Need for speed

Parlo sempre e solo dei miei figli. Lo so.
Però io non sono solo questo, sono anche le mie passioni. E quella più devastante, che ha dominato gran parte della mia vita, è alimentata a combustibile.
Quando tuo padre ha circa quarant’anni di esperienza in una casa automobilistica, ti chiama Pietro da quando sa che sta per avere un figlio, e ti fa la prima foto nel bagagliaio di un’auto della “sua” Marca, beh, il tuo destino è piuttosto chiaro.
Fintanto che ero piccina, il mio motto era più o meno “Non farò mai e poi mai il tuo lavoro papà”. Ed era vero, perchè quello non è mai stato un lavoro ma una droga.
Oggi ho fatto un colloquio conoscitivo per una posizione nel mercato automotive, e ho rivissuto in mezz’ora la mia intera esistenza.
Ho ricordato a 12 anni quando passavo i pomeriggi dopo la scuola negli uffici della carrozzeria, ad ascoltare rapita i periti che discutevano sui sistemi di frenata e la loro incidenza sugli incidenti stradali.
A 17 anni, quando facevo le traduzioni giurate in Tribunale per l’infortunistica stradale.
A 18, quando ho venduto la mia prima auto, emozionata e tremante, che mi ero imparata a memoria ogni singolo dato tecnico su rese e consumi, gli accessori disponibili per l’allestimento, i prezzi, i codici!
I vent’anni, quelli in cui decisi che era ora di fare qualcosa, e complice il terribile genitore cominciai la mia carriera, un percorso fatto di sacrifici, dedizione, studio e aggiornamenti continui. I corsi, i ragazzi della sede di Roma, che tuttora ricordo con un immenso piacere, le prove su strada, i circuiti di guida.
Imola, nel 2001, dove ho capito che la strada per me era solo l’inizio, e l’aver corso con questo signore qui e il suo amico mi ha fatto diventare drogata di AMG, di auto da 800 e più cavalli. Ricordo ogni curva del circuito, curve che ad ogni giro mi diventavano più familiari e che aggredivo come una pantera divora la preda debole.
In sostanza ho ricordato e ho sofferto, una passione che ho dovuto far tacere per una serie di eventi della mia vita, ma che non si è mai riuscita a sopire del tutto, nè credo lo farà mai. Potrò vendere abiti, fare la segretaria e il customer care, costruire siti e moderare forum nel web, ma la vera Gatta è e resterà sempre questa. Che lo si voglia o no.

Written by:

Mamma, webmaster, grafica, drogata di motori e felide bastarda.

8 Comments

  1. Gioxx
    3 Novembre 2010
    Reply

    Uberlike alla gatta in cerca di velocità e emozioni in pista, un lato di te che non puoi e non devi ignorare!

    • Black Cat
      3 Novembre 2010
      Reply

      E chi lo fa, Gio? ;) L’ho solo messo lì tranquillo sino al giorno opportuno. Sarebbe come tentare di non respirare in eterno :)

  2. Alchemilla
    3 Novembre 2010
    Reply

    Ma chi l’avrebbe mai detto…una gatta che sfreccia!!!

  3. Piccola
    4 Novembre 2010
    Reply

    e se sei incerto…tieni aperto!!!

  4. barbara
    15 Novembre 2010
    Reply

    La velocità è una malattia da cui non si guarisce: quando avevo dieci anni mio padre smadonnava perché prendevo le curve a settanta all’ora, quando ne avevo undici smadonnava perché le prendevo a ottanta all’ora… Adesso ne ho sessanta e lui non è più qua a smadonnare, ma quando l’autostrada è in condizioni appropriate i miei duecento me li faccio (e in mezzo secolo di guida l’unico incidente l’ho fatto in centro a trenta all’ora).

    • Black Cat
      16 Novembre 2010
      Reply

      Barbara, sei il mio mito personale :)

      • barbara
        18 Novembre 2010
        Reply

        Non per niente siamo omonime…

  5. krieggio
    17 Novembre 2010
    Reply

    Bellissimo questo tuo lato spericolato!! Hai vissuto sicuramente delle esperienze uniche e meritevoli di essere ricordate!
    Kriegio

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