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Persone speciali

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Levina e la sua associazione sono davvero persone speciali. Questa l’hanno realizzata per Alexander a cui è piaciuta un mondo! Se avete tempo da dedicare al ricamo o volete fare una donazione per il progetto Sogni D’Oro, andate sul loro sito, farete felici altri bambini :)
Progetto Sogni D’Oro

E’ che non si cresce mai…

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M. il nipotino della mia amica Enza, mi canticchia ammiccante una canzone di Vasco guardandomi negli occhi “Guardami, non potrai mai trovare un altro come me…” alla veneranda età di otto anni. Stamane, accompagnando Alexander alla materna, un suo compagno che di solito viene accompagnato dalla nonna, dice alla mamma che non mi conosce (ed ho saputo essere mia coscritta) “Vedi mamma, quella ragazza lì è la mamma di Alex” e mi sento incenerire da uno sguardo.
Non so se è perchè sono una donna sorridente e solare o perchè, effettivamente, non dimostro i miei quasi 34 anni, essendo rimasta fondamentalmente un’adorabile cazzara :D
In questi giorni poi, mi sento ringiovanita dentro. Ho ritrovato Simona, la mia sparring partner delle superiori.
Abbiamo ripercorso i ritiri spirituali in cui a mezzanotte si scatenava il delirio, sempre grazie al PIME che ci metteva a disposizione le cellette singole collegate all’esterno da un comodissimo balcone a ringhiera che ci consentiva le peggio cose :D
O i momenti in cui, nel bel mezzo di una serissima interrogazione, con la prof intenta a correggere la tizia di turno alla lavagna, noi si faceva tiro a segno con le matite appuntite contro le secchie del primo banco.
Fino al clou che mi ha ricordato nel pomeriggio, di quella sera che io mi dovevo calare dalla finestra per andare in discoteca insieme a lei, che mi era passata a prendere in motorino, ma poi alla fine mi son tirata indietro perchè in casa mia non “era il momento” :)
Ora anche Simona aspetta un bambino, sarà anche lei una mamma fuori di testa come la mia. Ci siamo già date appuntamento ai go kart tra un paio d’anni per una gara madri/figli :D

Perchè io son fortunata

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Sento un sacco di mamme, anche di bambini neurotipici, lamentarsi della scarsa integrazione dei propri figli nelle classi di scuola materna e primaria. Addirittura emarginazioni alle elementari perchè bambine che giocano con i maschietti son chiamate lesbiche, cose che a me paiono totalmente assurde, io ho giocato con le Barbie fino alle medie!
Io no. Sono fortunatissima. Le maestre della materna di Alexander hanno fatto un lavoro pazzesco.
Che non è vero che i bambini sono “di natura” buoni, i bambini sono spietati, alienano il debole per deriderlo, di natura. Se però viene loro spiegata la situazione, allora subentra l’istinto protettivo, e il debole viene aiutato perchè “ci si sente grandi” e “si può dare il buon esempio”.
Son due giorni che Alexander non vuole stare giù a giocare quei dieci minuti con la sua insegnante di sostegno, come avevamo sempre fatto per fargli fare un ingresso a scuola meno traumatico, ma vuole salire subito in classe dopo aver messo il buono pasto nella sua cassettina autonomamente ed essersi sistemato il giaccone nel proprio armadietto.
Io, ovviamente, lo assecondo volentieri, sapendo che questo è un ottimo segno di espansione al mondo esterno.
Stamattina mi son soffermata appena arrivata in classe a parlare con la maestra e mi son quasi spaventata.
A parte le scene di delirio al suo ingresso che nemmeno i Beatles negli anni 60, le bambine smettono di giocare e lo vengono a prendere DI PESO per portarlo nell’angolino della cucina, dove lo fanno sedere a tavola e GLI SERVONO la colazione per gioco.
A turno lo prendono IN BRACCIO (21kg di ometto) e se lo sbaciucchiano, comandate da Beatrice, sua fidanzata storica ufficiale, che detta legge su chi lo può coccolare e per quanto tempo.
“Ma scusa, è sempre così? Non si fanno male a prenderlo in braccio?” chiedo alla maestra.
“Dovresti vedere dopo pranzo… sono arrivate al punto di pulirgli persino la bocca quando finisce di mangiare e mettergli via la bavaglia. L’altro giorno che c’era la pizza, lui la indicava e a turno gli cedevano la loro fetta. E’ praticamente il sultano dell’harem”
Beatrice, 6 anni e 10 cm più alta, C., 6 anni e 128 cm di bambinona bionda con la coda sino alla vita, P. mulatta e carina pure lei di una spanna più alta di lui e un anno in più, G. la figlia della mia hairdresser, stessa età ma 5 kg in più.
Era una scena che davvero avrei voluto filmare. Ho pensato che l’integrazione è possibile, quando c’è il buonsenso e la buona volontà del corpo docente. Mi son sentita una mamma davvero molto fortunata.
E sono andata a lavorare felice, che il piccolo è sicuramente in (tante) buone mani :)

