Archive for May, 2009

La Pifferaia magica

I bambini adorano il mio negozio.
La vetrina li attira, i manichini piccolini, i colori, le decorazioni cangianti, un po’ la cosa è studiata, se entrano loro, anche i genitori lo fanno e magari trovano qualcosa che gli piace.
All’interno poi c’è l’angolo giochi, con tavolo, sedie e tappetoni, carrellini finti con le bambole, costruzioni, puzzle, caffettiera e tazzine in finta porcellana. Se lo usano, ci potete contare, appena ripassano entrano a salutarmi per giocare un pochino.
Fino ad oggi comunque non mi era mai capitata una cosa simile.
Un cockerino è passato davanti alla vetrina, si è divincolato dalla padrona, è entrato in negozio, è venuto dietro il bancone e mi è saltato in braccio.
Mumble… :|

Attenti alle fregature ;)

Nel periodo caldo e in quello natalizio, chissà come mai, fioccano i tentativi di raggiro.
Oggi stavo offrendo i pasticcini alle mie amichètte dei negozi accanto per festeggiare la mia uscita indenne dall’anno della crocifissione, quando entra una guardia giurata in divisa in negozio.
“Salve, sono Pino, sono una guardia giurata dell’xxxx” e mi porge una mano sudaaata da far paura.
Mmmhhh, inarco le sopracciglia e pregusto un divertimento notevole. Conosco la sua azienda, abbastanza bene, son stati miei clienti col precedente lavoro per un sei anni buoni.
“Ah, la xxxx? E’ un’azienda famosissima, da che sede dipende? Quella di via Marghera?” che ovviamente non esiste.
“Già proprio quella :)
“Ah, quindi è con il Dottor Fintoni?” (!!!!)
“Esattamente!”
“Me lo saluti quando torna in sede! E gli dica che mando un bacione alle sue gemelle :)
“Vedesse come sono diventate grandi!!”
“Immagino. Beh, ma mi dica, come posso esserle utile” gli chiedo guardando la cartelletta con una scritta ONLUS sopra
“Sa, io nel tempo libero promuovo una missione in Africa [....] e abbiamo un progetto per tre pozzi d’acqua potabile in Kenia, proprio qui dove vede sulla mappa, chiediamo un suo piccolo aiuto, 5/10 euro…”
“Senti, guardami bene negli occhi, la xxxx non ha nessuna sede in via Marghera, il dottor Fintoni non esiste, ma soprattutto, il Kenya è dalla parte opposta dell’Africa. Che fai, cambi paese o chiamo i Carabinieri?”
“Ok, signora, buona giornata, vado via dal Centro Commerciale, arrivederci…”

gifts

Gifts

C’è che la mattina ricevi una lettera come quella che mi ha mandato questa disgraziata qua che è andata in Cina e si è ritrovata a prendermi un regalo di compleanno che, lo sappiamo tutti, mi fa venire gli occhioni a cuoricino:

gifts

Grazie Shu, mi son piaciuti tantissimo e anche le tue parole, beh, per quelle mi son tanto commossa… :*

Sarà il caldo…

Stavo mostrando uno di questi a una cliente, entra un tipo trafelato e chiede:
“Scusi, lei vende i portapacchi vero?”
Ehm… no… – sempre con il vestitino in mano -
“E non li affitta nemmeno?”
Guardi che questo è un negozio di articoli infanzia e premaman…
“Eh, quando uno ha figli ha più roba da portarsi dietro, perciò secondo me qui i porta pacchi li dovreste vendere”

