Bedtime Stories

Finchè hai avuto tre anni e mezzo, hai sempre vissuto il contatto fisico come una costrizione negativa, un fastidio insopportabile.
Ora aspetti che la sera la piccola si accoccoli tra le mie braccia, con la schiena contro il mio torace, e il respiro che le scompiglia i capelli mentre lei si lascia addormentare sorridendo. Poi sorridi, mentre la metto nel suo lettino, aspettando il momento in cui ci ributteremo nel letto, e tu mi puoi abbracciare, infilando i tuoi piedini caldi in mezzo alle mie ginocchia. Mi guardi, sorridi beffardo sapendo che sarò tutta tua, e chiudi gli occhi, pregustando il riposo.
Sino al mattino, ti attacchi a me come una cozza allo scoglio, e se ti svegli giochi con i miei capelli per riaddormentarti da solo. Al mattino apri un occhio, a metà, l’angolo sinistro della tua bocca si atteggia a sorriso mentre ti dico che è ora di andare a scuola. Mi prendi il braccio con forza, ti fai abbracciare stretto stretto, con il viso premuto sul mio petto e mi cingi anche con le gambe per non farmi andare via. Il mio giorno si illumina.
Grazie per darmi tutto questo, Alexander, è un’abitudine che la tua mamma ha preso molto volentieri…

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