Buon 27 Dicembre

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Il 23 l’ho passato in pronto soccorso, con Chiara che aveva 40,3 di febbre. Il 24 si è ammalato Alexander, stessa influenza con febbre alta. A Natale mi son messa a letto pure io, con dei dolori lancinanti allo stomaco, che mi sono alzata solo ieri. Oggi lavoro. A chi devo fare reclamo?

Sweetie

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Sweetie, originally uploaded by Black Cat.

Quando la guardo mi immergo in ogni suo gesto.

Snack time!

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Il pomeriggio è sempre un dramma l’ora della merenda.

Con Alexander non ho problemi, frutta, gelato, merendine, focaccine, pizze, biscotti, mangia praticamente tutto.

Per la piccola Chiara invece vado in crisi.

La signorina non mangia quasi nulla di preconfezionato, men che meno omogeneizzati. L’unica volta che, essendo in viaggio, gliene ho dato uno, me lo ha vomitato stile Linda Blair nell’esorcista.

Io sono una mamma attenta, perciò solitamente comincio con una pappa biologica (Holle ed Hipp fanno cose grandiose, pronte da sciogliere in brodo o succo di frutta) a base di frutta. Due cucchiai e poi si mette la mano in bocca per non far passare il cucchiaino :|

Vabbè amore, ti do il succhino di frutta, quello per la tua età, Nipiol, Plasmon… sput! Sputa tutto, prende il biberon, lo sparge sul tavolino e poi ci disegna. :|

Per fortuna che c’è la frutta fresca, in questo periodo ha la fissa delle prugne gialle, ne prende una e se la mangiucchia sino al nocciolo. Ma quando non sarà più tempo di prugne?

Oggi ho avuto la risposta.

Ha preso il gelato di suo fratello, un Togo Noir al cioccolato fondente, amarissimo, e dopo pochi minuti mi ha reso lo stecchetto. Non mi preoccupo più. Ho deciso.

Il mio segreto

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Era da molto che ne volevo parlare, che parlare fa bene.

Ecco, questo è il mio segreto. Un post triste, lungo, che forse farà pensare o forse no. Era tempo di parlare. (more…)

Pillole dalla Puglia

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I bambini pistoiesi che suonano il tamburello e mi giocano a calcio sotto la finestra alla mattina alle 7.45 ed il pomeriggio alle 14.30 non sopravviveranno un altro giorno.
Giusy Ferreri è un calcio nelle gengive: grazie a Ferro ha una canzone decente, ma qualsiasi sciampista la canta meglio di lei.
Il cd di balli di gruppo ispanici doppiato in pugliese che trasmettevano ieri in spiaggia è mille volte più avanti di Leone di Lernia, devo trovarlo :P
Fa un ca@@o di caldo…

