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The first step

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“Amore, ne vuoi ancora di formaggio sulla pasta?”
Ho visto la sua testolina bionda girare a destra, poi a sinistra e ancora a destra.
Il cucchiaio mi è caduto dalle mani.
Mio figlio mi ha risposto.

Un padre sbagliato

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Sono ancora esterrefatta.
La scena a cui ho assistito stamattina nella classe di mio figlio ha un non so che di surreale.
Un coetaneo di Alexander ha il padre che si è messo in testa di fargli cominciare la scuola elementare a cinque anni anzichè a sei. Pare che, fatto un miniesame alle elementari, il bambino sia incespicato e sia stato rifiutato.
Stamattina il padre ha tirato fuori la maestra di mio figlio dalla classe per ricoprirla di improperi.
“Mio figlio non ha saputo dire tre colori in fila e lei non mi ha mai detto niente, è un’incompetente…”
Imbarazzo tra le mamme presenti, e sguardi pietosi verso questo pseudogenitore.
“Suo figlio risponde sempre benissimo alle domande che gli vengono fatte.
I lavori li finisce sempre, ha molta inventiva, è intelligente e parla in maniera corretta.”
Il padre si è scagliato, ed ha alzato la voce oltre misura, dando pure epiteti poco simpatici al figlio, poco intelligente secondo lui, per colpa sua e della maestra. Il bambino in tutta questa pagliacciata era lì in piedi, inebetito e con gli occhi lucidi.
Gli son passata di fianco e gli ho detto solo una parola.
Vergognati.

Io amo il rischio

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Ieri è stata una giornata piuttosto movimentata. Ammetto che ero piuttosto stanca, sia fisicamente, che psicologicamente: non sembra, ma essere sorridenti ed accomodanti con il mondo per una giornata intera, ti logora un po’.
Verso le sette è arrivata una mia cliente che ha partorito per farmi vedere la bambina, ed ha portato anche il marito, che io non conoscevo.
Lui era una specie di armadio enoooorme, credo ivoriano, scurissimo di pelle. Teneva la bimba con un’amore pazzesco, era innamorato pazzo delle frugola.
La moglie voleva vedere le fasce portabimbi, e io le ho illustrato la collezione Mhug di cui sono rivenditore. Son fasce spettacolari, io ho preso la prima per Chiara e la uso da quando lei aveva tre mesi, visto che tengono anche bambini di tre anni.
Il padre però, fiero africano, ha subito obiettato, e lì si è creato il siparietto fra me e lui.
“Ah, noi in Africa i bambini li portiamo diversamente”
“Noi in Italia usiamo fasce diverse”
“… perchè noi prendiamo un pezzo di stoffa e facciamo così e così - gesto di allacciarsi qualcosa in modo a me sconosciuto - e andiamo a coltivare i nostri campi rigogliosi”
“Abbi pazienza, ma credo tua moglie non debba andare a raccogliere il riso a Vialone, questa è una fascia che permette anche un allattamento discreto…”
“… perchè voi donne non capite che il calore al bambino viene dalla schiena…”
“… e perchè voi uomini non capite che invece è da qui - gatta che si prende in mano le tette - che esce il latte, e quando piange tua figlia non te la metti sulla schiena ma la dai a tua moglie, no?”
“Voi donne italiane siete insopportabili, oh…”
E ci siamo messi tutti a ridere :)
(e comunque a mente lucida, se questo qui si arrabbiava tanto e non la prendeva sul ridere, oggi mi sa che non ero in grado di scrivere :D )

Certezze

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Negli ultimi due giorni mia figlia ha scoperto il salmone affumicato ed i Lindor, nelle quantità di 150 grammi e tre pezzi.
Ha cominciato a mandarmi baci “al volo” con tanto di manina.
Tutta suo padre, mi ama di più quando mangia bene :D

Memo#2

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Quando parli con un giornalista, scandisci bene le parole, parla piano, e con un tono di voce che sia facilmente comprensibile, altrimenti il “Mio figlio è autosufficiente, sa fare tutto praticamente da solo” diventa “Mio figlio non è autosufficiente, ha bisogno di aiuto per fare tutto”. :|

Perchè io sono fortunata #2

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Non ci speravo, onestamente, ma ieri ho avuto la conferma che per il posto liberatosi, e i progressi fatti da mio figlio, entro di diritto nel programma di riabilitazione in day hospital.
Questo significa che Alexander finirà la scuola materna alla una, per poi passare il pomeriggio dalle 13.30 alle 18 in una miniclasse di 6 al centro dove farà terapia, tutti i giorni, seguito da psicomotriciste, educatrici, neuropsichiatri e terapeuti con decenni di esperienza.
Devo davvero molto alla dottoressa Gerardo e a tutto il suo staff. Ha fatto e continua a fare miracoli per Alexander, attenta ad ogni segnale e ad ogni progresso, rispettandolo in maniera materna.
Non dite sempre male delle ASL, delle strutture riconosciute, non è tutto trascurato, menefreghista, ci sono anche dei posti dove lavorano brave persone, che si dedicano ai Vostri figli, li seguono, li aiutano, li accompagnano in un percorso.
E, sì, rinnovo la cosa, sono fortunata ad aver trovato un posto così :)

Ok, baby, you won.

