Archive for June, 2010
Fab Four in Gardaland
6Oggi ho visto un bambino su un trattore finto che sorrideva ai maialini e alle mucche finte.
Una bambina che credeva di volare guidando un aereo di fianco alla mamma.
Occhi che avidi guardavano il mondo da una monorotaia, alti come mai erano stati.
Ho visto foto di ricercati nel west, tre ricercati, una pericolosissima donna sorridente e due cuccioli estasiati.
Ho visto adulti di più di 40 anni col timore dell’Ortobruco e ancor di più della Magic House.
C’era poi una bambina di quasi venti kg in un marsupio sulla schiena della mamma, che si lamentava che era stanca, lei…
E poi i pirati, i delfini, i faraoni, gli scoiattoli, gli alberi che muovevano gli occhi, e il Sea Life. Dove una duenne urlava che nevolevaDDDDUEE indicando gli squali.
Scivoli, schizzi d’acqua, elefantini dorati, fiori e uccellini cinguettanti.
E ho visto, scusate se è poco, due bambini felici, con due genitori sorridenti, soddisfatti e distrutti.
E che il resto se ne andasse tutto affanculo. ![]()
Segnalazioni
1Quando la disabilità non è un limite: vi segnalo questo sito, da dove potrete seguire l’impresa di due ragazzi meravigliosi, di cui uno cieco dalla nascita, che attraverseranno l’Asia in tandem, portando con loro la Carta dei Diritti dei Disabili.
Tratto dalla loro home page:
15.000 chilometri, più o meno, in sella ad un tandem: da Schio “fino alla fine del mondo”, attraverso i Balcani, la Turchia, l’Iran, le ex repubbliche Sovietiche, la Cina, il Pakistan e l’India, dove il viaggio, forse, ripartirà. In due, da soli, in piena autonomia. Con zaini, tenda, telecamera ad alta definizione, computer.
Senza limiti di tempo o di direzione.
Per accumulare incontri, emozioni, ricordi, sensazioni; per vivere, quindi, e per raccontare tutto in un blog in presa diretta, con le immagini, le parole, le persone che riusciremo a vedere, dire, sentire, presentare…
Saremo ambasciatori dell’ONU e porteremo la carta dei diritti dei disabili al cospetto di sua Santità il Dalai Lama.
In bocca al lupo ragazzi ![]()
Ore 21
4“Chiara, domani andiamo tutti a pranzo da nonna, che ci sono mio zio M. la mia zia A.”
“Beneeee, tutti a panzo da nonna, Caua, Alex e Mamma, ci sono zio M e zia A. Chi è zia A?”
“E’ la moglie di zio M, Chiara”
“E chi è zio M?”
“E’ il fratello del papà di mamma, Chiara”
“E’ fratello di nonno?”
“Si Chiara” e gli occhi già mi diventano lucidi.
“E perchè nonno non è mai con noi?”
Piango.
Che gli dico? Che è in cielo? No, perchè suo padre prende mille aerei, sia mai che pensa che se ne vada all’aldilà
.
“Chiara, nonno non c’è più”
“Ma nonno vuole bene Caua?”
“Certo Chiara, non può dirtelo, ma sono sicura di si”
“Eh, si, nonno vuole bene Caua, e vuole bene mamma, e ha gli occhi azzurri. Buonanotte mamma”
Ecco. Tralasciamo che forse avrei dovuto cambiare la federa del suo cuscino che avevo abbondantemente lavato, tralasciamo sul fatto che spiegare a una bambina di due anni e mezzo che non ha mai conosciuto e che non conoscerà mai i suoi nonni è una cosa di una difficoltà inaudita. Quello che mi è rimasto più difficile metabolizzare è che avrà visto si e no un paio di volte la foto di mio padre. Posso pensare che l’abbia memorizzata, e non che pensi che tutti i figli sono uguali ai loro genitori, visto che nè lei nè suo fratello hanno i miei occhi azzurri, gli stessi di mio papà. E’ stata la naturalezza con cui ha asserito questo dettaglio, unito al fatto che, se nonno le vuole bene, allora deve voler bene anche a me.
Non è così semplice. Ci son volte in cui si diventa genitori e non si smette di essere figli, perchè quel periodo della tua vita non è mai potuto giungere ad un termine, alla fine di un percorso. Perchè dieci, cento, mille motivi hanno fatto sì che il tuo genitore si allontanasse e ti allontanasse a tal punto da farti sentire in dovere di dimostrare (inutilmente, ça va sans dir) che eri figlia meritevole di affetto. E l’amore, l’affetto, la vicinanza, ad un figlio non dovrebbero mai mancare, proprio di default. Per me non è stato così, a distanza di sette anni non ho smesso di soffrire, anzi, ogni volta la cosa si acuisce.
Ogni volta che vedo i miei figli con il mio ex marito, quando lo chiamano papà, per me è automatico pensare che anche a me piacerebbe poterlo fare, potergli dire qualcosa, anche un vaffanculo come ai vecchi tempi, litigarci, raccontargli cosa mi succede, e soprattutto, mai come oggi, ascoltare un suo prezioso consiglio. E’ difficile dimenticare, è stato ancor più difficile perdonare, ma almeno quello l’ho fatto. Gli ho fatto conoscere il suo nipote più grande, quel giorno in cui non ce la facevo più dalla tristezza. Lo stesso giorno che io e mio figlio ci siamo stretti a piangere su quel cazzo di pezzo di marmo che io odio più di tutto al mondo, lo stesso pezzo di marmo che dopo sei anni vedevo per la prima volta. E da lì, da quel giorno, sarà pure stato un caso, ma per noi è stato tutto in discesa.
Io non credo, bestemmio come un muratore, fedele alle mie origini venete. Non c’è Dio per me, solo una vita che ahimè siamo noi stessi a plasmare con le nostre inabili mani. Però credo alle cose che succedono, e nulla accade mai per caso. I sogni, le volte che inchiodo con la macchina perchè mi pare di vederlo attraversare cento metri più in là… ogni volta succede qualcosa, ogni volta penso che un segno, ovunque lui sia, me lo vuole dare.
E mi struggo, perchè, proprio la scorsa settimana mi è successa una cosa simile, e per ricordare il suo sorriso ho dovuto tirar fuori una foto, che a me sorrisi dal 95 non me ne faceva più. Non me lo ricordavo il sorriso di mio padre, non me lo ricordavo. Esattamente come non mi ricordo più l’effetto che fa avere una persona che si prenda cura di te senza voler nulla in cambio. Questa è la cosa peggiore che può capitare, che tu sia figlia, moglie, amica, madre. Perdere l’amore di chi ami.
Sorrido, sorrido sempre. Li abbraccio, li bacio, li coccolo, li seguo, sempre e comunque. Per me è un piacere. Non sarà mai un dovere. Tutto può succedere, ma mai i miei figli non staranno male come sono stata e sto io. A loro l’amore non mancherà mai.

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