Mi giran le balle

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Sì, perchè son stanca e non riesco a dare quanto vorrei.
Mi girano perchè una persona vicina, invece di infondermi fiducia e gioia, mi affossa dandomi la colpa di ogni male al mondo, persino dei disservizi di TIM.
E che vorrei scrivere un miliardo di cose, su queste pagine, perchè ho dei momenti bellissimi con i miei bambini, e vorrei immortalare le emozioni come se avessi paura di non ricordarle più. Poi invece non scrivo nulla perchè temo risulti poco comprensibile, banale, egocentrico.
Ho le balle girate perchè dieci minuti fa ho avuto una notizia bruttissima, che mi fa temere in un nuovo anno scolastico negativo per mio figlio, visto e considerato che gli cambieranno l’insegnante che lui adora.
E devo fare le valigie. E devo inventarmi qualcosa da cucinare al mio pluri-intollerante quattrenne.
Soprattutto, mi girano i coglioni perchè vorrei parlare con qualcuno, condividere un po’ di paure e di impressioni, invece alzo la cornetta e mi sento pure travolgere da una valanga di acidità.
Ma porco…

Nesting instinct

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Chiamano così quella frenesia che affligge le gravide “terminali” e fa sì che loro restaurino, puliscano e organizzino il proprio nido ( “nest” ) in attesa che il nuovo cucciolo faccia il suo ingresso.

Ora, visto che qui di bambini ce ne sono già due, uno di quasi quattro anni e uno di trentanove, il mio nesting instinct si esplicita nel bulk buying. I due bambini mangiano come dei velociraptor, e, purtroppo per me, sono abituati mooolto bene dalla gattacuoca. Settimana scorsa, dal mio solito pusher agricolo, ho comprato due casse di agrumi da dieci chili l’una tra arance e mandarini, questi ultimi sono la più recente droga di Alexander. Nulla di cui lamentarsi comunque, tanta tanta tanta vitamina C.

Venerdì sera, al supermercato, mi è caduto l’occhio sulle verdure. Ecco, cadere l’occhio nel mio caso vuole dire uscire con 5/6 cassette di verdura da pulire, cucinare, porzionare e congelare per i miei giorni di ospedale. Fatto sta che ieri, da mattina a sera, ho preparato le seguenti pietanze:

Mattino:
Colazione per tre con succo d’arancia appena spremuto, toast, cappuccino.
Cucinato e porzionato 1.3kg di cime di rapa e 2 kg di coste.
Preparato torta di mele al maraschino
Cucinato pranzo: risotto ai funghi porcini.
Preparato macedonia con ulteriore succo di agrumi fresco.

Pomeriggio:
Cucinato e porzionato 10 kg di spinaci freschi.
Impastato pizza per la sera.
Preparato pizza.
Preparato brasato alle verdure per la domenica.
Preparato polpette al sugo per Alexander per la domenica.

Ieri sera ero un relitto ambulante, con le dita rovinate dalle ore di pulizia ortaggi (così imparo a prendere quantità da mensa scolastica) e con dolori ovunque.

C’è da dire che oggi il brasato con polenta fresca è andato giù meglio del vino che lo accompagnava, lo ha mangiato persino il principino regnante, debitamente frullato e usato come ragù per la pasta ;)

Dubbi

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Non capisco se il mio vicino di casa (che ha 14 anni) stia tirando una pallina in loop sul muro che confina con il mio studio, stia tagliando la legna, o stia facendo a pezzi la matrigna con l’ascia.

Questo perchè i bambini (bastardi) dell’altra vicina stanno facendo un torneo di calcio davanti la mia porta di casa e mi impediscono di discernere bene i rumori.

Al prossimo impennamento dell’ormone gravidico vado fuori e li rendo sordi con un urlo.

Promosso!

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Stasera Alexander ha partecipato alla Festa di fine anno del Nido. Era organizzata benissimo, con tanto di stand con i giochi per i bimbi, gare per i genitori (ballo, cucina) tante leccornie e buona musica.

