Archive for May, 2011

Che poi…

5

Non è che mi ci vorrebbe molto.

Magari stare meglio, somatizzare meno. Non vomitare l’anima ogni volta che mi lascio andare alla rabbia, non svenire a metà pomeriggio perchè ho avuto una discussione acerrima, sinchè non mi chiamano da scuola preoccupati.

Un sorriso, di quelli che ti scaldano il cuore, uno di quelli che non vedo da troppo tempo, sincero, disinteressato, vero.

Parole, quelle che ogni giorno che passa temi di non udire mai, le stesse parole che tagliano un uomo in due se usate bene, a volte fanno ancor più male se non sono dette. Mai dette.

L’amore. Quello totale. Quello che tristemente non credo di aver mai provato in 36 anni e che molto probabilmente non fa per me.

La soddisfazione personale, quella a cui ho dovuto rinunciare per il bene delle altre persone, lavoro, hobbies, passioni, tutte dietro le mie spalle, tutte lì, come spilli, infilati ancora nel cuore che non smette di sanguinare.

Un fisico che non mi tradisca, che la smetta di aver bisogno di medicine su medicine, che torni a sorreggermi, prima che stremata da tutte le schifezze che sono obbligata a prendere diventi una balena obesa ancor più di quanto lo sono adesso, che già mi fa schifo guardarmi.

Forse anche la speranza, che ultimamente fatico a trovare. Lascia il posto all’acredine, all’amarezza, alla malinconia e al rimpianto.

Già. Non è poco. E’ tanto quello che mi serve, e non si possono trovare tanti tesori tutti insieme. Forse dovrei cominciare ad abbracciare l’idea che anche uno solo di questi potrei farmelo bastare. E’ che la voglia che qualcosa o qualcuno mi prenda per mano e mi aiuti è così forte, che ogni tanto mi trovo sopraffatta da lei.

Periodi. Ne ho passate tante, passerò anche questa. Forse.

Il problema, ora, è che non sono più forte. Sono stanca, stanca, stanca. Stanca. Stanca.

Per fortuna i gatti hanno tante vite…

2

Mesi fa mi sono lesionata la cornea sinistra, e in poco tempo son riuscita a guarire.

Due notti fa ho cominciato a sentire un dolore fortissimo, come se un chiodo mi partisse da dentro il cervello e mi pungesse il retro del bulbo oculare, una roba atroce, tanto che ieri mattina mi son fatta accompagnare dal cogenitore ex-marito in pronto soccorso oftalmico. Purtroppo l’attesa era lunga, lui aveva altri appuntamenti perciò a un certo punto gli ho detto di andare, caso mai sarebbe ritornato dopo.

Ovviamente, per la legge di Murphy, appena lui va via mi chiamano.

Senza scendere in grandi dettagli, la stessa cornea aveva una lacerazione molto più estesa, è stata necessaria una procedura di sistemazione stile “Arancia Meccanica” e io sono uscita con un occhio completamente bendato, la faccia pesta, l’altro occhio anestetizzato e con la pupilla dilatata, pieno di una pomatina grassa che mi lasciava intravedere tutto come se avessi la “calza” delle telecamere :D Ma soprattutto, ero lì da sola.

“Mamma, ciao, sono uscita, ehm non potresti venire a prendermi? Ah, si, ok, non conosci Pavia, beh, mi arrangio”.

Mi dicono che i taxi sono appena fuori dall’uscita del San Matteo, mi armo di coraggio ed esco. Un sole della madonna, io ad ogni passo stavo sempre peggio e per di più mi girava la testa.

Intravedo una signora in carrozzina “Scusi, l’uscita è di là, vero?” “No, è dall’altra parte, se vuole spingermi la accompagno” “Signora, abbia pazienza, vado da sola, che almeno se cado faccio da me e non rischio di farla finire sotto una macchina… grazie” Seguo il filo del marciapiede e vado. Esco. La strada… Lontano vedo una macchia arancione e penso – oh, il cartello dei taxi, fico! – solo che poi realizzo che mi trovo a dover attraversare una strada a doppia carreggiata per senso di marcia, senza semaforo. Vicino a me c’è qualcuno. “Scusi, non è che posso attraversare con lei?” e non mi risponde. Tolgo gli occhiali, faccio vedere la benda e aggiungo “Non ci vedo, sono uscita ora dal San Matteo” “Ah, scusi, si, si figuri, mi dia la mano” e attraverso. Aspetto ma di taxi nemmeno l’ombra. So che lì vicino c’è un’edicola e chiedo “Signora, scusi, ma i taxi?” “Ahhh, qui non vengono mai. Deve andare in stazione, col bus numero 3″ Faccio per cercare il portafoglio ma non riesco a mettere a fuoco nella borsa, continuo ad avere le vertigini ma il cervello ancora mi funziona. Ricordo di avere in tasca due euro, glieli do e mi prendo il biglietto.

