Perche’ non vivere?

Perche’ la fuori piovono bombe e cadono corpi?
No, non io. Io voglio vivere, prendo atto e vado avanti.
Pensateci, se ogni singolo individuo si facesse prendere la mano da cio’ che sta succedendo, nessun vigile dirigerebbe il traffico, nessun panettiere ci sfornerebbe il pane, nessun commerciante ci venderebbe alcunche’, nessuna maestra insegnerebbe ai nostri figli, nessun autista farebbe funzionare i tramvai sulle strade della citta’… tutti a manifestare in corteo, decisi e affranti per la guerra.
Saro’ egoista, ma la mattina mi alzo, vado a lavorare, coordino le mie forze uomo e vedo di farle rendere al meglio, per la soddisfazione del cliente e per il guadagno mio, la guerra non mi ha cambiata.
Mi sento lontana, certo, se fosse a Milano sarebbe diverso, non sarei certo qui a scrivere cazzate, ma non leggerei nemmeno gli sproloqui dei difensori delle realta’ che tutto sanno e tutto criticano essendo in possesso della pietra filosofale adatta per risolvere ogni enigma.
Non sono nata in Iraq, non sono nata in Afghanistan, sono nata in Italia e, si, di questa guerra me ne strafotto.
Mi assento, vivo un attimo in attesa che migliorino i tempi.
Guastarsi una vita che ho avuto modo di apprezzare quanto sia breve e bastarda, ancor prima che eventualmente degeneri nella tragedia, mi sembra opera di un masochismo tale da essere ritenuto ingiustificato.
Quando sara’ il momento mi spalmero’ in moto sotto un autotreno, o prendero’ un aereo carico di esplosivo made in Terrorismoland mentre mi reco a un corso di aggiornamento per lavoro in Capitale, ma non adesso, li’ sara’ il totale decadimento e la fine della vita, ora, la mia, va avanti.
Mi spiace per chi sta vivendo una tragedia.
Ma io non ne faccio parte. Sto bene. Attendo il prossimo scherzo del destino, attendo il prossimo cancro, la prossima malattia, la prossima tragedia, ma quella che tocchera’ ME.
Quando si viene privati di qualcosa di grande, si impara a diventare egoisti.
E io voglio bene solo a cio’ che ora fa felice il mio io, troppo a lungo rinchiuso affranto nel buio.

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