Commovente il momento in cui son stati consegnati i “diplomini di laurea per la Materna”, con tanto di cappello stile laureando americano. Peccato che quel momento Alexander se lo sia passato dietro il buffet a scofanarsi un vassoio di pizza senza che lo vedesse nessuno e tutti che lo cercavano ~X(

Bello il momento delle gare di ballo, con parecchi genitori e nonni a partecipare con le pettorine nel miglior stile “Ballando con le Stelle”. Peccato che quel momento Alexander l’abbia trascorso a tentare di farli cadere tra una piroetta e l’altra.

Carino anche il momento della gara della torta meglio decorata. Il cappello da chef fatto da tutti i bambini dell’asilo è stato vinto da una carinissima torta margherita a forma di orsetto, ricoperta da crema al cioccolato, con occhietti e zampine di panna, orsetti geleè a decorarla e codette multicolore. Peccato che Alexander, appena rientrato dal gioco nel giardino, abbia insozzato il cappello con le sue manacce nere da meccanico :D

Non gli han detto nulla? No, perchè la torta premiata al primo posto era la mia :)

Eh, Antibennet…

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Numero di ip 151.35.49.192, avresti un po’ spannocchiato la minchia, oltre ad aver appesantito i commenti da moderare a questo blog. Facciamo che non ti fai più rivedere e ti eviti una denuncia per spam?

Mi sembri uno di quegli invasati no global che pur di protestare contro una qualsiasi grande catena al mondo, spaccano i coglioni anche ai parchi giochi per bambini. Levati dalle palle, finchè mi trovi così calma e tollerante.

La materna degli orrori

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Non riesco a farmene una ragione. Quei bambini hanno l’età di mio figlio. Un’età in cui ti fidi del mondo, le maestre sono il tuo secondo punto di riferimento dopo la famiglia. E invece son loro che ti drogano, ti torturano, ti stuprano, ti fanno assistere a dei riti satanici a TRE anni, per l’amor del cielo, TRE ANNI! Io non ho parole. Non ho reazioni.

Quando ascolto certe notizie, guardo mio figlio, e penso a cosa farei a queste persone.

Gogna, pubblica piazza. Come nel Medioevo, senza possibilità di perdono, senza possibilità di recupero sociale. Questa gente rovina dei bambini, non deve vivere.

Tragedia all’asilo

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Mercoledì è stata la prima giornata del “Ponte Nido-Materna”, ossia tre incontri per i piccoli con i bambini più grandi, per fargli vedere l’asilo dove andranno l’anno seguente, fargli conoscere una realtà diversa e cominciare a farli abituare all’idea del cambiamento.

Alexander mercoledì era tutto esaltato e contento della sua prima gita (ben 300 metri :D ) da solo. Tutto ben vestito e agghindato lo lascio alle educatrici per andare al lavoro, che mi accennano che a fine delle tre giornate daranno ai genitori il filmino delle prodezze dei piccoli tesori nella nuova scuola.

A fine giornata vado a riprendere Alexander ansiosa di sapere come sono andate le cose.

….

….

“Mah” esordisce la sua educatrice ” in realtà per un paio di minuti sono anche andate bene”

“E poi? Che ha fatto?” (Temendo già di essere depennata dalla madre superiora dalle iscrizioni di settembre)

“Eh, niente, la suora lo ha salutato dicendogli che conosceva la sua mamma. E appena lui si è girato e ha visto le suore ha preso le scale, imboccato l’uscita del giardino, raggiunto lo scuolabus, salito sullo stesso, allacciato la cintura di sicurezza e non c’è stato più verso di farlo scendere”

Prevedo un settembre difficile :D

Destinazione Bennet

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Ieri ho fatto lo spesone al Bennet di Lodi, visto e considerato la quantità di buoni sconto accumulati. Chi ha figli sa per certo che i pannolini costano uno sproposito, e quattro euro di sconto per ogni pacco, fanno la differenza.

