ad attirare l’attenzione modulando la voce ad hoc, e tendendo la manina unitamente a un “MEEEE” che non può dar adito a fraintendimenti.
Delle soddisfazioni che ho preso creando un’attività completamente mia, dalle idee alla realizzazione.
Del pianto liberatorio che ho fatto quando ho visto l’insegna sopra la vetrina in cui appare il viso di mia figlia.
Delle paure, delle preoccupazioni, delle risate e della malinconia.
Avrei voluto scrivere di tutto. Fate conto di averlo letto, mentre io ho ricominciato a scrivere scuotendomi dalla pigrizia ![]()
Vista così, è quasi più bella.
14Perchè questo titolo? Perchè a volte delle parole scritte in un commento fanno spuntare un sorriso anche dopo una giornata pesante. Grazie ad Enrico ![]()
.. l’avventura umana di stare accanto ai nostri bimbi non ha pari, loro sono la nostra vita.
Ti volevo chiedere se sai che nelle classi dove sono inseriti bimbi autistici il disagio giovanile scompare per lasciare il posto a una difusa voglia di vivere.
Forse tutti i nostri bimbi esistono per far si che il futuro sia popolato da persone migliori.
Vista così è più piacevole ma è la verità, ho lasciato la mail e il sito della nostra piccola associazione siamo con te e insieme qualcosa si può fare
My blonde angel
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Non ce l’ha fatta a resistere. Ha visto che tagliavo i capelli a papà, e si è messo in coda. Davanti alla doccia mi ha guardato con i suoi occhioni ambra, come per dirmi “Mamma, so che ti piacciono tanto, ma non li sopporto più!”.
Da giugno non gli tagliavo i capelli, che erano biooooondi e boccolosi. Ma lui deve sentirsi un macho, un uomo, mica una donnicciola.
Quindi via, taglio alla Brad Pitt del pavese, e stamattina a farsi accarezzare la testolina morbida da tuttE.
Sì, tuttE, specialmente la sua “fidanzatina” a cui si donava a mò di gattino fusacchiante, per avere la sua dose di coccole, carezze e approvazione.
Sarà che son la mamma, ma io lo trovo bellissimo. Sempre.
Gattini
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Non so se sia la permanenza a stretto contatto con felidi unghiomuniti, da cui sembra ispirarsi e trarre spunti per la sua cammin.. ehm, gattonata. Il fatto è che mia figlia è ormai alla stessa stregua di un gattino in molti aspetti.
Il più inquietante, però, resta sempre quando con quelle unghie affilatissime a crescita ultrarapida, mentre la sera mi si attacca al seno a mò di ventosa, “fa il pane” come nella miglior tradizione gatta che si rispetti. Oramai ho il decollete a strisce.
Tg1 – Fai la Cosa Giusta
9Il servizio integrale andato in onda nella trasmissione di Uno Mattina, su Rai 1 il 28/10/2008.
E così…
25… se ne va un’altra settimana. Guardo, osservo, mi lascio inebetire dai miei figli. Guardo Chiara diventare ogni giorno più grande e determinata, vedo Alexander lottare con se stesso e con i suoi silenzi. Ci son giorni in cui non riesce a smettere di ridere, una risata sofferta, nervosa, ahimè inarrestabile, che fa più male di un pianto, soprattutto a me. Altri giorni, come oggi, in cui sembra uscire dal suo guscio per gustare il mondo, e restando inerme davanti alle sue difficoltà, lo scruta, con quegli occhi tristi e rassegnati che al solo pensiero mi stringono il cuore.
Sono lo ying e lo yang i miei figli. E mi tengono in equilibrio.
Lei è espansiva, capricciosa, chiaccherona, esuberante. Ieri sera ha cominciato a mangiare da sola, non ha resistito davanti alla pizza, e già oggi, seduta a tavola, si è rosicchiata una coscia di pollo alternandola a manate di polenta.
Lui è istintivo, silenzioso, in perenne lite con le sue piccole ossessioni, che tenta di placare da solo e poi stremato lascia che prendano il sopravvento.