A fatica intravedo la pensilina. Scorgo, credo :D, una signora anziana con un ragazzo. “Signora, scusi, se arriva il tre mi potrebbe avvisare che devo prenderlo?” anche lì, nessuna risposta, tolgo gli occhiali, mostro il disastro “Non ci vedo…” “Ah, scusi, sa con tutti i malintenzionati che ci sono… mi dia il braccio che quando arriva il tre mio nipote ci carica entrambe” Poco dopo arriva il bus. Mi concentro, ce la posso fare. Ovviamente cedo il passo alla signora, resto indietro, non vedo l’ultimo scalino e finisco IN BRACCIO al conducente. “Senta abbia pazienza, non ci vedo, non ho visto lo scalino…” “Dove deve scendere?” “In stazione…” “Ecco, allora si metta qui vicino a me che la avviso io” Ewwwiwwwaaa, qualcuno che mi aiuta. Si, ma damn, devo obliterare… una vecchietta mossa a compassione mi oblitera il biglietto, mi sistema in un angolino vicino all’obliteratrice e mi offre persino il suo posto a sedere che rifiuto avendo solo poche fermate.

Arrivo, scendo, saluto e ringrazio. Mò son di nuovo sola. E’ mezzogiorno passato, ci sono trenta gradi, non vedo un cazzo, sto male. Però la stazione la conosco. A tentoni, per evitare le aiuole, arrivo al deposito dove, ovviamente, non ci sono taxi.  Mi attacco al palo del cartello perchè mi viene un capogiro e, a mò di Mr Magoo, vedo che esiste un numero di radiotaxi da chiamare. Istantaneamente lancio una maledizione all’edicolante che me lo poteva anche dire e non vendere un biglietto. Ravano nella borsa, cerco il telefono e ringrazio il cielo che l’androide ha i tastoni numerici enormi, chiamo e prenoto.

Dopo cinque minuti esatti arriva il mio taxi, vedo la macchina bianca (o meglio la sua sagoma) mi alzo a fatica dal marciapiede dove mi ero messa per non rotolare per terra ma… una ragazza sudamericana esce di corsa dalla stazione e sale al volo sulla mia auto fermandola pochi metri prima di me. Scene da delirio, un vecchietto che la insulta per il gesto maleducato, tenta di lanciargli oggetti e preso dalla pena e compassione, si siede lì vicino a me e mi chiama un’altro taxi col suo cellulare.

Finalmente arriva la macchina, chiacchere di rito, mi riporta a casa dove mia mamma mi aveva preparato il pranzo “prima che ti prendi fuoco col gas” O.o

Pago, spero mi dia il resto giusto, e scendo mentre la figlia lo chiama e lui ci fa una lite mostruosa al telefono. Citofono, questo fa inversione, non vede il muro dell’ingresso di mia mamma, “aggancia” la portiera di guida della sua utilitaria e… la porta si stacca e cade a terra.

Oh, io son corsa dentro, prima che questo si incazzasse con me, ho mangiato qualcosina e poi sono andata a morire nel letto.

Oggi ci vedo, non ho più dolori, l’occhio destro sta alla grande, il sinistro recupererà, ma il mio giovedì mattina era da raccontare :D

Saluti dalla vostra Gatta-MrMagoo :*

BlackCat strikes again

4

E’ con estremo piacere che linko la prima pagina della Provincia Pavese di Sabato 30 Maggio, che insieme a TUTTA la pagina 19 parla della vicenda di ehm Luca (nome fittizio attribuitogli), un bambino di sette anni del pavese a cui non è stato riconosciuto il sostegno dovuto alla sua disabilità.

Vi chiedo di incrociare le dita per lui e per la sua famiglia che vedrà la prima udienza del ricorso mercoledì 11 Maggio :)

Weird mind

1

Stanotte ti ho sognato.

Il tuo era un viso sconosciuto, la tua pelle aveva un profumo mai sentito, la tua voce era qualcosa di diverso.

Mi prendevi per mano e mi davi sicurezza. Non erano solo parole, i tuoi erano fatti, verità.

Ci sorreggevamo, ci accompagnavamo verso un domani.

E finivo di arrancare, smettevo di aver timore. Era tutto più bello. Meraviglioso al punto che mi son svegliata tra le lacrime.

Perchè era un sogno, tu non esisti e nemmeno so se ti incontrerò mai. Ma grazie lo stesso per i momenti che mi hai donato.

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