Tranquilla e rilassata, faccio scorta di cose per Alexander e mi soffermo qua e là tra gli scaffali con il mio bel carrello già pienotto. Vedo una nuova barretta cereali e frutti rossi e mi impegno a leggerne gli ingredienti per vedere se prenderla o meno al piccolo di casa. Dietro di me sento una bambina petulante che importuna il padre “Papààà, papàààà, compi quetto?” “Amore, non so se per te va bene…” “Papààààà, papààààààà vojo quetto!!!” e già dentro di me monta una scimmia mostruosa. Penso tra me e me che se la bambina si mette a frignare, con quella voce che si ritrova, la ribalto dal carrello, compreso il papà che non sa cosa fare.

Ovviamente…

“Scusi, anzi, scusa, vedo che anche tu hai un bambino, non è che sai se questo per mia figlia può andar bene”

Vaccaboia, un uomo pur di tampinare trova tutte le scuse, eh, adesso mi giro e lo mando inc… :-O

“Sì – rispondo io sempre con questa espressione :-O – anch’io ho un bambino, e questo lo mangia tranquillamente”

“No, perchè sai, mia moglie mi fa sempre le scenate quando torno a casa con mangiare non adatto alla bambina, ma è la mia prima figlia e non è che posso sempre sapere tutto no?”

Il papà ride, e io mantengo sulla faccia questa espressione :-O

“Ma ascolta…” e prosegue una simpatica descrizione sui prodotti per bambini, su cosa è meglio per colazione, cosa per cena, quanti anni ha tuo figlio, ma va all’asilo,  e come si trova… il tutto con papà e bambina che mi seguono sino alla cassa.

Il papà paga, mi saluta ringraziandomi caldamente, mi dice “alla prossima spesa qui, eh?”  e se ne va. Io resto con una faccia ebete quasi quanto quella della ragazza in cassa.

Arriva il mio turno. Metto le cose sul nastro e chiedo alla cassiera “Ma è chi penso io?” E lei: “Sì, a giorni alterni lui e la figlia fanno spesa di dolci”

Vabbè, ho fatto la spesa con Grignani. :D

Cozze

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E’ stato un weekend lungo e faticoso.

Alexander ha cominciato venerdì ad avere la febbre, solo che stavolta dai 39.8 non si schiodava nemmeno con la Tachipirina. Ero discretamente preoccupata, avendo anche sentito di casi di meningite nel paesello. Il primo medico, sorvolo, mi ha detto di aspettare altre 48 ore, che i medicinali mica fanno effetto subito, sa? Già, peccato che non sia proprio una deficiente, e magari, bazzicando l’ambiente, qualcosa ne sappia anch’io.

Sabato sera l’abbiamo portato per la prima volta al PS di San Giuliano Milanese/Vizzolo Predabissi. A parte che avere un pronto soccorso esclusivamente pediatrico tranquillizza i bambini ed anche i genitori: avere giochi a disposizione, sale a misura bambino e spazi dove far scorazzare i piccoli malati credo sia un requisito che TUTTI gli ospedali dovrebbero avere. Il personale tra l’altro è stato eccezionale, e a tale proposito vorrei ringraziare la dolcissima dottoressa Valenti, che ha un modo di trattare con i suoi piccoli pazienti davvero eccezionale :)

Nulla di grave per il pargolo: ennesima tonsillite/otite/tracheite (la terza della stagione) e terzo ciclo di antibiotici :( Oggi sta già meglio, si è appena ingurgitato quattro focaccine per merenda :D

Io ho passato la giornata a Milano, per il rogito della casa di mamma. Non ritornerei in città nemmeno sotto tortura. La vita a dimensione d’uomo, la cordialità, lo spazio e i sorrisi delle cinquemila anime scarse del paesello pavese dove abito da due anni sono impagabili. Torno distrutta ogni volta, dal traffico, dalla gente che spintona per bere un caffè, dai marciapiedi ridondanti, dal rumore, dal traffico, da quei porci sensi unici e lavori in corso che si moltiplicano come funghi.

