Cortile

Stamattina Alexander non aveva la minima voglia di alzarsi, dalla una di stanotte ha avuto il buon cuore di aprire gli occhioni alle dieci e venti.
Io, sveglia come al solito alle nove o poco più, ho avuto modo di far colazione lentameeente, farmi una lunga doccia ristoratrice e fumarmi in tutta calma e tranquillità la mia sigaretta del mattino, appoggiata alla finestra della mia cucina.

Il cortile del mio condominio è diviso da quello del palazzo antistante da un muro bassino, e comunque io, essendo al terzo piano, ho una visuale fantastica su questo mondo a parte.

La portinaia, non la mia, quella meriterebbe un post a parte, quella dei vicini…
Sarà alta si e no un metro e quaranta, larga altrettanto, con un improbabile onnipresente grembiulino blu da bidella, il cappellino da cuoca, quello che tiene i capelli raccolti per non farli cadere nei piatti, e, meraviglia delle meraviglie, una mascherina. Non quelle antipolvere che vedi indossate dai ciclisti in città, nemmeno quella ai carboni attivi che usano i verniciatori, più simile a quella antigas usata nella seconda guerra mondiale.

Oggi l’ho vista intenta a far pulizia nel cortile, quando, a un tratto, la vedo che scatta all’interno del portone ed esce con una spranga di metallo.

Ravana giù dalle scale che vanno alle caldaie con questo lungo ferro, e solleva con la punta dell’arma illecita, un panno non ben identificato.

Ed urla: “Doloreeeeeeeeess! Doloreeeeeeess!”
Una ragazza ispanica esce al balcone del primo piano e chiede spiegazioni.
“Sono della tua padrona queste mutande? Le ho trovate in cortile!”
La “padrona”, una signora ottantenne a dir poco, esce, ispeziona e dal balcone, in perfetto stile partenopeo, urla che le mutande non sono le sue, anzi…. “Mariaaaaaaaaaaa, Mariiiiaaaaa” adesso è la vecchia ad urlare “Son del Sig. xxxx quelle mutande? O della moglie?” ed un’altra donna di servizio esce al balcone del secondo piano.

Sembrava di stare a Portici, non a Milano, con tutte le donnicciole che urlavano a squarciagola.

Lì esce la mia parte cattiva, anzi, quella fetente.
Scappo dalla cucina e mi rifugio alla finestra del bagno di Tony, con la persiana abbassata ma non del tutto, per consentirmi di vedere e non essere vista.
Apro i vetri, ed urlo:

“SON MIE, LE MUTANDE SON MIE, ME LE HA STRAPPATE IL MIO AMANTE A MORSI, E POI LE HA BUTTATE IN CORTILE, ME LE FATE RIAVERE?”

La scena surreale di mezzo condominio di fronte affacciato ai balconi che tentava di capire chi avesse proferito la frase sopra era davvero esilarante. smily

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