Archive for March, 2010
Genitori e genitori
26Non posso farci niente, sono infastidita come se avessi attorno un nugolo di zanzare tigre.
Troppo, troppo spesso leggo di genitori 2.0 che non fanno altro che lamentarsi dei propri figli. E parlano troppo, e il pannolino, e cheduepalle, e mandiamolo all’asilo sin dai tre mesi che cristo non ho tempo per me, oh, non posso fare gli aperitivi con le amichètte, lo shopping con la bambina è improponibile, eh, signora mia, le vacanze con i bambini mai!
Cosa.fate.a.fare.i.figli?
Statevene in coppia, o single, prendete precauzioni, praticate l’astinenza ma NON figliate!
Vostro figlio parla troppo? Vi fa troppe domande e vi viene il mal di testa? Oh, bravi, venite a dirlo a me, che la voce di mio figlio la sogno di notte, non ci vivo.
Quel bambino cresce con il vostro sapere, dovreste essere orgogliosi di potergli trasmettere la vostra conoscenza, le vostre tradizioni, le radici da cui proviene la vostra famiglia, vergognatevi!
Oh, mi è saltato l’happy hour! Cavolo, davvero, è un bel problema eh? Sapete, si possono portare anche i figli in giro, non è necessario e propedeutico chiuderli in casa. Avrete un partner se avete dei figli, magari più sano di mente, che ve li può tenere. O una baby sitter, magari contribuireste a farle finire gli studi a ‘sta santa donna. E, per inciso, si vive anche facendone meno di tre alla settimana di aperitivi, perchè, di solito, stare con i figli voluti è fonte di altrettanta gioia. (se proprio dobbiamo paragonare un bloody mary con due patatine stantie al sorriso di vostro figlio)
Si può far tutto con i bambini, si può andare a far la spesa, in vacanza, a visitare musei, acquari e monumenti.
Basta volerlo, come si presuppone abbiate voluto dar vita a quell’esserino che dipende da voi.
A me da fastidio portarmi come esempio, ma vi farei vedere quanto è difficile fare l’acrobata con due figli così diversi come i miei.
Cercare di soddisfare bisogni talmente opposti e distanti da rendere pazzo chiunque, non fare differenze mentre parli con una e l’altro soffre per non poter partecipare.
Cercare di lavorare a casa, altrimenti i figli te li crescono educatori e tate, e una buona madre dentro di sè soffre per non poter stare con loro, se anche solo lontanamente ne ha possibilità.
Devi fare l’equilibrista su un filo di seta, realizzare dei sogni da bambino anche se per te sono inezie, dare sfogo alle loro passioni, anche e soprattutto se ti vengono manifestate. E questo, [inserire impropero a piacere] anche se ti fa saltare il parrucchiere o l’estetista.
Che ti puoi anche lavare tu i capelli, o fare la ceretta in pausa pranzo accontentandoti di uno snack.
Che, il bene dei propri figli, non ha prezzo. E se non l’hai ancora capito, scusa, non sei un genitore.
Perchè.
12Arriva il giorno in cui tutto si delinea.
Il giorno in cui capisci che le tue priorità devono essere altre, che quelle che hai avuto sinora erano effimere, sbagliate, chiamatele come volete.
Arriva il giorno in cui ti chiedi perchè. Perchè succede tutto ciò che succede.
Se lo hai voluto tu, se si è creato da solo, se ne uscirai fuori, se ritroverai la tua serenità.
Quel giorno arriva, e lo devi cogliere.
Imparare dagli errori del passato per costruire un futuro migliore per chi hai vicino, e per chi non c’è. Migliore, punto.
Riapri porte, ne chiudi altre, ripensi a quello che non è più, e inevitabilmente ti chiedi se era meglio prima o se è meglio ora.
Certo è che non puoi recuperare ciò che non esiste, e non puoi più di tanto cambiare le cose. Solo migliorarle, ecco.
Questo sì.
Però, comunque, ti rimane un grande, grande, perchè.
E bentornata a me.

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