Come i vecchietti, che giocano a briscola nella vecchia latteria, torno qui al profumo di campagna. Non so se è l’età che implacabile avanza, o semplicemente una terribile voglia di vivere meglio ed assaporare i momenti.

A Day with my Personal Shopper

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Mio figlio è una sorpresa continua.
Ieri avevo appuntamento in centro a Milano da un mio vecchio cliente a cui dovevo consegnare dei documenti. Ne ho approfittato per far fare un bel giretto a mio figlio in un posto dove non era mai stato: corso Vittorio Emanuele smily
Dopo lo scippo con destrezza dello scorso anno, mi son premunita di mutande contieni documenti e reggiseno per i soldi (scherzo, avevo la miniborsa dentro il giaccone chiuso con la cerniera) e con il piccolo abbiamo fatto la tappa fissa: il Disney Store.
Mentre tutti gli altri bambini scalpitavano davanti a Nemo o alle macchinine di Cars, lui scorreva gli stand dei vestiti, e con estrema nonchalanche mi porgeva un bellissimo pigiama scozzese sui toni del bordeaux con Winnie Pooh e un completino tre pezzi, pantaloni sabbia, camicia bordeaux e gilet in lana in tinta di Mickey Mouse. Punto. Poi mi tira verso la cassa: aveva finito lo shopping smily
Piuttosto basita tento di comprargli un paio di ciabattine carinissime, ma irremovibile Alexander me le sfila di mano e le ripone sul LORO scaffale.
“Ok, baby, adesso prendiamo anche qualcosa per mamma” e ci dirigiamo da Onyx.
Penso gli sembrasse il paradiso: musica a tutto volume e commesse carine, giovani e simpatiche. Si toglie la giacca e comincia a girare il negozio. Mi porge un maglione “No, grazie amore, mamma compra questo nero” e lo rimetto giù. Dopo due minuti torna con lo stesso maglione “No, Alex, la mamma ha già preso questo, vedi?” e giù di nuovo. Faccio per andare in cassa e lui porge alla cassiera il maglione.
Sono uscita con tutti e due i maglioni, ovviamente. E Alex è uscito con un lecca lecca alla fragola, offerto dalle divertite commesse per la scenetta del piccolo personal shopper di mamma smily

…. e quel maglione, mi sta davvero bene! smily

Figli…

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Avete presente una ludoteca 0-3? No? Ve la racconto io.
E’ un posto carino, dove lavorano due belle ragazze a fare le educatrici.
C’è un bambino che è grande due spanne più degli altri, e che si fa dei gran cavoli suoi, come sempre del resto.
All’ora della merenda, mentre tutti sono seduti, la mamma lo deve rincorrere mentre ruba la merenda degli altri bambini dal tavolo, lasciandoli con questa espressione smily
Poi si fanno le canzoncine per bambini e si balla, e lui per mezz’ora piange e si contorce peggio dell’esorcista perchè non danno nulla che passi anche su MTV.
Come? Sì, è la ludoteca dove porto Alexander.
Dicevate? Sì, il bambino in questione è mio figlio smily