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Piccola premessa, io farei un enorme rogo con tutte le copie del libro di Estivil “Fate la nanna”. Non esiste libro che mi rispecchi meno, se escludiamo Bibbia e vari testi religiosi :P
Ultimamente mia figlia, che ha sempre dormito come un ghiro dalle dieci alle tredici ore filate, crescendo ha cominciato ad avere dei risvegli notturni molto “lamentosi”. Gnè gnè, si alza, tende le braccia, vuol venire da mamma. Visto e considerato che sta sviluppando più denti insieme di una creatura di film horror, ho cominciato a propinarle Camilia e altri rimedi soft per diminuirle ciò che credevo fosse dolore da dentizione, in modo da permettere a lei e a me, una notte serena. Nulla da fare.
L’altra sera son stata irremovibile. Alle 0.45 si sveglia e urla.
“No, Chiara, ti faccio un biberon di camomilla, ti coccolo, ma resti nel lettino e dormi”
Pianto a 45Db.
ore 1.15 “Chiara, ho detto che stai lì, hai bevuto, ti ho coccolata, basta”
Pianto a 70Db
ore 1.50 “Chiara, ho detto di no. Ora stai lì e dormi”
Pianto a 115Db, fratello incazzato, mamma trasformatasi in Crudelia DeMon
ore 2.20 “Ok, Chiara, va bene, ti metto qui nel lettone con me e tuo fratello”
Silenzio.
Sorriso.
Bacio.
“Mamma, nanna?”
Si gira, dà un bacio anche a suo fratello, lo abbraccia e si addormenta.
O la ammazzo o la tengo così, fatto sta, che stanotte abbiam dormito tutti e tre insieme dalle 21.30 alle 8 di mattina senza nemmeno muoversi :D

Reset

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Stamattina mi sono svegliata incazzata col mondo. Qual è la novità? Nessuna, capita sempre più spesso ultimamente.

Sono nervosa e scontenta, sono arrabbiata, furente. E lo devo dire, che stare zitti  non paga. Mai.

Avete presente tutte quelle mammine tutte pucci pucci glitterate, che scrivono cose splendide persino sulla cacchettina nucleare dei loro pargoletti, che la pappina sparsa sui muri è tanto bella, che le spisciazzate in giro o addosso son così romaaanticheee! Ecco, appunto. Andatevene un po’ affanculo!

Lo sapete? Se non avete una bella schiera di nonni o parenti pronti a darvi una mano, con i figli la vostra vita si annulla. Io non vado a mangiare una pizza sola con mio marito da due anni, negli ultimi dodici mesi ho dormito da sola con lui solo una volta senza intermezzo di figli, non so più cosa sia andare da un’estetista senza una belva urlante almeno addietro. Tutto questo mentre qualcuna se ne va con gli amici a Montecarlo anche se i nipoti son febbricitanti, chè tanto papà può rinunciare a LAVORARE, mentre lei, PD, non può mica rinunciare a parrucchiere-estetista-costaazzurra, neh? E l’altra superstite? L’altra io la strozzerei, che lavora più di me e dovrebbe essere da mò in pensione.  Non la vedo da due mesi quasi (però arriva domani :) ) e so per certo che si ammazza di lavoro ma nonostante tutto per i nipoti (distanze permettendo, ovvio) c’è sempre. 

Ecco, quando vedo le mie amiche che lasciano i bambini all’asilo e dicono alle maestre che li va a prendere la nonna, che se li tiene al pomeriggio mi viene su una rabbia da ulcera di dimensioni epiche. Che io, ogni volta che ho bisogno, devo supplicarla di schiodare il suo culo da casa (al portone di fianco al mio) e stare un paio d’ore con la piccola mentre io accompagno Alexander a fare terapia. Certo. Io un viaggio come il suo me lo sono solo sognata. E forse proprio le sue parole mi hanno fatto capire che prima di essere una mamma annullata, dovrei tornare ad essere moglie e donna.

Questo è il mio proposito per il nuovo anno. Riuscire a mandare a cagare qualcuna per cui la piega e la depilazione son più importanti dei nipoti e mettere da parte un po’ di istinto materno per far rifiorire me stessa. Già il negozio parecchie soddisfazioni me le sta dando.

Certo, io che ho la famiglia in senso lato, cioè che la mia genitrice è ancora viva, per avere una mano devo pagare un’estranea che mi tiene la bambina mentre mi DIVERTO al lavoro, e lei non fa un cazzo a casa o va in giro dagli amici, però non ci son cazzi, voglio tornare ad avere una vita. 

Quindi, ricapitolando, nel 2009 ESIGO:

1 cena al mese + serata romantica fuori da SOLA con il marito.

1 serata a barcamp/GGD/similia almeno ogni 3 mesi con le amichètte.

1 seduta mensile dal parrucchiere.

Mamma più felice anche se fuori per una sera, equivale a bambini con madre meno stressata e più felici. E’ ora che ricominci a voler bene anche a me. 

 

Buon anno :)

Micia, scappa finchè puoi

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ptruca1-3814193regStamattina  ci siamo svegliati tutti belli contenti ed allegri, ben prima del suono della sveglia. Siamo scesi e abbiamo fatto colazione. Mi son resa conto che c’era ancora tempo prima dell’orario di apertura del negozio, e ne ho approfittato per giocare un po’ con le mie belve. 

Da ieri sera Alexander aveva puntato una delle fantomatiche macchinine di Cars con la carica a molla, esattamente quella che vedete a sinistra. Mi sembrava carino insegnargli come funzionava, perciò mi sono armata di pazienza, mi son seduta per terra in mezzo a lui e a Chiara e gli ho mostrato esattamente dove e come si infilava la chiavettona con la molla per dare la carica alla macchinina, come si tirava, e come si metteva la macchina per farla “impennare” e farla correre.

