Archive for September, 2010

Diritto all’istruzione

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Quando mi confermarono che il Ministero dell’Istruzione aveva confermato le 27 ore settimanali di sostegno a scuola per Alexander, non sapevo se piangere di gioia o festeggiare. Dal momento in cui i medici mi hanno dato il via libera alla scuola pubblica, per me è stata tutta una discesa: attenuazione dei sintomi, miglioramenti nella comunicazione, vita tranquilla. E con la frequentazione dei bambini “neurotipici” la sua innata capacità di emulazione ne avrebbe tratto ancor più vantaggio.
Ovviamente non c’era un cazzo da festeggiare.
La prima settimana, ovviamente, il sostegno convocato non si è presentato sino al giovedì. Ed Alexander, senza un punto fisso, con gente nuova, insegnanti nuovi in un posto mai visto, ne ha patito non poco.
Alla fine della settimana, vengo convocata in direzione.
Tavolata, stile esame di laurea, io, quattro insegnanti, i due sostegni, direttrice (incommentabile) e vicario.
“Signora, suo figlio va rieducato
WTF???
“… e a questo proposito, da lunedì lui avrà un’aula solo per lui, così non infastidirà i compagni se vuole uscire. Tenga conto che questa è una grande fortuna, noi qui abbiamo molto spazio e possiamo dedicargliene uno”
Fortuna un cazzo. L’integrazione? L’inserimento nella società?
“Direttrice, mi perdoni, ma se quello spazio lo destinaste ai momenti in cui non ce la fa a stare in classe, quando magari c’è molto rumore, quando la sua soglia di attenzione cala e…”
“No, è escluso che resti nella sua classe sinchè venga rieducato in un apposito Istituto
Ah, allora è questo il problema? Il tuo grande cruccio è che la sua disabilità sia “attiva”, cioè solo psicologica, visto e considerato che gli altri due disabili, che lo sono anche motori, hanno tutte le ore coperte e stanno in classe. Bene. A quando un bel comunicato come questo, mia cara?
Il lunedì successivo cominciava il tempo pieno. Arrivo a scuola ed altra doccia fredda.
“Signora, non abbiamo tutte le ore coperte, purtroppo. Deve venire a prendere suo figlio a mezzogiorno, non può frequentare la mensa, nè i pomeriggi obbligatori”
Ebbravi, complimenti. Viva la scuola dell’obbligo, dove son tanto fortunata che si trovi in un edificio grande.
“Direttrice, mi perdoni. Io sono separata, non sto lavorando per curare mio figlio e farlo migliorare per fargli avere una vita, quando pensa che potrò avere 4 ore per poter avere un lavoro almeno part time al mattino, visto che fa solo 3 pomeriggi su cinque in questa scuola?”
“Noi le siamo tanto tanto grati – e mi prende la mano con un’amorevole ipocrisia che mi genera disgusto e un conato di vomito – per quello che lei sta facendo per Alexander”
Mentalmente bestemmio.
Stamattina, infine, ultima perla.
“Signora, domani Alexander ha solo un’ora coperta. Può entrare tranquillamente alle 9.30 e uscire alle 10.30″
“Ma il famoso sostegno totale che era stato stanziato?”
“Il Comune non lo ha concesso, ci ha risposto “arrangiatevi”. Alexander ha 11 ore scoperte su 27 e noi non possiamo tenerlo senza sostegno. Vada lei e veda se può fare qualcosa”
Io, ora, ne ho piene le palle. Del Comune, della Scuola, delle persone con i paraocchi che di fronte ad una diversità che non capiscono a fondo la prima cosa che fanno è evitare che questa “intacchi” i tanto preziosi bambini normali. Gli stessi bambini che adorano e cercano mio figlio, che mi vedono all’uscita di scuola e mi dicono “lo sai che Alexander è diventato bravissimo?”, che lo invitano alle feste, che lo salutano abbracciandolo quando lo trovano per strada.
Mi avete rotto i coglioni, adesso il gioco si fa duro.
Sto tirando la cinghia da mesi per farlo migliorare, io ho bisogno di un lavoro e lui ha bisogno di stare con i suoi amici, di imparare, di frequentare una scuola a cui ha DIRITTO.
Caro Sindaco, ci vediamo domani.

