Sogni

E’ stata la prima volta stanotte che ho fatto un sogno “quasi reale” ambientato in una casa che non fosse quella della mia infanzia, bensì l’attuale.
Il tutto senza essermi abbuffata di pesce in carpione, peperonata, cozze fritte e pastiera napoletana: una semplice cenetta a base di leggere verdure cotte.
Il sogno era esattamente questo…

Tutto cominciava esattamente come il mio attimo prima di andare a nanna, avevo indosso la stessa camicia da notte che avevo davvero e andavo a chiudere la finestra del terrazzo in sala, che lascio sempre aperta se fumo così non ristagna l’odore per casa. Mi accorgevo che diluviava di brutto.
Tentavo di spegnere la televisione, ma quella bastarda non rispondeva minimamente, nemmeno tirando via il cavo della corrente. Questa cosa mi angosciava, stava per succedere qualcosa.
Tiravo via le chiavi dalla porta di ingresso, come ho fatto nella realtà, per far si che al mattino la ragazza che viene a stirare potesse entrare senza svegliarmi, e andavo a chiudere anche la finestra dello studio per evitare che quel diluvio bestiale mi allagasse la casa. Panico! Dal soffitto dello studio entrava un fiotto d’acqua, che fare?
Chiamo con il cellulare mia mamma intanto che passeggio nervosamente tra la stanza da letto e il bagno, la quale prima si lamenta per il fatto che la chiami a orari impensati come le quattro di notte e poi mi fanculizza, come suo solito nella realtà, perchè non crede a ciò che dico.
– “Mamma, aspetta… un rumore… qualcuno è entrato in casa…”
– “Ma va a cagare tu e i tuoi scherzi idioti…”

Si spalanca la porta e mi vedo il figlio del portinaio (non quello reale, quello dell’ufficio dove lavoravo prima) che mi dice di esser venuto in casa con le chiavi di riserva a controllare le perdite dei muri per il grosso temporale. E’ riuscito ad entrare perchè le chiavi non erano inserite nella porta (e anche questo era verissimo!!!)
– “Vedi che come tuo solito mi allarmi per delle cazzate?”
Ma in quel momento mi appare davanti un tipo che non ho mai visto, un bell’uomo, ma con un’aria cattiva e lasciva da far paura. Tiro un urlo che in confronto la Callas al piano di sopra mormora sommessa.
Mia madre dall’altro capo del filo sta già russando e nemmeno mi sente. Appoggio il cellulare sul ripiano del bagno.
Il terrore mi assale. Giuro, una paura così non l’avevo mai provata. Speravo ardentemente che non mi facesse del male, era una persona che sprizzava malvagità da tutti i pori.
Mentre indietreggia, io esco dal bagno e distrattamente apro la porta dell’armadio (uno dei parchi giochi preferiti da Witch). La gatta si infila dentro immediatamente e io la chiudo: almeno a lei non capiterà nulla di male.
Il figlio del portinaio guarda rincoglionito l’acqua che scende, e il tipo strano sorride con un ghigno satanico e mi dice:
– “Ti metto a tuo agio, su, che ne pensi di montare i pneumatici termici su una BMW berlina serie 5?”
Bon, sono a posto, è un pazzo, forse se gli parlo per un po’ riesco a tenerlo buono e non mi fa del male. Ca##o, son qui in camicia da notte, indifesa, Tony è a Genova, mia mamma non mi crede… e gli snocciolo i pro e contro tecnici della domanda che mi ha fatto.
Il malintenzionato mi ascolta, distratto, si gira e si mette a curiosare il mio portatile con tutti gli annessi e connessi elettronici in sala.
Prendo il ragazzino e gli chiedo come diavolo gli sia venuto in mente di far entrare il tipo in casa mia.
– “Ah, non sono cavoli miei, mi ha detto che lui sta da te quando non c’è tuo marito, se avete litigato son problemi tuoi, mica miei.”
L’ho sempre odiato sto ragazzino, che mi arriva all’altezza ascella come suo padre e tutta la sua famiglia, ora ancora di più sento un impeto omicida nei suoi confronti. L’uomo misterioso torna verso di me, e io gli chiedo, visto che quando è entrato ero in bagno, se posso andare a fare pipì, che non ce la faccio più.
– “Vai vai, io intanto mi guardo in giro e vedo cosa fare”
Sono un genio, avevo lasciato il cellulare in bagno. Chiamo Tony.
– “Amore, che succede, come mai mi chiami a quest’ora?”
– “Zitto, non richiamare, chiama la polizia, mandala qui, tu vestiti e vieni qua, subito, devo chiudere…”