Due o tre tentativi e Alexander ha imparato perfettamente a usare il gioco. Coredemamma ero tutta orgogliosa, mi son presa la mia tazzulella di caffè e mi sono goduta il piccolo genietto che mostrava alla sorella come giocare con lo sceriffo a molla. Certo, non è che adesso sia qui in negozio senza la minima preoccupazione… soprattutto quando ho visto che appena si era stufato di infilare la molla nel retro della macchinina dello sceriffo, ha preso la Witch tenendola ferma dal lato della coda…

Broadway-Pavia, no return

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Gli altri genitori erano lì, preoccupati che il loro figlio fosse il più bello, quello che cantava meglio, quello che spiccava nel suo costumino.

Io ho cominciato a piangere non appena mi son seduta in teatro. Le recite di Alexander mi ammazzano. Al nido, la recita di fine anno con la consegna dei “diplomini di accesso alla scuola materna” si è scagliato urlante fuori dalla sala. Lo scorso anno è stato tenuto tutto il tempo dalla sua insegnante di sostegno, mentre fissava il vuoto del pubblico, con lo sguardo assente. E sua mamma che caragnava come una fontana in sala, in uno dei pochissimi momenti in cui, al buio, lascio che la mia durezza ceda il posto all’umanità ed alla commozione. 

Ero tesa e umidiccia. Con la mia Eos già bella accesa, che aspettava di immortalare almeno un sorriso, uno sguardo interessato, un bambino felice. Ma avevo paura. Non avevo idea di cosa mi aspettasse, di come Alexander avrebbe reagito all’impatto con il pubblico, dopo esser stato tra l’altro, cosa che non succede mai, a scuola un’ora in più per prepararsi. 

Sempre più umidiccia, con numerosi kleenex nella tasca, ho visto sfilare i piccoli, adorabili. Sapevo che dopo di loro arrivava il turno dei mezzani, la fascia in cui rientra il mio cucciolo di uomo, e la tensione mi si abbatteva addosso.  Partono. Le fatine, le stagioni, le stelle comete… mio figlio non c’è. Ma la stagione dell’estate chiama gli angeli del Natale e vedo Alexander con una tunica di seta azzurra, le decorazioni argento ed il viso disteso che, da solo, segue i suoi compagni e si mette in posizione come un attore consumato. Parte la canzoncina e si accendono le luci dei proiettori. Alexander si ripara gli occhi, ma rimane lì, sorridente, guarda tra il pubblico, mi vede appena sotto il palco, sorride, getta uno sguardo dietro le quinte alla sua insegnante di sostegno e continua a partecipare evidentemente soddisfatto alla recita. La canzone finisce. Alexander segue la formazione degli angeli e prende posto sulla panca a lato del palco, rispettando l’ordine stellacometa-angelo-stellacometa. Si siede e mi guarda. Mi guarda e sorride. Sorride e balla con i compagni al ritmo della musica muovendo il bacino e la testa. Io scatto, scatto, scatto e piango. Piango e gli sorrido. E lui ricambia.

La signora di fianco a me, impassibile, mi fa notare che è uno scempio che le maestre lascino uscire i bambini con il vestito che ha la decorazione staccata, sta male nelle foto, beandosi che sua nipote ha il tutù più composto delle altre, le calzine più bianche, i pon pon più splendenti,  che poi riguardandosi tra qualche anno queste cose le noterà, che sono importanti, no? “Signora, per me il più grande traguardo è vedere il suo sorriso, vederlo lì sopra in piena consapevolezza. Di queste stronzate, mi scusi, non me ne frega un cazzo.” e sono andata avanti a piangere.

Stamane

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SuoraX: “Oh, grazie Signora MammadibambinoY, che bel vassoio di paste per festeggiare il compleanno, i bambini saranno contentissimi”

BlackCat: “Alexander non correre, attento, Aleexxaaandeeeerrrr”

SuoraX: sbang

Paste per il pranzo: splat

Rent-a-baby

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Oggi ho rivisto con enorme piacere un vecchio amico del web che non vedevo da almeno cinque/sei anni. E’ un amico della vecchia guardia di Clarence, quando si facevano i live in un punto dell’Italia a caso e ci si trovava tutti lì, si andava in venti/trenta persone a svaccare un locale intero fino alle due del venerdì notte per poi aspettare l’alba del sabato a parlare davanti ad un cimitero e tornare a casa che era mezzogiorno. Il tutto dopo la settimana di lavoro. I live in cui si andava al Galloway di Treviso a ingollare birra, pollo arrosto e bagigi, oppure a Roma a fare il giro delle case degli amici, o a Bologna, nell’agriturismo di Cà di Sasso con la gatta al seguito. Ora, ovviamente, siamo cambiati, con coniugi e due figli a testa, ma siamo sempre quelli che si ritrovano dopo anni e si abbracciano come due fratelli che vivono insieme, che sanno ridere delle stesse immani cavolate, che hanno tantissime idee in comune e che soprattutto sembra che ci si conosca dall’infanzia. Oggi A. mi è piombato in negozio, e mi sembrava di essere tornata indietro nel tempo. Anche se parlavamo di Alexander e dei suoi problemi, di un supermercato francese nei pressi di Milano e della sua commessa stronza, dei gemelli e del loro mondo fantastico, delle problematiche delle nascite premature e di altro, beh, era davvero un salto nel passato. Ci tenevo a fargli conoscere i miei pargoli, così l’ho invitato a pranzo.