Li guardo e mi beo di esser così fortunata ad avere due perle.
Poi mi concentro su di lui, e abbasso lo sguardo.
Ho la sensazione di non fare mai abbastanza per mio figlio, di non essere in grado di fare la madre abbastanza agguerrita contro questa malattia per spronarlo ad emergere. Mi sento sempre dispersiva, inadeguata, inappropriata, incapace. Chè poi, ragionando a mente fredda, so che non è così, e che sto facendo quanto mi è possibile per lui, dall’aumentare la terapia psicomotoria/logopedica a cinque volte la settimana, a seguirlo 24 ore senza alcuna sosta continuando a parlargli per ogni azione che svolge, sino a coinvolgere la sua piccola principessa per fargli avere un altro “punto di vista da bambino” sulla sua quotidianità.
Ma ho il terrore di perdere tempo, di buttar via giornate, di non fare abbastanza.
E’ come una incudine, che mi pende sulla testa, e allo stesso tempo già è caduta e mi opprime, comprimendomi il petto. Mi soffoca l’idea che più giorni passano, meno sarà probabile che parli, e vista la quasi totale assenza di verbalizzazione, ormai l’idea non mi abbandona un secondo. Spesso lo vedo “giocare” con la sua voce e le sue labbra, e mi chiedo se lui ha “voglia” di parlare, di dirmi cosa gli passa per la testa, quello che gli piacerebbe fare, cosa gli piacerebbe mangiare, se mi vuol bene, se è felice… o magari, nel suo cervello, lui è a posto così, rinchiuso nei suoi silenzi, ad osservare un mondo fatto di routine e ovattato il più possibile. Vorrei un “apriscatole” virtuale, per sapere, capire, metabolizzare quello che è, che pensa, che vive mio figlio. Ed è terribile anche solo avere la paura che questo non capiterà mai. C’è probabilità che parli, ma non c’è sicurezza alcuna.
E non c’è stabilità nè continuità nel comportamento, è ancora piccolo il mio principe, nessun bambino di quattro anni e mezzo è continuativo. Perciò nemmeno quello mi aiuta a capire. Nemmeno quello mi dice se “sono una brava mamma, e ti voglio bene”, no. Vedo i suoi occhi a tratti illuminarsi, ma poi ritornare bui, e non capisco più nulla, non so più quale è la sua condizione.
Non prego, sono atea. Vivo ogni giorno sperando che la piccola non abbia mai di questi problemi, che porti a termine il suo percorso di crescita in maniera corretta e senza regressioni. I dottori di Alexander sono oggettivamente ottimisti circa la piccola, e dovrei esserlo anch’io. Solo che il dolore è talmente pesante, talmente profondo e talmente inalleviabile, che non ce la faccio. Non posso smettere di vivisezionare ogni comportamento, di tenere sott’occhio ogni analogia e gioire per ogni differenza. Non posso smettere di testare quotidianamente le sue capacità linguistiche, e verificare che non abbia, come il fratello, un punto in cui, tra dieci e undici mesi, non dica più mamma, e poi non dica più nulla. Aspetto che me lo dica ogni mattina, quando si alza. La faccio giocare con il telefono, e aspetto che dica “ontoooo”, sentendomi gli occhi lucidi ogni volta che spiccica una parolina. E’ lancinante. Uno stillicidio che uccide. E in serate così, solitarie e un po’ malinconiche, ecco, mi sento fragile anch’io…
31 Ottobre
9E’ una data che mi è particolarmente cara.
31/10/2000 Witch fa il suo ingresso nella mia vita, lasciandosi strappare da morte certa, e portando amore nelle giornate buie che stavo vivendo.
31/10/2003 Mi sposo. In comune, vestita di nero e col pancione. Felice.