“Invio” e pubblico…

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Cari Signori Chicco,
sono Black Cat, la mamma del bimbo che troneggia sulla confezione del Vostro Carillon Daisy :)
Purtroppo mi avete causato un trauma familiare, non producete più i gommotti interamente in caucciù sopra i 18 mesi (misura L) a forma di ciliegia. Io li ho cercati in più di una dozzina di farmacie, che Alexander vuole quelli e solo quelli, che oramai è un Chicco-dipendente. Le tragedie, lavorando per e con i bambini, le immaginerete anche voi…
Son certa che magari vi è rimasto qualche articolo in magazzino dei suddetti, e io sarei dispostissima ad acquistarli anche direttamente da voi, anche in stock di una decina se ne aveste, così magari il piccolo tornerebbe a dormire in un tempo minore di due ore a raccontargli favole, e io ne guadagnerei in salute. Ve lo riporterei anche per altri servizi, pur di rientrare in possesso del famigerato ciuccio a ciliegia ormai più introvabile del Sacro Graal medievale!!!
Spero che possiate darmi buone notizie, vi allego una foto del piccolo, che magari vi convince ;-)
Grazie ancora,
Black Cat

Quando si invecchia, si torna bambini

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Da quando per mio figlio compro quella cosa adorabile ed addictive che sono i calzini antiscivolo, ne sono diventata una fanatica dipendente anch’io.
Ne ho di tutti i tipi: con i gattini, con le zampe, con i cuoricini, a disegni astratti… non riesco a starne senza.
Al punto che ieri mattina, visto che con il freddo polare ho messo le calze di angora nere (molto cool), sono caduta dalle scale facendomi una mezza dozzina di scalini con le vertebre di mezza schiena che contavano la discesa.
Il risultato è che oggi sembro imbalsamata, o meglio, con una scopa di saggina infilata nel didietro.
Tutto è accaduto, ovviamente, sotto gli occhi del piccolo di casa: credevo gli vennisse l’asma da tanto rideva per sua madre, la quale, tapina, aveva i lacrimoni che gli scendevano copiosi.
Vabbè, aspettiamo che faccia effetto questo mirabolante cerotto antidolorifico e tirèm inanz. smily

Vita di corte

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Non abito in una reggia, ma in una corte, intesa come vecchio cortile di cascina. Ormai dell’edificio rurale del 1400 è rimasto ben poco, qualche muro e qualche colonna protette dalle belle arti, tutto è stato ristrutturato otto anni fa, seguendo la pianta originale e frazionando in villettine le superfici una volta unite.
La corte è bella, gli inquilini sono tutti persone squisite.
La famiglia dei miei vicini, poi, sono quello che ho sempre desiderato avere come muri confinanti: marito e moglie con figlio della mia età, persone disponibili, frizzanti, dinamiche, spiritose e con una forza ed iniziativa che per la loro età non posso che ammirare incondizionatamente.
Ci sono un sacco di bambini, qui, Alexander è il più piccolo, ma gli altri stanno tutti rinchiusi in tre anni di differenza.
Il piccolo di casa Gatta, ovviamente, ha già la fidanzatina, ho saputo dalle altre mamme. Credevo fosse Giorgia, la biondina in fondo, ma poi ho saputo che lei ha detto (quattro anni tra qualche mese) che gli uomini li preferisce più maturi. In compenso la sua vicina, due anni e mezzo, tutti ma tutti i pomeriggi viene a suonare il campanello alla mia porta per salutare quel bellissimo ragazzo con cui si sposerà da grande. Mio figlio appunto…
Vicini, bambini e gatti. Questo è il tema della corte.
C’è la Gigia, una miciona comune, anche se un padrone ce l’ha, ma non la fa mai e poi mai entrare in casa nemmeno quando fuori ci sono venti gradi sotto zero o va via per settimane in vacanza come ha fatto questa estate (roba che io lo avrei massacrato di botte, ma tanto la sua gatta la nutrivo io, sgrunt). Gigia mangia un po’ da tutti, riempie tutti di fusa e strusciate.
C’è Dark, la fotocopia della Witch, con una piccola macchietta bianca sul petto. Un gatto nobile ed aristocratico quanto di classe è il suo padrone: ci manca solo che tagli l’erba in giacca, tanto è elegante quel signore.
Poi c’è il micio dell’Antonia, che non mi ricordo mai come si chiama, un gattonzo rosso e rubicondo come Calzetta che, si dice, non dia confidenza e non si avvicini a nessuno.
Credo questo succedesse fino a che non siamo arrivati noi, visto e considerato che quando offro lo spuntino ai gatti della corte, lui è sempre il primo a raggiungermi e darmi tanto di leccata alle mani!