Alexander gli si è mostrato in tutto il suo splendore (…) Tornato dalla materna in quello che io definisco “il giorno nero”, cioè quello in cui a mensa trova pastina in brodo e tacchino agli aromi, e piuttosto non mangia, si è distinto in un secondo pranzo servendosi autonomamente una porzione del nostro aglio olio e peperoncino, unitamente a una forchetta. Dopo di che si è recato in bagno dove, dopo essersi comodamente seduto sul suo trono, ha ritenuto opportuno farsi una doccia per i cavoli suoi, richiedendo un aiuto solo per l’asciugatura dei capelli e la ri-vestizione. Finito quello, ha sistemato le cose sul tavolo e i giocattoli per terra. Cosa che fa di prassi, un po’ per la sua “particolarità” , un po’ perchè mamma e papà non sono tanto distanti dalla mania dell’ordine.

La cosa che mi ha fatto più piacere, oltre ovviamente a condividere quelli che secondo me sono progressi sconvolgenti fatti dal mio pargolo nell’ultimo anno, è stato il mio amico che, serafico, mi ha chiesto di noleggiarglielo per tre giorni e farlo giocare nella fatidica stanza dei giochi dei suoi gemelli :)

Ndr: anche stasera in effetti, mi ha sistemato le scarpe ed i vestiti che mi son tolta ben messi nell’armadio…

E se ti mandassi affanculo?

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Disclaimer: questo post è pieno di insulti , se vi infastidiscono, non andate oltre nella lettura :)

 

In molti lo sanno, mio marito lavora spesso fuori casa, nell’industria siderurgica. Da Febbraio è all’Ilva, di Taranto. Un paio di giorni fa, un suo operaio è morto durante un’operazione di montaggio. C’è un’inchiesta della magistratura in corso. Mio marito ne è uscito devastato nell’umore.

Girovagando su Facebook, leggevo della vicenda, per la precisione un intervento di una sua collega, anche lei profondamente coinvolta dall’accaduto. E’ arrivata la cogliona di turno con l’infelice battuta “E delle mucche abbattute per la diossina dell’Ilva, allora?”

Le mucche? Ma immane testa di c@zzo, hai idea della vita che fanno queste persone? Io non vedo mio marito da ottobre, i miei figli rischiano di dimenticare la faccia del loro padre, come i bambini delle migliaia di operai che respirano merda negli altiforni per portare a casa il pane per le loro famiglie. E tu mi vieni a cagare il c@zzo per una mucca di merda? Se senti così tanto la mancanza di quelle mucche, che comunque avremmo abbattuto per farci una bella grigliata alla facciazza tua, mettiti un bel campanaccio al collo e vai a pascolare a Statte. PD.

One year ago…

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Baby Angel #3, originally uploaded by Black Cat.

“Barbara, svegliati, è praticamente qui”
Un anno fa, alle cinque e mezzo, un’ostetrica poco prima del cambio turno mi svegliava per dirmi che mia figlia stava per nascere. Io dormivo tra le braccia dell’epidurale, e rischiavo quasi di perdermi l’evento.
Oggi la mia splendida diavoletta si è svegliata felice, e rideva a crepapelle mentre io e suo fratello (più io che lui :P ) gli cantavamo Happy Birthday.
Grazie di esistere piccina, ogni giorno con te è unico :*

Let me explain you that

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Sono affascinata dalle dinamiche di casa mia. Le vivo intensamente ed allo stesso tempo le osservo con distacco per poterle meglio analizzare. E’ una cosa strana da immaginare, lo capisco, ma è il mio modo di vivere le cose “doppie”, da Gemelli come sono, per capirle e viverle insieme.

Alexander è diventato bravissimo, il modello di figlio che moltissimi genitori vorrebbero. Collaborativo, intelligente, educato, interessato e curioso senza essere inopportuno. Ci sarebbe da dire davvero che gli manca solo la parola. E finalmente è una cosa su cui concordano anche medici e terapisti. Solo la parola manca, è diventato emozionalmente stabile, non ha crisi di riso da due mesi (avevano cadenza settimanale!) e più, non ha attacchi di rabbia, è sereno, felice, affettuoso. Gioca moltissimo con sua sorella, che crescendo diventa sempre più la sua compagna di scorribande. E’ un angelo. Il mio angelo. Mio e anche di qualcun’altra, viste le continue tracce di lucidalabbra rosa sul colletto del grembiulino…

Chiara… beh, l’appellativo meno offensivo che è stato rivolto alla mia “grande” bimba è stato “Palladilardo”. Da “Buddha” a “Trichecosovrappeso” piuttosto che “Lottatricedisumo” passando per il più classico “Cicciona”. Solo perchè ha un po’ di pancettina non è che sia poi così… beh, sì, insomma è grassoccia, però mangia che è un piacere, praticamente tutto, e sta bene. A me va bene così. Certo, ieri ho avuto l’onore di ammirare la splendida Viola, cinque giorni più vecchia, che si esibiva in una maratona con corsa ad ostacoli, mentre Chiara è tuttora ancorata a terra da un culone pesante come il piombo. In compenso, parla senza sosta. L’altra sera voleva tassativamente giocare con me e suo fratello, entrambi crollanti dal sonno e già con la bolla al naso tipo anime giapponese. Al nostro tentativo di farla dormire, mettendola nel suo lettino, ha cominciato ad urlare “MAMMA!NANNA NO!” e questo è durato circa un’ora dalle 11:30 alle 0:20. Madre e fratello ne sono usciti stremati. Come se ciò non bastasse, ha sviluppato un carattere forte da paura, e reagisce con veemenza ad ogni “torto” che pensa di aver subìto. Si sta perciò rifacendo di tutte le volte che suo fratello, per giocare, la scaraventava a terra ridendo. L’ultima, che mi ha fatto prendere uno spavento di prima categoria, è stata tre giorni fa, mentre facevano il bagno insieme nella vascona idromassaggio. Tranquilli un momento prima a giocare con le paperette, trenta secondi dopo lei era seduta sopra di lui e gli teneva la faccia sott’acqua con le braccine (ine?) tese. 