Cazzarola, non fa una grinza :D

Schifazzo

La politica mi fa schifo. Sono anni che non trovo un candidato degno di essere votato, o che per lo meno rispetti gli ideali in cui credo io.
Troppi compromessi, troppi rimescolamenti, troppa ipocrisia e false promesse.
Questo succede a livello nazionale, per le alte sfere, così come per le imminenti elezioni comunali.
Certo che il culmine l’ho visto stamattina alla materna di Alexander.
Una mamma che conosco mi porge un bigliettino elettorale, che riporta i dati del marito. Cortesemente declino, un po’ scocciata dal momento, un po’ perchè il candidato sindaco ha appena testimoniato a mio sfavore nella mia epocale causa contro il mio condominio, quindi puppa che si piglia il mio voto.
Fuori dal salone, nell’atrio, un’altra mamma col marito candidato in altra lista vede la scena, si mette ad urlare, va dalla superiora a lamentarsi, prende i bigliettini dell’avversaria, li butta nel cestino e finiscono a litigare fuori dalla porta.
Lì per lì mi è venuta alla mente solo una bestemmia.

Ehi!

Mi state votando, vero? :D

Letterina a mio figlio

Ciao Alexander,
chissà, magari quando sarai grande avrai modo di leggere tutto quello che la tua mamma ha scritto di te, e ci farai una grossa risata. Spero.
Son quasi cinque anni e mezzo che sei entrato nella mia vita, e ancora non mi hai chiamata mamma, ma non è un problema.
Ci sono giorni che ti mangerei di coccole e baci, altri che ti asfalterei ad un blocco di cemento e ti butterei in mare, ma credo questa sia la vita, no? Anch’io, d’altra parte, devo starti spesso e volentieri sui coglioni, pretenziosa come sono nei tuoi confronti.
Mi capita di sentirmi in una barca senza timone, con te. Risento di ogni tua corrente senza poter far nulla, se non arginare al meglio le tue onde, Alex. Non capisco se mi vuoi parlare e non riesci, o se non puoi. E ciò che mi distrugge è che questa cosa non la sanno nemmeno i dottori. Mi si spezza il cuore, quando la sera cantiamo “Nella vecchia fattoria” con Chiara, e tu tenti di fare qualche verso, di spiccicare qualche sillaba, ma non riesci, ti rabbui, ti arrabbi con te stesso e piangi. In quei momenti vorrei cederti la mia, di voce. Vorrei non cantare più, non parlare più, tanto ormai so scrivere, e quello che dovevo dire l’ho detto. Chissà se un giorno faremo come fanno tutti, un bel discorso, una lite, una storia raccontata sotto un albero all’ombra, e rideremo dei nostri errori, delle nostre battute, delle nostre scorribande, Alex… Ci son momenti in cui questo mi sembra una cosa irraggiungibile, un’utopia. Giorni in cui la mia speranza un po’ vacilla, finchè mi scavo dentro e ne trovo ancora un po’ da dare a te.
Quasi mi sento in colpa, a far parlare Chiara, ad insegnarle nuove parole, nuove canzoncine, e lo faccio mentre tu sei a scuola, nella mia pausa pranzo, per non farti sentire a disagio.
Capisco che per te è dura, difficile, ma io ho una fiducia pazzesca, ho visto quello che hai potuto fare in un anno, e secondo me tu potresti anche andare sulla luna con tutta la volontà che hai. Quando mi urli “bu!bu!” dal sedile dietro della macchina e mi fai il gesto di “buono” perchè vuoi una caramella, beh, a me si apre il cuore, perchè questa è stata la tua prima “richiesta verbale” e i medici sono stracontenti.
Perciò amore, vai avanti così. dì quello che ti viene in mente, ma parla. La tua è una voce bellissima, e la tua mamma scoppia di gioia quando la sente, tu lo sai. Stai tranquillo, qualsiasi sia la cosa che vorrai dire per prima, io sarò lì con te. E se in quel momento sarà un bestemmione rivolto a suor Scassamaroni, beh, io smoccolerò con te :*

Voglie represse

Aver passato la mattina nel magazzino apposito, a scegliere i particolari per la nuova vetrina, ed aver scelto:
reti da pesca
stelle marine
pesci pagliaccio
conchiglie
… beh, credo dia un’idea abbastanza ben delineata di ciò che mi piacerebbe fare :)