Post a blog riuniti :)

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Il Sudoku???

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Bah. Roba da bambini. smily

Mò come faccio?

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Sto preparando un sito per uno studio di musicoterapia.
Un bel lavoro, creazione dal nulla sapendo solo cosa vuol comunicare il cliente, e carta bianca: gran bella sfida!
Il professionista in questione è uno che ne sa parecchio, e si occupa per la maggior parte di musicoterapia applicata a donne incinta e bambini, sia sani che malati per favorirne il recupero.
Ieri al telefono mi chiedeva se a mio figlio piacesse la musica.

“Si, certo, sta tutto il giorno ad accendere e spegnere lo stereo, scegliendosi spesso i cd…
“…ed è importante, signora, che alla musica siano abbinate le parole della mamma, per farlo apprendere, stimolare i centri nervosi, sviluppare i sensi…
Vede, soprattutto con la musica classica, i pianoforti suadenti, le dolci note del violino…” e via discorrendo.

Ecco, settimana prossima questo simpatico signore mi porterà, unitamente al materiale per il sito, anche dei suoi cd da far sentire ad Alexander.

Io ora come faccio a dirgli che il popo odia la musica classica e che io e mio figlio ci ammazziamo di risate a cantare insieme Linkin Park e Nirvana muovendo la testa a tempo? smily

Giustizia personale

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Non volevo scriverne, ma ci penso da molti giorni.
L’altro giorno sono uscita, sola senza Alexander, per una futilissima spesa.
Sono arrivata nella piazza attigua, e ho visto una signora in là con gli anni che prendeva a borsettate e lanciava tutto ciò che le capitava innanzi verso una zingara armata di sapone e straccio al semaforo. La nomade lavava i vetri, la vecchia tornava dalla SMA.

Non so, ho pensato che forse qualcosa era successo prima che io arrivassi.
Vedo un vigile urbano che interviene, allontana entrambe le donne, e mi dirigo verso il supermercato.

Alla cassa, la cassiera del bancone a fianco confabula ad alta voce con una cliente abituale. “Eh, Maria, da quando si è trasferita qui in piazza la zingara che hanno rilasciato per tentato rapimento del bambino, non dovresti più girare con tuo figlio…”

Ho collegato. Io non ce l’avrei mai fatta a riconoscere una qualsiasi donna con capelli neri e lunghi da una foto a pixel malridotti di un quotidiano nella zingara che lavava i vetri in piazza. Nè mi sarei messa a suonargliele senza ragione nel mezzo di un incrocio. Ma la sciura evidentemente sì. E come lei, le altre persone che la sostenevano nella ridicola impresa.

La mia reazione però è stata un’altra. Io ho avuto paura perchè quella strada era la prima volta che la percorrevo senza mio figlio. Perchè non mi sento protetta dalla nostra legge, dalla nostra giustizia nè dalle nostre forze dell’ordine. E ancor più temo queste manifestazioni di giustizia personale, dettate dall’esasperazione, tante volte, di numerosi torti subiti e mai pagati dai colpevoli. O più semplicemente manifestazioni di intolleranza eccessiva.

D’altra parte, però, nulla si può fare per evitare che i bambini, le donne incinte, i menomati vengano messi in mezzo a una strada a chiedere l’elemosina. La nostra legge non punisce chi li obbliga. Non espelle gli apolidi. A malapena ce la fa con chi entra abusivamente nel nostro Paese e viene sorpreso a commettere un reato. Per poi far perdere a una ragazza di venticinque anni che lavora per me da otto, trenta ore di lavoro per rinnovare un permesso di soggiorno con tutti i documenti in regola.

Perplessa, vi saluto.

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