31/10/2008 Apro ufficialmente Tempo di Noi, il mio negozio. Lavori permettendo, al pubblico si aprirà per fine Novembre
Detto ciò, che dire, se non che nonostante mi siano successe solo cose belle, questo 31 ottobre ormai da poco iniziato, avrà un non so che di amaro. Oramai cosa sono, sei o otto mesi che sei via, marito? Ne ho un po’ pieni i coglioni di vederti una volta al mese per un paio di giorni, e di saperti lavorare sino alla distruzione in quel posto di emme a mille chilometri dalla tua famiglia. Mollali lì, sti benedetti altiforni, e sbrigati a tornare va, che saranno pure cinque anni che ci sopportiamo, ma sono sempre troppo pochi i momenti passati insieme.
Stop it.
25Son due settimane che comincio a scrivere e non concludo nulla di buono.
Ho concluso molto, negli ultimi giorni. Ho realizzato IL progetto, aprire un negozio con un mio caro amico. Questa settimana ci consegnano le chiavi ed apriremo ai primi di dicembre: “Tempo di Noi” sarà uno splendido negozio di abiti premaman e bambino 0-6 anni, nonchè articoli ecologici come i pannolini lavabili, e accessori all’avanguardia per mamme e bambini proiettati verso il futuro.
Lavorare mi serve. Non solo per vivere, ma per sopravvivere meglio a tutte le avversità.
Non ce la faccio a rinchiudermi in casa e a rimuginare sui problemi di Alexander e a come risolverli, sono davvero sull’orlo del colasso nervoso, mi serve l’autostima che solo l’affermazione professionale può darmi, e questo soprattutto per il bene dei miei figli.
Lavorerò solo al mattino, quando il mio principino è a scuola, e al pomeriggio aprirà il mio amico. La piccola starà a casa con una ragazza fidata, ed il gioco è fatto: mamma rilassata, vita per tutti migliorata.
Son tutta un subbuglio: pratiche, campionari, organizzazione, arredo.
Ho ritrovato un entusiasmo che credevo di aver perso, con tutto quello a cui son stata messa di fronte ultimamente. Sarà dura ed impegnativa, ma so che la fatica servirà a far star meglio le mie due splendide belvette.
Domani mattina sarò in showroom a vedere la mia prima collezione, e son già parecchio agitata. Boh, mi sembra quasi irreale esser riuscita a dare un tale colpo di coda alla situazione stagnante.
Che sia un segnale precursore? Che qualcun altro in famiglia riuscirà presto ad uscire dal suo stallo comunicativo? Io non smetto di sperarci, anche se ogni giorno che passa mi rosica via un po’ di speranza, ne trovo di nuova. Non smetterò mai di sognare che un giorno, così, senza nemmeno accorgersi, mi chiamerà “mamma”.
PS: Comunicazione di servizio. Domattina su Rai Uno, nel contenitore di Uno mattina, verso le nove, sarà trasmesso il servizio integrale di cui al Tg3 di qualche settimana fa. Lo si potrà poi rivedere sul sito rai che linkerò appena disponibile ![]()
Che merda questa vita…
Ricordi, te lo dicevo l’altro giorno.
Ci si incrociava, per il paese, e su Facebook. Ridicolo no? Chattiamo la sera tra noi e la tua splendida morosa, e poi ci si incontra mentre porto il bambino all’asilo. Voi solari. La casa nuova, tu che ti lamenti che “cazzo, non sono ancora entrato e già pago bollette”, la Croce Bianca, i casini della sede, le votazioni… e poi, è una mattina qualsiasi, e ricevo una chiamata.
Che non ti sei svegliato. E ieri sera eri ancora qui, a qualche metro.
Che il tuo cuore abbia smesso di battere a 29 anni, non è giusto, Ste. Non è giusto.
Ti voglio bene, amico, e spero di poter dare ancora un sorriso a Sara e alle tue splendide sorelle. Ciao, Stefano. Ci manchi.
Work in progress
15All’angolo sinistro, in calzoncini bianchi, un iMac nuovo di pacca. All’angolo destro, in calzoncini neri e argento, un obsoleto pc hp in evidente sovrappeso (si muove a fatica).