Vita di paese

Mio marito latita, per lavoro por nanìn, ma in ogni caso non c’è mai.
A Pasqua ho fatto numerosi giretti in paese, per confermare la sua esistenza, dato che la voce che girava era che “non è vero che è a Taranto a lavorare, lei ha divorziato e non ha il coraggio di dirlo”.
Ho identificato delle papabili bocche larghe, responsabili della diffusione della cagata di cui sopra.
In questi giorni, complice l’approssimarsi del genetliaco, complice una mia voglia di rinnovamento dovuta ai continui successi della dieta, sono più curata del solito.
Questo vuol dire nuovo make up, manicure, pedicure, maglia più scollata e sandalo col tacco.
“Ma Barbara, cosa è successo? Va tutto bene?”
“Certo, perchè?”
“Ti vedo cambiata, c’è qualche motivo per cui…”
“Senti, il divorzio l’hai già usato, ora vai pure a dire che ho un amante, anzi, fai di meglio, dì che ne ho due così la notizia è più piccante. Ciao, eh!”
Ma vaffanculo, va :D

Precoci

“Buongiorno signora, senta, la mia compagna di banco è venuta qui con la sua mamma a prendere dei pantaloncini corti di jeans, che a me piacciono tanto. Ho deciso di rompere il mio salvadanaio e Le ho portato tutte le monete, mi bastano per comprarli? Ha la mia taglia? Vesto otto anni..”

Mio-dio… :|

Come sostituire una zanzariera

Premessa, io ammiro, stimo e apprezzo tantissimo il lavoro degli artigiani. Spesso mi soffermo a guardare rapita le loro rapide mosse sapienti quando mi capita di vederli lavorare. Tento di carpirne i segreti insomma…
Quando mi era venuta l’insana idea di prendere un cane, la mia zanzariera ad anta scorrevole era andata a farsi benedire. Ho chiamato il “tendaiolo” come dicono qui in paese, e gli ho lasciato qualcosa come 180 euro.
L’altro giorno Chiara si è dimenticata della zanzariera chiusa ed è uscita direttamente in giardino senza aprirla: della serie, regala il cane alla tua amica, tanto prima o poi avrai un altro figlio che ti combinerà gli stessi casini, a parte mangiarti il tronco delle piante.
Vabbè. Non mi son persa d’animo.
Necessario per la sostituzione:
1 taglierino
1 spatola di plastica tipo quelle per sbrinare il freezer
1 rotolo di zanzariera di lana di vetro (€ 4,95 al Leroy Merlin)
0,5 ore di tempo
Optional:
Silicone o colla a caldo
Figlio grande per aiutare.
Staccare il telaio della zanzariera dai binari e posarlo a terra.
Prendere il lembo di zanzariera rotto e tirarlo, magari insieme al figlio A, immaginando di tirare lo scroto del vicino di casa, è terapeutico, vi giuro :D
Facendo attenzione al figlio ilare e gaudente, per la prima volta ha rotto qualcosa esortato da voi, prendere il taglierino e rimuovere con cura il silicone che è rimasto tutto attorno alla zanzariera rimossa.
Vedrete, sotto il silicone, una guarnizione tubolare infilata nella fessura tutta attorno al telaio. Inserite la spatola di cui sopra, fatene uscire un pezzettino e cominciate a tirarla fuori dalla sua sede, ora immaginando sia una vena, o meglio ancora un’arteria del vostro beneamato vicino di casa.
Ok, ora sta tutto a voi.
Stendete il rotolo di zanzariera in lana di vetro sul telaio. Cominciate dal lato alto, posizionatelo con circa due cm di scarto dalla fessura del telaio, appoggiate sopra la fessura la guarnizione tubolare e con la spatola inseritela lungo tutto il primo lato, avendo cura di tendere bene il pannello di lana di vetro, altrimenti la zanzariera vi rimarrà rugosa e molle come il culo del famigerato simpaticissimo vicino.
Alzatevi e rincorrete figlio A che nel mentre ha portato via l’altro pezzo di guarnizione.
Ripetete l’inserimento della guarnizione lungo tutti e tre i lati. La cosa necessaria e basilare, è tendere sempre la zanzariera: vi assicurerà un lavoro perfetto.
Fatto? Ok, ora rialzatevi, cercate il taglierino, e toglietelo dalle manine di figlia B che nel frattempo si è alzata dalla pennica e lo ha scambiato per un lecca lecca (memo: smettila di comprare taglierini rosa shocking).
Tagliate con attenzione il bordino di zanzariera che sporge dalla fessura, avendo cura di non tagliare anche il tubolare che avete appena messo a dimora, altrimenti siete dei fessi.
Volendo strafare, ora, ripassate sulla fessura con silicone o colla a caldo, per evitare che figli A+B, infervorati dal demone del bricolage, vi rismontino tutto l’ambaradan. Se lo fate, distraete i figli sinchè si sarà asciugato.
Ora la parte più “maschia”: reinserite il telaio della vostra zanzariera nei binari. Dovrete fare un po’ di sforzo. Magari aiutatevi con qualche calcetto, tanto nel frattempo il vicino è uscito in giardino e vedendolo già avrete avuto l’ispirazione di prendere a calci qualcuno.
Visto? E’ stato bellissimo, facilissimo, e soprattutto avrete risparmiato 175 euro e vi sarete divertiti un mondo, sfogando anche un po’ di rabbia repressa. ;)