Mi sentivo sollevata, qualcuno lo avevo avvisato, e non avevo dubbi che mi credesse. Tony, fortunatamente, non è come mia madre.
Esco dal bagno. Il tipo non c’è.
– “E’ sceso in box” mi dice il portinaio che nel frattempo ha raggiunto il figlio.
Che? I due custodi son lì nell’armadio di Tony che si stanno spartendo i suoi vestiti…
– “Che ca##o credete di fare con la roba di mio marito?”
– “Tu non ci hai regalato niente di tuo padre quando è morto, e ora ti rubiamo tutto quello che possiamo di tuo marito”

COSAAAAAA? Al terrore fottuto che avevo prima, si sostituisce la rabbia, il livore. Ringhio, sento i capelli che si alzano e gli occhi mi si inniettano di sangue.
– “Voi la roba di mio marito non la toccate!”
Prendo le teste dei due bonsai di uomo e le sbatto con una violenza inaudita contro i due angoli del comodino di Tony. Sento le ossa craniche che si rompono. I due cadono a terra in due pozze di sangue. Mi monta una rabbia ancora più grande. Ma mi sento molto più forte, invincibile.
Con la camicia da notte insanguinata, vado in sala a cercare il tipo che era entrato in casa. Lo vedo mentre rientra e lo guardo come solo un gatto infuriato sa fare.
– “Ehi bella, che macchinina che hai! Un motore che gira come un gioiello! E’ musica addirittura… Ora mi carico quello che mi serve, il pc, i decoder, le televisioni, e ti saluto.” Si gira con in mano le MIE chiavi e fa per andarsene.
– “Non credo proprio. La MIA macchina non la tocca nessuno, ciccio…”
A quel punto prendo il taglierino che ieri sera avevo davvero lasciato vicino all’ingresso dopo aver aperto un pacco, glielo pianto nella calotta cranica e lo lobotomizzo.
Lo lascio lì, inebetito e sanguinante, con un filo di bava che gli scende dalla bocca, l’occhio sghimbescio e capacità di coordinamento motorie pari a zero.
A quel punto sono salva.
Apro l’armadio a Witch.
Penso a Tony, che fra poco arriverà, magari poco dopo la polizia.
Sono esausta, ma ce l’ho fatta.
Li ho distrutti tutti, quelli che volevano farmi del male.
Svengo.

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Sogni…

E’ stata una notte ricolma di sogni.
Forse perchè mi sono addormentata con Witch che mi faceva le fusa a tre cm dalle orecchie, il che, come ogni possessore di gatti sa, preannuncia un subitaneo ed improvviso sprofondamento fra le braccia di Morfeo.
Ma quello di stanotte era strano, popolato di persone che conosco, di cui ometterò i nomi per rispetto alla privacy.
Ero via per lavoro, con Tony (già strana come cosa) in un albergo di quelli mega, tipici casermoni a trentacinque piani che si vedono spesso negli States.
Era incasinatissimo, ci voleva la cartina per girarlo. Spesso, come è consuetudine anche nella realtà, mi perdevo, sola, nei corridoi.
Vedevo parecchie persone che conosco: l’amica veronese, la sua semiconterranea rosicona, ma loro non mi sapevano mai dare indicazioni su come orientarmi.
A un certo punto incontravo un amico lombardo, anche lui nell’hotel per partecipare ad un corso di aggiornamento, persona di cui ho una certa stima nella realtà e di cui mi fidavo nel sogno.
Mi accompagnava in lungo e in largo per quel labirinto, ma io ero stanca.
Gli chiedevo perciò un attimo di respiro, per fermarmi e prender fiato. Lui mi faceva svoltare a destra e subito appariva un bancone di un bar tipicamente alberghiero ricolmo di ottime e profumate brioche, muffins e succhi di frutta assortiti. Una vera delizia.
Mi sentivo in colpa però, perchè non sapevo quanto ero lontana dall’uscita, dove avrei potuto recuperare Tony e andare a casa, quel posto mi metteva angoscia.
Lì mi si è confuso tutto il sogno. Un caos totale. Un terremoto, le pareti che si sgretolavano, l’amico che tentava di trascinarmi fuori a forza dall’edificio, Tony che urlava il mio nome ad alta voce perchè non mi vedeva, le mie amiche che sprofondavano in un crepaccio alla cui fine lanciavano gridolini di gioia…
Poi alla fine l’amico che si trasforma in supereroe, mi porta in salvo volando e io disperata che vedo tutto distruggersi dall’alto. Pianti isterici… MEEEOWWWWW mi sveglio quasi schiacciando la povera Witch con il mio peso.
Giuro, ieri sera non ho mangiato la peperonata…

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