La morale di tutto questo?  Che mentre Alexander è un cherubino senza ali, Chiara è Linda Blair travestita da Bibendum.

My blonde angel

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B&W blonde angel, originally uploaded by Black Cat.

Non ce l’ha fatta a resistere. Ha visto che tagliavo i capelli a papà, e si è messo in coda. Davanti alla doccia mi ha guardato con i suoi occhioni ambra, come per dirmi “Mamma, so che ti piacciono tanto, ma non li sopporto più!”.
Da giugno non gli tagliavo i capelli, che erano biooooondi e boccolosi. Ma lui deve sentirsi un macho, un uomo, mica una donnicciola.
Quindi via, taglio alla Brad Pitt del pavese, e stamattina a farsi accarezzare la testolina morbida da tuttE.
Sì, tuttE, specialmente la sua “fidanzatina” a cui si donava a mò di gattino fusacchiante, per avere la sua dose di coccole, carezze e approvazione.
Sarà che son la mamma, ma io lo trovo bellissimo. Sempre.

Gattini

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Gattini, originally uploaded by Black Cat.

Non so se sia la permanenza a stretto contatto con felidi unghiomuniti, da cui sembra ispirarsi e trarre spunti per la sua cammin.. ehm, gattonata. Il fatto è che mia figlia è ormai alla stessa stregua di un gattino in molti aspetti.
Il più inquietante, però, resta sempre quando con quelle unghie affilatissime a crescita ultrarapida, mentre la sera mi si attacca al seno a mò di ventosa, “fa il pane” come nella miglior tradizione gatta che si rispetti. Oramai ho il decollete a strisce.

E così…

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… se ne va un’altra settimana. Guardo, osservo, mi lascio inebetire dai miei figli. Guardo Chiara diventare ogni giorno più grande e determinata, vedo Alexander lottare con se stesso e con i suoi silenzi. Ci son giorni in cui non riesce a smettere di ridere, una risata sofferta, nervosa, ahimè inarrestabile, che fa più male di un pianto, soprattutto a me. Altri giorni, come oggi, in cui sembra uscire dal suo guscio per gustare il mondo, e restando inerme davanti alle sue difficoltà, lo scruta, con quegli occhi tristi e rassegnati che al solo pensiero mi stringono il cuore.
Sono lo ying e lo yang i miei figli. E mi tengono in equilibrio.
Lei è espansiva, capricciosa, chiaccherona, esuberante. Ieri sera ha cominciato a mangiare da sola, non ha resistito davanti alla pizza, e già oggi, seduta a tavola, si è rosicchiata una coscia di pollo alternandola a manate di polenta.
Lui è istintivo, silenzioso, in perenne lite con le sue piccole ossessioni, che tenta di placare da solo e poi stremato lascia che prendano il sopravvento.
Li guardo e mi beo di esser così fortunata ad avere due perle.
Poi mi concentro su di lui, e abbasso lo sguardo.
Ho la sensazione di non fare mai abbastanza per mio figlio, di non essere in grado di fare la madre abbastanza agguerrita contro questa malattia per spronarlo ad emergere. Mi sento sempre dispersiva, inadeguata, inappropriata, incapace. Chè poi, ragionando a mente fredda, so che non è così, e che sto facendo quanto mi è possibile per lui, dall’aumentare la terapia psicomotoria/logopedica a cinque volte la settimana, a seguirlo 24 ore senza alcuna sosta continuando a parlargli per ogni azione che svolge, sino a coinvolgere la sua piccola principessa per fargli avere un altro “punto di vista da bambino” sulla sua quotidianità.
Ma ho il terrore di perdere tempo, di buttar via giornate, di non fare abbastanza.
E’ come una incudine, che mi pende sulla testa, e allo stesso tempo già è caduta e mi opprime, comprimendomi il petto. Mi soffoca l’idea che più giorni passano, meno sarà probabile che parli, e vista la quasi totale assenza di verbalizzazione, ormai l’idea non mi abbandona un secondo. Spesso lo vedo “giocare” con la sua voce e le sue labbra, e mi chiedo se lui ha “voglia” di parlare, di dirmi cosa gli passa per la testa, quello che gli piacerebbe fare, cosa gli piacerebbe mangiare, se mi vuol bene, se è felice… o magari, nel suo cervello, lui è a posto così, rinchiuso nei suoi silenzi, ad osservare un mondo fatto di routine e ovattato il più possibile. Vorrei un “apriscatole” virtuale, per sapere, capire, metabolizzare quello che è, che pensa, che vive mio figlio. Ed è terribile anche solo avere la paura che questo non capiterà mai. C’è probabilità che parli, ma non c’è sicurezza alcuna.
E non c’è stabilità nè continuità nel comportamento, è ancora piccolo il mio principe, nessun bambino di quattro anni e mezzo è continuativo. Perciò nemmeno quello mi aiuta a capire. Nemmeno quello mi dice se “sono una brava mamma, e ti voglio bene”, no. Vedo i suoi occhi a tratti illuminarsi, ma poi ritornare bui, e non capisco più nulla, non so più quale è la sua condizione.
Non prego, sono atea. Vivo ogni giorno sperando che la piccola non abbia mai di questi problemi, che porti a termine il suo percorso di crescita in maniera corretta e senza regressioni. I dottori di Alexander sono oggettivamente ottimisti circa la piccola, e dovrei esserlo anch’io. Solo che il dolore è talmente pesante, talmente profondo e talmente inalleviabile, che non ce la faccio. Non posso smettere di vivisezionare ogni comportamento, di tenere sott’occhio ogni analogia e gioire per ogni differenza. Non posso smettere di testare quotidianamente le sue capacità linguistiche, e verificare che non abbia, come il fratello, un punto in cui, tra dieci e undici mesi, non dica più mamma, e poi non dica più nulla. Aspetto che me lo dica ogni mattina, quando si alza. La faccio giocare con il telefono, e aspetto che dica “ontoooo”, sentendomi gli occhi lucidi ogni volta che spiccica una parolina. E’ lancinante. Uno stillicidio che uccide. E in serate così, solitarie e un po’ malinconiche, ecco, mi sento fragile anch’io…

Stop it.

