Forse un cartello ci migliorerà la vita…

Nella civilissima Toronto, questa mia collega ha usato un metodo abbastanza crudo, ma efficace, per preservare la serenità di suo figlio e la sua: si è appesa un cartello allo zaino, in bella vista, dove dice “Mio figlio ha 5 anni, è autistico. Vi prego di essere pazienti con noi”.

Vi rattrista? A me no, lo trovo geniale.
Questa mamma, ogni giorno, nel bellissimo mondo reale, deve fare i conti con le persone.
O meglio, le persone devono fare i conti con una spaventosissima diversità, che non sanno far altro che ricondurre a maleducazione e cattiva condotta genitoriale.
Troppe troppe volte sei in un luogo pubblico e devi scusarti perchè un ragazzino che dimostra molti più anni di quanti ne abbia, si butta a terra come un bambino di due. Perchè se lo saluti non ti risponde. Perchè se è nervoso ha crisi di rabbia. E lì DEVE partire la tiritera, altrimenti nessuno ti fa passare per uscire più in fretta perchè NE HAI OGGETTIVAMENTE bisogno. O alla cassa magari se lui ha in mano una cosa non passata dal nastro TI CHIAMA ANCHE LA GUARDIA GIURATA.

Diciamolo. Il diverso spaventa. Terrorizza.
Dovete, dobbiamo, etichettare tutto. Mode, tendenze, personalità, comportamenti. Non abbiamo più tolleranza alcuna. Che tu sia magro, grasso, biondo, cinese, autistico o con i baffi, DAI SEMPRE FASTIDIO A QUALCUNO. E questo fastidio lo sfoga su di te.

Certo, se dici “cicciona” a me, ti guardo e ti rido in faccia, che io posso dimagrire ma tu un cretino resti, però, ecco, se costringi mio figlio in una situazione per lui dolorosa che con un minimo di sensibilità chiunque può evitare, io ti passo sopra con uno schiacciasassi.
Quindi quello non è altro che un cartello di pericolo, “attenzione, caduta madri esasperate”.

Magari se lo avessi pensato nel 2008, ora io ed Alexander non saremmo nei libri delle facoltà di comunicazione per la vicenda Carrefour…

Toronto mom carries sign to alert strangers about son’s autism

Attention all subway passengers. Farida Peters wants you to know that if she had time, she’d stop and explain. She would apologize and tell you she’s doing the best she can on the crowded train. That she’s not a bad mother who doesn’t care about manners, and that when her son gets agitated and unruly, it…

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