Alexander adora la sua scuola.
Al mattino va in classe da solo, sorridente. Purtroppo non è un alunno modello, e se si scazza dopo qualche ora, dà di matto, magari scappa fuori dalla classe, capita che urli. Cose normali. Che si spera da oggi, con l’arrivo dell’insegnante di sostegno, vengano ridotte progressivamente.
Sono andata a prendere Chiara all’uscita dall’asilo, Alexander era a casa con la nonna. Ho sentito una conversazione che mi ha portato indietro nel tempo, alla simpatica commessa del Carrefour. Stavolta però, ho reagito male, complice sta febbre del menga che mi rende le giornate pesanti.
“Ah, la tua nipotina ha cominciato? In che classe è così la vado a salutare” dice mamma che evidentemente lavora lì, lo scoprirò domani.
“Nella sezione B. Non è dove c’è quel bambino vero?”
“Il bambino turbolento dici? No, no, ma stai tranquilla, che tanto oggi è arrivato il sostegno e dovremmo essere più tranquille”
“Per fortuna, speravo tanto non finisse in classe con lui, per l’amor del cielo sia mai…”

“Scusate, eh. Il bambino turbolento è mio figlio. E vorrei dirvi una cosa. Sono io ad essere contenta che non sia finito in classe con tua nipote, perchè se cresce come te di sicuro sarà razzista e una persona schifosa, ad allontanare chi è in difficoltà. E si che tu, che sei evidentemente extracomunitaria, come ci si senta di merda ad essere messi da parte lo dovresti sapere bene, visto dove viviamo.”

Me ne sono andata. Certo è che da oggi comincia una nuova battaglia. Ancora una volta una battaglia contro la disinformazione, l’ignoranza, la mancanza di sensibilità. Andatevene affanculo tutti.