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Son due settimane che comincio a scrivere e non concludo nulla di buono.
Ho concluso molto, negli ultimi giorni. Ho realizzato IL progetto, aprire un negozio con un mio caro amico. Questa settimana ci consegnano le chiavi ed apriremo ai primi di dicembre: “Tempo di Noi” sarà uno splendido negozio di abiti premaman e bambino 0-6 anni, nonchè articoli ecologici come i pannolini lavabili, e accessori all’avanguardia per mamme e bambini proiettati verso il futuro.
Lavorare mi serve. Non solo per vivere, ma per sopravvivere meglio a tutte le avversità.
Non ce la faccio a rinchiudermi in casa e a rimuginare sui problemi di Alexander e a come risolverli, sono davvero sull’orlo del colasso nervoso, mi serve l’autostima che solo l’affermazione professionale può darmi, e questo soprattutto per il bene dei miei figli.
Lavorerò solo al mattino, quando il mio principino è a scuola, e al pomeriggio aprirà il mio amico. La piccola starà a casa con una ragazza fidata, ed il gioco è fatto: mamma rilassata, vita per tutti migliorata.
Son tutta un subbuglio: pratiche, campionari, organizzazione, arredo.
Ho ritrovato un entusiasmo che credevo di aver perso, con tutto quello a cui son stata messa di fronte ultimamente. Sarà dura ed impegnativa, ma so che la fatica servirà a far star meglio le mie due splendide belvette.
Domani mattina sarò in showroom a vedere la mia prima collezione, e son già parecchio agitata. Boh, mi sembra quasi irreale esser riuscita a dare un tale colpo di coda alla situazione stagnante.
Che sia un segnale precursore? Che qualcun altro in famiglia riuscirà presto ad uscire dal suo stallo comunicativo? Io non smetto di sperarci, anche se ogni giorno che passa mi rosica via un po’ di speranza, ne trovo di nuova. Non smetterò mai di sognare che un giorno, così, senza nemmeno accorgersi, mi chiamerà “mamma”.

PS: Comunicazione di servizio. Domattina su Rai Uno, nel contenitore di Uno mattina, verso le nove, sarà trasmesso il servizio integrale di cui al Tg3 di qualche settimana fa. Lo si potrà poi rivedere sul sito rai che linkerò appena disponibile :)

Love kills

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Oggi all’asilo c’era la celebrazione della Festa dei Nonni. Di per sè, è una ennesima occasione commerciale e consumistica, il che non me la fa piacere per niente, in compenso i bambini si son preparati, han fatto canti, prove e lavoretti per portare un po’ di gioia alle cariatid… ehm, ai nonni intervenuti all’evento :)

Mia mamma aveva lo smalto fresco, messo dall’estetista e non è arrivata a tempo. Vabbè.

Alexander è stato bravissimo. Oggi, per merito di quella SANTA donna di Emilia, la sua insegnante di sostegno, è riuscito a restare in asilo sino all’inizio della festa, cioè sino alle 14.30 senza colpo ferire, tutto tranquillo e rilassato. Inutile dire che quando l’ho saputo ho tirato pure io un sospiro di sollievo che deve averlo sentito mio marito a Taranto! Ha fatto un’intera settimana idilliaca, senza arrabbiature, senza incidenti con compagni o altro (a parte un nanetto della scuola decapitato, ma mi dicono dalla regia che era una ciofeca ;) ) lavorando alacremente e seguendo tutte le indicazioni delle maestre, se non di più: ha DETTO un no! Cioè, lui non ha mai detto nè si, nè no… non potete capire cosa voglia dire una seppur minima risposta verbale a una domanda. Io, la maestra e anche la sua psicomotricista, stiamo rotolandoci dalla gioia dei suoi progressi, è stata una settimana incredibile.

Vi starete quindi chiedendo il perchè del titolo, immagino… beh, la faccio breve. Oggi durante la festa delle babbion.. ehm, dei nonni, ho assistito a una scena incredibile. Tornata da poco all’asilo, dopo una brutta frattura al braccio, la fidanzatina storica di Alexander, ancora incredula che “lui non l’avesse dimenticata”, gli si butta fra le braccia sorridente. Si abbracciano, si stringono forte forte, lui la accarezza e le dà un bacino sulla guancia e lei… gli salta in braccio. Alexander ha un anno e mezzo in meno, ed è una spanna più piccino, barcolla, perde l’equilibrio e si ritrovano a terra in posizione equivoca, con il mio piccino che per due centimetri sfiora con la nuca un pezzo di pietra. Il tonfo è sordo, la gente si gira, mio figlio (che non sente quasi mai il dolore) si mette a piangere a 180 db. La piccola Bea si spaventa e corre via. Maestre che mi vanno a prendere il ghiaccio, nonne che mi aiutano con Chiara nel passeggino, Alexander che strilla come un’aquila e io che mi barcameno a rassicurare tutti (ahem, certo, il nonno che mi urlava “resti calma, resti calma” l’avrei ragnato a una spinale per fargli capire che forse certe cazzate non mi turbano, son abituta a ben altro, ma pazienza). Nulla di grave, comunque, a parte un commovente ricercare la piccola, per farle riabbracciare Alexander, che non era successo nulla e soprattutto, che lui non ce l’aveva con lei, aveva capito che si era trattato di un incidente e che non l’aveva fatto apposta. “Saremo due brave consuocere” mi ha detto la sua mamma :)

