Dio non esiste o è un…

Solita giornata, solita spiaggia, più o meno.

La piccola mi si era addormentata in braccio, l’emblema della tranquillità, dormiva sorridendo nel sonno mentre io guardavo in giro, gli scampoli d’umanità.

Non potevo fare a meno di vederli, trascurati, malvestiti, vecchi.

Lei stringeva un bambino con fare rassegnato, il suo taglio di capelli era evidentemente fatto da sè, con uno specchio troppo misero per dare una corretta visione d’insieme, le sopracciglia troppo sottili, la pelle troppo poco curata e magrissima, le gambine sembravano le braccia di mia figlia.

La madre, l’emblema della mestizia, seguiva un padre con la stessa pettinatura del Fuhrer e gli stessi baffi, imbiancati ma altrettanto incisivi. E tutti e tre erano bianchi, cadaverici, stonavano tantissimo con la tintarella che si vede nelle spiagge pugliesi, come non c’entravano nulla i loro musi lunghi con l’allegria dei bambini.

Stendono due asciugamani, piccoli, ben piegati. Il padre toglie le scarpe da tennis semilogore e indossa delle ciabatte. Lei si siede in un angolo di quel fazzoletto di stoffa adagiato sulla sabbia, e nell’angolo opposto mette il bambino, facendogli ombra con un lenzuolino dove potevo scorgere delle croci ricamate.

I vecchi vanno a fare il bagno, lui precede la madre. Lei rimane sola, il bambino piange e cerca il latte. Lei lo prende, lo appoggia al seno e comincia a piangere sommessamente, guardando il suo piccolo con occhi carichi d’odio. Non resisto, con la bambina che mi dorme al petto, mi alzo e vado verso di lei.

“Scusami, posso aiutarti? Hai bisogno di qualcosa?”

Lei mi guarda. I suoi occhi sono tristi, come tutto il resto che la contraddistingue.

“Hai voglia di sederti qui con me qualche minuto?”

Comincia a raccontare di quella sera nell’ottobre dello scorso anno, quando finito il suo turno di cassiera presso l’ipermercato, si recava alla sua utilitaria anelando un lungo e rilassante bagno caldo.

Non sapeva che la sua vita sarebbe stata rovinata da un clandestino dell’est europa che le avrebbe riversato tutto il suo odio e tutta la sua lussuria, lasciandola riversa sull’asfalto di un parcheggio buio, incinta.

I genitori cattolici praticanti, aderenti ad azione cattolica, contrarissimi all’aborto, con minacce e coercizione psicologica, l’hanno costretta a tenere il bambino, frutto di una notte di stupro e di violenza. Lei ogni giorno rivede in quegli occhi verdi che le scrutano il seno cercando il nutrimento vitale, gli stessi occhi che meno di un anno fa le tolsero la vita intera.

Dio, Dio dona, Dio è buono.

Dio le ha fatto un dono, dicono i genitori, per metterla alla prova. E io cred o che se così tanto ama le prove, può sempre iscriversi a Giochi Senza Frontiere senza cagare il cazzo a noi.

Dio ha fatto un dono anche a me, hanno detto, dandomi un figlio speciale per farmi vedere le cose sotto una prospettiva diversa. E io continuo a sostenere che le cose le vedevo benissimo anche prima, che se volevo vederle diversamente mi bastava camminare sulle mani, senza far soffrire un bambino.

Che, vaffanculo, ci siete mai andati ad accompagnare qualcuno in oncologia pediatrica, o peggio a portare vostro figlio in neuropsichiatria infantile?
Lì è chiaro, che se Dio esiste, è davvero un gran bastardo.

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