Piccolo grande uomo

Ciao bambino mio. Ti ho appena riaccompagnato a Como.

E’ meraviglioso stare con te un paio di giorni, è bellissimo quando mi abbracci e ora sei tu a mettere le tue braccia attorno alle mie spalle, ormai sei alto come mamma.

O come quando entri in cucina, mi indichi di assaggiare quanto sto cucinando e poi mi baci per farmi capire quanto ti piaccia.

Questo mi rende una madre orgogliosa, che seppur si sia privata della tua presenza costante, sa di aver fatto la cosa giusta per tutti.

Ieri sera vi guardavo, tu e tua sorella abbracciati sul divano a guardare i cartoni animati, e ho pensato che sei fortunato come me ad avere lei. Lei è buona, e ti vuole tantissimo bene. Quando io non ci sarò più, so che sarai in buone mani. Ti curerà, ti troverà un posto dove sarai sicuro.

Sì, bambino mio, perché per te ormai, stare vicino a noi non è sicuro nemmeno per due giorni, e forse dovremmo tutti farcene una ragione. La tua malattia è spietata, ti ha tolto troppo amore mio. Non ho dubbio alcuno su quanto tu mi voglia bene, ma ormai ho la certezza di quanto la frustrazione ti faccia perdere il lume della ragione. Basta un no, un divieto, per evitare tu faccia qualcosa di pericoloso, e subito ti trasformi in un’altra persona. Ho dovuto farmi medicare, sanguinante. Polsi slogati. Lividi. Escoriazioni. E poi passava tutto. Poi sorridevi.

Questo è il lato brutto dell’autismo, il lato sul filo del rasoio della schizofrenia. Quel momento in cui non esiste un no, tu devi fare quello che vuoi e niente e nessuno ti ferma. Tu puoi picchiare, graffiare, tirare pugni, buttar giù dalle scale o come hai fatto oggi, tentare di accoltellare qualcuno. Ma amore, io non posso permettere che tu ti faccia del male o che faccia del male a tua sorella. Io ho sopportato tanto, e sopporterò ancora, ma voi due dovete stare bene.

Poco conta la poveretta che a colloquio, invece di essere solidale e perseguire il tuo bene, mi ha detto che per lei tu devi tornare a casa qualsiasi cosa dicano i medici, tanto decide lei che è il suo lavoro, quella poco conta Alex. Nessuna assistente sociale decente sapendo quello che può capitare ti esporrebbe a questi pericoli.

Io te lo giuro, non mi interessano le botte e il male, io voglio garantirti un futuro. Anche se senza di me, se non per sporadiche ore, ma lo devi avere. In ambienti sicuri, protetti, dove non ti senti sovraccaricato dalle percezioni, dove sei monitorato e curato. Avrai un proseguo figlio mio, anche quando sarai più grande, e diversamente da oggi, a casa non potrò proprio portarti più. Avrai un’altra casa, altre persone vicine. Ma avrai sempre tua mamma e tua sorella.

Giovedì saranno 13 anni. Cresceremo ancora insieme piccino mio e il mio regalo per te sarà un “dopo di noi”, come lo chiamano oggi, che garantirà alle due donne della tua vita di dormire sonni tranquilli. Io e Chiara ti vogliamo bene. Tu pensa solo a divertirti, a giocare. Noi avremo cura di te.

 

Mamma

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