PS: Utilizzo privato di mezzo semi pubblico. Emilia, grazie del messaggio via “Gattaniglio”… non me l’aspettavo, mi ha commossa :)

Dis-integrazione

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Con tante belle parole e tanti buoni propositi, la volontà di far integrare bambini come Alexander nella società si misura con il non farlo partecipare alla gita in una azienda agricola in occasione della vendemmia e poi lamentarsi perchè con gli occhi lucidi guarda TUTTI i suoi compagni andare in gita, e poi li cerca tutta la mattina rendendo inutili gli sforzi della carinissima insegnante di sostegno per farlo lavorare. Quando mi sarò calmata, scriverò qualcosa di meno rancoroso. Ora vado a dare un po’ di pugni al sacco da boxe. Cazzo.

The phone call

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Oggi ho parlato con Carrefour. Per la precisione con la Dott.ssa Augenti e il Dottor Brambilla, amministratore delegato di Carrefour Italia.

Abbiamo parlato, chiarito gli eventi (ho solo dato una descrizione della “signorina” per meglio favorirne l’identificazione da parte loro) e mi è piaciuta una frase dell’AD “Non vogliamo insabbiare il caso, ma farne un evento per far sì che non si ripeta e che tutto il nostro personale stia più attento”. Mi è parso un buon intento, che spero e mi auguro si traduca in fatti.

La telefonata in sostanza è stata molto cordiale. Io, a conti fatti, contro Carrefour non ho nulla. E non ce l’ho nemmeno con i tre poveretti (potrei dire molto peggio ma mi autocensuro) che probabilmente dietro le loro spalle hanno anche una famiglia da mantenere, che non deve certo risentirne delle cavolate che hanno combinato. Carrefour mi ha dato un carnet di alternative di risarcimento “morale” per Alexander. Purtroppo però non credo di poterlo ributtare in una situazione fotocopia di un avvenimento doloroso così presto. Anche la terapista e la neuropsichiatra concorderanno con me che le cose gli vanno spiegate e vanno interiorizzate, lui ha i suoi tempi, che sono più lunghi di quelli di altri bambini.

Su alcune cose però sono irremovibile. Voglio il nome del fotografo. Voglio parlargli, anche via email, non mi interessa il contatto fisico. So che alla richiesta di una relazione scritta sull’accaduto (richiesta da Carrefour) sia lui che l’altro hanno dichiarato che “non si sono accorti di nulla di strano”. Ecco, io glielo farei, gentilmente, notare a posteriori, con l’aplomb che mi caratterizza.

Un’altra cosa che vorrei, al posto di qualsiasi risarcimento nei miei confronti, è che Carrefour indicesse una raccolta fondi per un’associazione di ricerca che si occupi di studiare l’autismo. Grazie al cielo, mio marito lavora come un mulo per garantirci uno standard di vita dignitoso, non ho bisogno di omaggi, buoni sconto o di richiedere risarcimenti. Mio figlio è un bambino più fortunato di altri. La sua voce è stata sentita anche se le sue corde vocali non l’hanno fatta uscire. E so che aiutare gli altri sarà una cosa che da grande lo renderà fiero. Come rende orgogliosa la sua mamma, ogni volta che si veste in arancione.

Rete e solidarietà

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Vorrei dire grazie personalmente ad ognuno di voi, ma non finirei prima del weekend.

Quando sabato sera ho inviato tre email dopo quello che è stato un episodio ai limiti dell’assurdo, non avrei mai pensato di ricevere tanta solidarietà, e da così tante persone.

Mi piacerebbe, come hanno sostenuto talune persone, che quello che ho scritto non fosse mai successo, nè che mio figlio avesse alcun problema. Purtroppo però è tutto vero. Ciò che ho raccontato, e ciò che è stato detto.

Domani ho appuntamento telefonico con Carrefour, che mi ha contattato oggi, ma ho letto la mail troppo tardi per chiamare.

Tante persone in rete mi conoscono personalmente, e hanno avuto modo di conoscere mio figlio. Non credo che l’avallamento di un’eminenza quale Paolo Attivissimo (ndr, gli ho scritto, dandogli i miei recapiti per verificare la fonte) rendano la mia protesta più vibrante di quanto già sia. Non è il primo episodio di intolleranza al quale mio figlio deve far fronte e non sarà l’ultimo. Solo che stavolta ho deciso di non tacere. Tutto lì.

Email che fanno male.

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Alla CA. Gentile Direzione Carrefour di Assago

Mi chiamo Barbara  e sono la mamma orgogliosa di un bambino autistico di quattro anni.

Nel Vostro sito, leggo della Vostra missione e soprattutto del Vostro impegno nel sociale.
La nostra capacità di integrarci con il territorio in cui siamo presenti, di comunicare con le istituzioni locali e di sostenere progetti sociali e associazioni umanitarie si riscontra attraverso azioni concrete:

• Finanziamento della ricerca contro alcune malattie del XXI secolo
• Sostegno alla giornata nazionale indetta dal Banco   Alimentare per la raccolta di generi alimentari
• Sostegno di iniziative umanitarie di vario tipo”

Lasciatemi dire che oggi nel punto vendita di Assago avete sfiorato la discriminazione punibile per legge.