Disclaimer: non abito a Erba. Il vicino di casa è ancora in ottima salute :D

Insanity

Son passati più di sei anni, ma il cervello ancora mi gioca brutti scherzi.
Capita, spesso, che mentre il mio sguardo vaga nei dettagli più insignificanti, la mente mi suggerisca di chiamarlo, per raccontargli quello che sto vedendo.
La mente ha i suoi comandi, e non li conosco. Non so come spegnerla.
Ci pensavo ieri, a quanto sarebbe stato bello se non avesse scelto di lasciarci, se avesse scelto la famiglia e non avesse conosciuto la persona che l’ha fatto ammalare.
Pensavo a lui nel suo ufficio, felice del suo lavoro, che distribuiva un bigliettino da visita del mio negozio, a un cliente con la moglie in attesa, con il sorriso del padre orgoglioso della figlia. Pensavo alla casa che avrebbe preso, col giardino, e che alla domenica si sarebbe andati tutti lì, a pranzare insieme, e lui ne avrebbe fatto una pelle con Alexander e Chiara.
Sicuro gli avrebbe comprato a breve la sua prima moto, al piccolo cucciolo di casa, come fece con me 28 anni fa. Forse mio figlio sarebbe stato già più avanti nella terapia, con lui avrei avuto un supporto, non sarei stata da sola nell’affrontare tutto, lui aveva sempre una soluzione a tutto, conosceva sempre qualcuno che avrebbe potuto aiutarmi in qualsiasi situazione mi trovassi. E gli vorrei telefonare spesso, per dirgli che sto male, che mi manca qualcosa e non so cosa, magari solo per scambiare due chiacchere su quei due fagiani maschio e femmina che continuo a incontrare quasi tutti i giorni, lui mi ha insegnato a distinguere tutta la fauna volatile, da buon cacciatore di sicuro li avrebbe presi…
Però non è andata così.
Non risponde più lui a quel numero.
Non ci sono domeniche con una famiglia degna di tale nome.
Non ci sono sorrisi e orgoglio reciproco.
Non c’è la scelta di stare con la propria famiglia.
Non c’è più stato amore, ma solo odio e fastidio.
Non ci sono nonni per i miei bambini.
E da troppi anni non ho più un padre io.