Qual’è il contenzioso che li spinge ad affrontarsi su un ring?
Semplice, l’organizzare il trasloco dati e (parte delle) applicazioni da uno all’altro.
Suggerimenti? Tips & Tricks? Il mio ultimo Mac è stato un Performa nel 1995, e sono un po’ arrugginita.
Help!!!
Love kills
11Oggi all’asilo c’era la celebrazione della Festa dei Nonni. Di per sè, è una ennesima occasione commerciale e consumistica, il che non me la fa piacere per niente, in compenso i bambini si son preparati, han fatto canti, prove e lavoretti per portare un po’ di gioia alle cariatid… ehm, ai nonni intervenuti all’evento ![]()
Mia mamma aveva lo smalto fresco, messo dall’estetista e non è arrivata a tempo. Vabbè.
Alexander è stato bravissimo. Oggi, per merito di quella SANTA donna di Emilia, la sua insegnante di sostegno, è riuscito a restare in asilo sino all’inizio della festa, cioè sino alle 14.30 senza colpo ferire, tutto tranquillo e rilassato. Inutile dire che quando l’ho saputo ho tirato pure io un sospiro di sollievo che deve averlo sentito mio marito a Taranto! Ha fatto un’intera settimana idilliaca, senza arrabbiature, senza incidenti con compagni o altro (a parte un nanetto della scuola decapitato, ma mi dicono dalla regia che era una ciofeca
) lavorando alacremente e seguendo tutte le indicazioni delle maestre, se non di più: ha DETTO un no! Cioè, lui non ha mai detto nè si, nè no… non potete capire cosa voglia dire una seppur minima risposta verbale a una domanda. Io, la maestra e anche la sua psicomotricista, stiamo rotolandoci dalla gioia dei suoi progressi, è stata una settimana incredibile.
Vi starete quindi chiedendo il perchè del titolo, immagino… beh, la faccio breve. Oggi durante la festa delle babbion.. ehm, dei nonni, ho assistito a una scena incredibile. Tornata da poco all’asilo, dopo una brutta frattura al braccio, la fidanzatina storica di Alexander, ancora incredula che “lui non l’avesse dimenticata”, gli si butta fra le braccia sorridente. Si abbracciano, si stringono forte forte, lui la accarezza e le dà un bacino sulla guancia e lei… gli salta in braccio. Alexander ha un anno e mezzo in meno, ed è una spanna più piccino, barcolla, perde l’equilibrio e si ritrovano a terra in posizione equivoca, con il mio piccino che per due centimetri sfiora con la nuca un pezzo di pietra. Il tonfo è sordo, la gente si gira, mio figlio (che non sente quasi mai il dolore) si mette a piangere a 180 db. La piccola Bea si spaventa e corre via. Maestre che mi vanno a prendere il ghiaccio, nonne che mi aiutano con Chiara nel passeggino, Alexander che strilla come un’aquila e io che mi barcameno a rassicurare tutti (ahem, certo, il nonno che mi urlava “resti calma, resti calma” l’avrei ragnato a una spinale per fargli capire che forse certe cazzate non mi turbano, son abituta a ben altro, ma pazienza). Nulla di grave, comunque, a parte un commovente ricercare la piccola, per farle riabbracciare Alexander, che non era successo nulla e soprattutto, che lui non ce l’aveva con lei, aveva capito che si era trattato di un incidente e che non l’aveva fatto apposta. “Saremo due brave consuocere” mi ha detto la sua mamma ![]()
PS: Utilizzo privato di mezzo semi pubblico. Emilia, grazie del messaggio via “Gattaniglio”… non me l’aspettavo, mi ha commossa ![]()
Addio Barone.
4Volevo scrivere mille cose.
Ma ho appena letto che è mancato un amico con cui ci si incrociava amabilmente in rete dal 2002. E tutto mi sembra superfluo, se non urlare orgogliosa al mondo che ero sua “amica” e che lui, il suo T-Rex e tutta la sua cioccolata mi mancheranno tantissimo. Addio Barone Rosso.




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