Me lo voglio ricordare così

2

Questo è il mio giardino ieri, dopo tre ore di hard gardening.
Da oggi è intasato di impalcature, chè si è reso necessario rifare i tetti della corte dove abito.
Le han montate stamane, mentre ero in giro per commissioni. Al mio rientro con Alexander, siamo stati accolti da un coro di muratori sessantenni che cantavano a squarciagola “Bad Romance” di Lady Gaga, ma non è tutto.
Uno si dondolava sull’altalena. L’altro scendeva dallo scivolo.
Ecco.

Sottili ironie del destino

3

Ti capitano quelle giornate in cui dovresti fare mille cose, riesci a farne una e la fai talmente male che ti cade pure tutto sul pavimento.
Quelle giornate in cui stiri. Il ferro da stiro prende fuoco. I bambini sono stranamente e fortunatamente a distanza di sicurezza.
Ma ti sei dimenticata che hai su un paio di pantajazz in misto acrilico, che con la fiammata prendono fuoco anche loro.
Allora con tutta la foga che puoi ti spogli, per non ustionarti, noncurante di quanta roba ti stia togliendo.
Poi tiri un sospiro di sollievo, mentre i figli ridono ignari del pericolo, e tutta completamente nuda scorgi dalla finestra il tuo vicino con la bocca spalancata.
Shit.

Si ricomincia.

26

Alexander adora la sua scuola.
Al mattino va in classe da solo, sorridente. Purtroppo non è un alunno modello, e se si scazza dopo qualche ora, dà di matto, magari scappa fuori dalla classe, capita che urli. Cose normali. Che si spera da oggi, con l’arrivo dell’insegnante di sostegno, vengano ridotte progressivamente.
Sono andata a prendere Chiara all’uscita dall’asilo, Alexander era a casa con la nonna. Ho sentito una conversazione che mi ha portato indietro nel tempo, alla simpatica commessa del Carrefour. Stavolta però, ho reagito male, complice sta febbre del menga che mi rende le giornate pesanti.
“Ah, la tua nipotina ha cominciato? In che classe è così la vado a salutare” dice mamma che evidentemente lavora lì, lo scoprirò domani.
“Nella sezione B. Non è dove c’è quel bambino vero?”
“Il bambino turbolento dici? No, no, ma stai tranquilla, che tanto oggi è arrivato il sostegno e dovremmo essere più tranquille”
“Per fortuna, speravo tanto non finisse in classe con lui, per l’amor del cielo sia mai…”

“Scusate, eh. Il bambino turbolento è mio figlio. E vorrei dirvi una cosa. Sono io ad essere contenta che non sia finito in classe con tua nipote, perchè se cresce come te di sicuro sarà razzista e una persona schifosa, ad allontanare chi è in difficoltà. E si che tu, che sei evidentemente extracomunitaria, come ci si senta di merda ad essere messi da parte lo dovresti sapere bene, visto dove viviamo.”

Me ne sono andata. Certo è che da oggi comincia una nuova battaglia. Ancora una volta una battaglia contro la disinformazione, l’ignoranza, la mancanza di sensibilità. Andatevene affanculo tutti.

Gettin’ older

4

I bambini hanno cominciato la scuola.
E’ stato commovente, totale, straziante.
Chiara era estasiata, un’adulta. Alexander disperato dal distacco, ma felice come non mai dopo aver capito che era una scuola “normale”.
E io mi son ritrovata travolta dagli eventi. Con un omino che mi aiuta a rifargli il letto perchè è stanco della giornata di lavoro, e una bambina che fa tre anni a dicembre che nel pomeriggio ho sentito con le mie orecchie cantare in un comprensibilissimo inglese una canzone di Florence and the Machine.
Il clou è stato il dialogo di stasera.
“Mamma, posso dirti una cosa?”
“Certo Chiara”
“Mi piace Elia”
“Ah” – mamma trasale
“Mi ha chiesto di essere la sua fidanzata”
“E tu cosa gli hai risposto?”
“Gli ho detto di si” – sorrisino malizioso
- mamma sviene
“Però è bravo mamma, mi tiene la mano”
No, a questo non ero preparata.

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