Gente comune

Anche se aggiorno poco il blog, su una cosa non transigo: controllare i commenti ed eliminare lo spam.
Oggi mi ha incuriosito un simpatico commentatore che, al vecchio post del Carrefour di quattro e passa anni fa, ha commentato da un ip neozelandese evidentemente offuscato “ANCORA POCO, I MONGOLOIDI COME TUO FIGLIO DOVREBBERO MORIRE TUTTI, PER LASCIARE SPAZIO AI FIGLI SANI COME I MIEI”.
No, non indignatevi. Se foste dalla mia parte della barricata sapreste amaramente che questo è quello che pensano in molti.
Caro HARRY, come ti sei firmato, magari ti racconto un paio di cose di me, così puoi rafforzare la tua ideale Rupe Tarpea.
Sai, ogni singola sera, quando vado a dormire, passo davanti alla stanza di mio figlio. Vuota.
Tranquillo, non è morto, posa il flute.
E’ cominciato tutto molto presto, ma alcuni ricordi li ho più vividi di altri.
Ricordo P. una mia ex vicina. Disse, al suo nipotino che voleva giocare con mio figlio “no, non giocare con quello lì. E’ scemo, potrebbe essere contagioso e diventi scemo anche tu”.
Non ho mai saputo se cambiò casa perchè ad ogni serata in cui andavano portati fuori i sacchi delle immondizie la aspettavo nel buio vicino al cancello, in silenzio, con in mano una accetta o un bastone, senza parlare, senza muovermi, fissandola. Per mesi.
Ho memoria anche di I. una ex infermiera di casa di riposo, mandata come sostegno quando mio figlio frequentava le scuole statali. Ricordo quanto non le piacesse lavorare con quel bambino che non parlava, difficile, lunatico e molto “selettivo”. Ricordo anche della corsa al Pronto soccorso, quel pomeriggio dopo una mattina passata a scuola con lei, quando lo andai a prendere, trovandolo con le orecchie che sanguinavano e con segni di trattenimento sul braccio. “La sua parola contro la mia, tanto lui non parla.” E anche le forze dell’ordine smorzarono la cosa, allontanando semplicemente la suddetta. Mio figlio si fece giustizia da solo, qualche giorno dopo. Cosa che io tuttora avallo con orgoglio.
Due anni e mezzo fa, esausta, capii che questa società di merda mio figlio non lo voleva.
Grazie a quelle persone splendide che sono gli assistenti sociali di zona, trovai per lui un posto in una RSD, residenza sanitaria disabili, ecco il perchè non è più con me.
Non sei originale HARRY, me lo hanno già detto in tanti. No, non mi sono liberata della palla al piede. Mi sono violentata come madre.
Sai, le ASL a otto anni e mezzo non vedevano uscita alcuna dal male in cui versa mio figlio. Troppo grande, non c’è recupero. Ma io non posso pensare di recludere mio figlio in gabbia senza fare qualcosa per fargli vivere una vita dignitosa.
Così, dal settembre di due anni fa, ho cominciato a soffrire. In silenzio, col sorriso, per non creare problemi alla mia famiglia, a mia figlia che ora ha sette anni, e al mondo intero.
Sta migliorando. Ora per lo meno comunica con metodi alternativi. Forse, magari, un giorno, potrò riaverlo a casa con me.
Ma non credo dipenda solo da lui. Anzi, da lui solo in minima parte.
Purtroppo nè gli stolti, di cui tu sei una egregia rappresentanza, nè i nostri politicucci da quattro soldi, hanno mai pensato ai disabili psichici in maniera diversa da fardelli.
Fardelli da confinare in strutture dove, grazie al cielo, viene salvaguardato quel briciolo di fragilissimo equilibrio che conquistano con fatica immane giorno dopo giorno.
Le occhiate, con cui viene guardato un disabile che cammina con le sue gambe ma ha comportamenti “strani” sono inequivocabili. Non è curiosità. E’ paura, schifo, repulsione, confusione.
Vi capisco.
E’ difficile andare oltre le parole e le convenzioni quando non si ha nè voglia nè capacità di farlo. Ma evitate di far loro del male, di pensare cose cattive.
Evitatevi quella miserabile compassione, quel “poverino, ma è così bello”. Sì, mio figlio è stato anche un modello per Chicco, pensa. Magari sul carillon di tuo figlio, c’era la sua foto.
Ironico, no?
Augurati che il tuo bambino non abbia mai nulla, augurati di non dover piangere ogni singolo giorno della tua vita perchè lo vedi soffrire.
Augurati di essere un genitore felice, appagato, e di dare amore a tuo figlio potendolo tenere vicino a te.
Non sono migliore di te, sai? Per tutto il tempo in cui ti ho scritto queste due righe, ho pensato fermamente che a persone come te dovrebbero imporre la castrazione chimica.
Vedi, tutto il mondo è paese, siamo tutti gente comune.

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