Era previsto un evento che mio figlio aspettava con ansia: il tour delle auto a grandezza reale del film Cars.

Vestito di tutto punto con la sua maglietta di Cars, comprata DA VOI, oggi l’ho portato, emozionatissimo, ad Assago. Vista la posizione di Saetta, ci siamo avvicinati per fare una foto. Click, click, click, bimbo sorridente a lato della macchina. Avevate previsto un fotografo, sui sessant’anni, sembrava un rassicurante nonno con una digitale da 2000 euro, collegata a un pc dove un quarantacinquenne calvo digitalizzava un volantino carinissimo con le foto dei bimbi di fronte a Saetta, stampate all’interno della griglia di un finto giornale d’auto. Una copertina, insomma, che i bimbi chiedevano a gran voce e avrebbero poi incorniciato in una delle costose cornici in vendita nel Vostro reparto bricolage. Chiaramente, il mio biondino, che purtroppo per la sua malattia non parla (ancora), mi ha fatto capire a gesti che gli sarebbe piaciuto. Per quale ragione non farlo? Semplice, lo avrei capito dopo poco.

Attendo il turno di mio figlio, con estrema pazienza, e senza disturbare nessuno. Ci saranno stati una ventina di bambini, non di più. Non cento, una ventina.

Arriva il turno del mio piccolo, e non appena varca la transenna, resta il tempo di ben DUE SECONDI girato verso il suo idolo a grandezza naturale, invece di fissare l’obiettivo del fotografo. Mi abbasso, senza dar fastidio alcuno, scivolo sotto la corda e da davanti, chiedo a mio figlio di girarsi. Il fotografo comincia ad urlare “Muoviti! Non siamo mica tutti qui ad aspettare te” Mio figlio si gira, ma non abbastanza secondo il “professionista”. Gli chiedo “Per favore, anche se non è proprio dritto, gli faccia lo stesso la foto…” “Ma io non ho mica tempo da perdere sa? Lo porti via! Vattene! Avanti un altro, vattene!” Un bambino a lato urla “Oh, mi sa che quello è scemo” e il vostro Omino del Computer, ridendo “Eh, si! Vattene biondino, non puoi star qui a vita!” Mio figlio, che non è SCEMO, non parla ma capisce tutto, sentendosi urlare dal fotografo, da quello che digitalizzava le immagini e dalla claque che questi due individui hanno sollevato ed aizzato, si mette a piangere, deriso ancora dal fotografo che lo fa scendere dal piedistallo di fortuna che avete improvvisato davanti alla macchina, facendolo pure inciampare. A nulla valgono le imbarazzate scuse della guardia giurata,che poco prima aveva tranquillamente familiarizzato con mio figlio. L’umiliazione che è stata data dai Vostri incaricati, che avrebbero dovuto lavorare con i bambini, a un piccolo di quattro anni che ha la sfortuna di avere una sindrome che poco gli fa avere contatto visivo con il resto del mondo e non lo fa parlare, è stata una cosa lacerante. In lacrime, con il torace scosso dai singhiozzi, umiliato, deriso, leso nella propria dignità di bambino non neurotipico. Una signorina, con la Vostra tshirt, mi si è avvicinata per chiedermi cosa fosse successo. Alla mia spiegazione, dopo averle detto che il piccolo aveva una sindrome autistica, mi ha detto “Ma se non è normale non lo deve portare in mezzo alla gente“.

Son stata talmente male da non riuscire a reagire, ho dovuto uscire all’aria aperta, con il bambino piangente, per prendere fiato dopo tanta umiliazione.

Ho pianto. Dal dolore.

Questo è l’articolo 2 comma 4 della legge 67 del 1 Marzo 2006, a tutela dei soggetti portatori di handicap:

-Sono, altresì, considerati come discriminazioni le molestie ovvero quei comportamenti indesiderati, posti in essere per motivi connessi alla disabilità, che violano la dignità e la libertà di una persona con disabilità, ovvero creano un clima di intimidazione, di umiliazione e di ostilità nei suoi confronti.

Vorrei sapere come intendete agire, se con una scrollata di spalle come i Vostri dipendenti, di fronte a un trauma che avete fatto subire ad un bambino che già dalla vita è messo ogni giorno a dura prova.

Manderò questa mail in copia alla segreteria dell’onorevole Carfagna, e alla redazione di Striscia la Notizia, oltre a pubblicarla sul mio sito personale.

Tacere non ha senso, e ancora minor senso hanno le umiliazione che io e mio figlio abbiamo subito oggi.

Firma.

Il mio 11 Settembre

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Oggi Chiara compie nove mesi.

Al tagliando dalla pediatra effettuato lunedì, pesava 9.6kg ed era alta 75 cm. Praticamente una bambina di un anno e mezzo. Inutile sottolineare quanto lo svezzamento sia stato una passeggiata… Da qualche giorno, la piccola tra l’altro ha preso la malsana abitudine di fare avanti e indietro attaccata al bordo del divano. Camminando. Ho preso i paraspigoli in gommapiuma adesivi, per lo meno da mettere agli angoli del camino e della panchetta in cotto. Li incollo, passa Alex, li toglie e li butta.

Devo capire se è una recondita speranza che la sorella si spatasci su un angolo, o è solo uno dei dispettucci che mi fa per tenermi allegra.

Oggi ho accompagnato mia mamma a Milano, e mi son fatta (fare) un paio di regalini. Questa per me:

E questi per Chiara:

Taglia? 24 mesi, ovviamente… :|

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